Festival di Cannes 2021: presentazione

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Il grande ritorno

Torna dopo un anno di forzata assenza causa pandemia, cui ovviò con il contestatissimo sistema dei bollini, la manifestazione cinematografica più importante del mondo, ovvero il Festival di Cannes, che arriva così alla 74a edizione, sotto la guida dell’inossidabile Thierry Frémaux. Un ritorno al festival in presenza garantito da tamponi e green pass.

A concorrere per la Palma d’Oro quest’anno 24 opere. Si comincia con l’atteso musical di Leos Carax in lingua inglese, Annette, che aprirà il festival. Tra i titoli più attesi di questo Concorso Benedetta di Paul Verhoeven, nuovo approdo dell’autore olandese ai temi del desiderio e della sessualità, nel racconto di una suora del XVII che si scoprì lesbica; Flag Day di Sean Penn, tratto dall’autobiografia della figlia di un criminale; France di Bruno Dumont, che si ispira invece alle vicissitudini di una giornalista. Ancora sul mondo della carta stampata è The French Dispatch di Wes Anderson, ambientato nella redazione di un quotidiano. C’è poi Tout s’est bien passé di François Ozon, tratto da un’opera di Emmanuèle Bernheim, già sceneggiatrice per il regista di Swimming Pool e 5×2; e Tre piani di Nanni Moretti, sorta di “Finestra sul cortile” che mette in scena tutto il marcio profondo della borghesia tra i condomini di una palazzina. Reduce dal Leone d’Argento berlinese (con Wheel of Fortune and Fantasy, ora in corso di distribuzione anche in Italia), è il giapponese Ry?suke Hamaguchi che presenta Drive My Car, tratto da un testo di Haruki Murakami. Dall’oriente anche il thailandese Apichatpong Weerasethakul, che, in Memoria, racconta gli orrori della Colombia dei narcotrafficanti, tra gli anni Settanta e Ottanta. E poi sorprese possono venire da Bergman Island di Mia Hansen-Love, che esplora l’isola di Farö, territorio prediletto del grande Ingmar Bergman; dall’israeliano Ha’berech di Nadav Lapid, che si aggiudicò l’Orso d’oro berlinese con Synonyms; dal film francese di Asghar Farhadi, Un héros; e poi da Paris 13th District di Jacques Audiard, Red Rocket di Sean Baker, The Restless di Joachim Lafosse. Fuori Concorso va segnalato il documentario di Todd Haynes The Velvet Underground, sul mitico gruppo rock, e, per Un Certain Regard, Delo di Aleksey German Jr.

Nutritissimo anche l’elenco delle opere presentate come Cannes Première. Qui troviamo il secondo film dell’anno del prolifico Hong Sangsoo, dal titolo In Front of Your Face. Oliver Stone torna sull’omicidio di Kennedy stavolta con un documentario dal titolo JFK Revisited: Through the Looking Glass; mentre Jane par Charlotte è dedicato a Jane Birkin, per opera della figlia Charlotte Gainsbourg. E ancora tra le première potenzialmente interessanti ci sono Deception di Arnaud Desplechin, Evolution di Kornél Mundruczo e Hold Me Tight di Mathieu Amalric. Aggiunto all’ultimo tra le première un nome chiave dell’animazione giapponese quale Mamoru Hosoda con il suo Belle.

Il cinema di ricerca, con tanti bei nomi del panorama festivaliero internazionale, è invece ancora una volta rappresentato nella Quinzaine des Réalisateurs, con la direzione di Paolo Moretti, che si aprirà con il nuovo film dell’acclamato scrittore e regista d’oltralpe Emmanuel Carrère, dal titolo Between Two Worlds. Nella storica sezione parallela di Cannes, troviamo per esempio A Chiara, terza opera di Jonas Carpignano, Retour à Reims del videoartista Jean-Gabriel Périot, Train Again dell’austriaco Peter Tscherkassky, e una serie di interessanti co-regie di autori molto noti ai frequentatori di festival. Lo spagnolo galiziano Lois Patiño e l’argentino Matías Piñeiro portano Sycorax; i portoghesi Miguel Gomes e Maureen Fazendeiro concorrono con Diarios de Otsoga; mentre Pietro Marcello, Francesco Munzi e Alice Rohrwacher, tra i nomi emergenti del cinema italiano, presentano il documentario Futura.

E non finita qui. Gli spettatori che seguiranno la manifestazione sulla Croisette, potranno scegliere anche tra le opere presentate alla Semaine de la Critique o all’Acid. E gli amanti del cinema del passato potranno vedere o rivedere opere restaurate nell’ambito di Cannes Classics. Quest’anno i tributi vanno alla grande attrice classica, e regista, giapponese Kinuyo Tanaka (che avrebbe dovuto essere protagonista della retrospettiva di Locarno 2020 poi cancellata), con il suo film The Moon Has Risen; al produttore, attore e regista Bill Duke, con The Killing Floor; alla regista, attrice, sceneggiatrice e produttrice spagnola Ana Mariscal, con El camino; al primo regista afroamericano, Oscar Micheaux, con la proiezione di Murder in Harlem. E poi ancora tanti restauri come quello di Orfeo negro di Marcel Camus, caposaldo del cinema brasiliano, Palma d’oro nel 1959, o di Francesco, giullare di Dio, in occasione del 70° anniversario dei Cahiers du cinéma, celebrando la storica rivista con uno dei suoi film culto.

Giampiero Raganelli

Riepilogo recensioni per sezione dal Festival di Cannes 2021

Concorso

Annette di Leos Carax

Tout s’est bien passé di François Ozon

Benedetta di Paul Verhoeven

Flag Day di Sean Penn

Drive My Car di Ryūsuke Hamaguchi

Tre piani di Nanni Moretti

A Hero di Asghar Farhadi

France di Bruno Dumont

Titane di Julia Ducournau

Fuori Concorso

Stillwater di Tom McCarthy

Agente speciale 117 al servizio della Repubblica – Allerta rossa in Africa nera di Nicolas Bedos

Cannes Première

Marx può aspettare di Marco Bellocchio

Belle di Mamoru Hosoda

Mothering Sunday di Eva Husson

Semaine de la Critique

Une histoire d’amour et de désir di Leyla Bouzid

Feathers di Omar El Zohairy

Bruno Reidal – Confessions of a Murderer di Vincent Le Port

Robuste di Constance Meyer

Olga di Elie Grappe

Un Certain Regard

Streetwise di Jiazuo Na

Quinzaine des Réalisateurs

A Chiara di Jonas Carpignano

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