A Chiara

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8.0 Awesome
  • voto 8

Il coraggio della verità

Come si evince sin dal titolo, A Chiara è un film idealmente dedicato ad una persona.
Chiara è un’adolescente di quindici anni. Chiara vive a Gioia Tauro in Calabria. Chiara è una ragazza determinata, che non ha paura di conoscere ogni aspetto della realtà che la circonda. Chiara corre sul tapis roulant nella prima sequenza, restando ferma. Chiara corre sulla pista d’atletica, nell’ultima inquadratura, finalmente libera. Chiara è solo Chiara, ma potrebbe essere mille altre storie. Di quelle, sia pur con sfumature differenti, che non vengono immortalate dal cinema.
Jonas Carpignano, dopo il riuscito A Ciambra (2017), realizza un altro racconto di formazione ambientato nella sua terra d’elezione, lui newyorchese di nascita sia pur di origine italiana. Un modus operandi di puro stampo rosselliniano che non reinventa nulla di nuovo, cinematograficamente parlando, ma riesce a fare tesoro dell’immortale lezione dei maestri. Roberto Rossellini, appunto. E anche quella strategia del pedinamento tanto cara a Cesare Zavattini, sommo teorico della commistione ineludibile tra Settima Arte e mondo circostante.
Chiara Guerrasio, la giovanissima protagonista di A Chiara, vede la realtà svelarsi di fronte al suo sguardo, perfettamente coincidente con quello dello spettatore. La famiglia a cui appartiene, numerosa e composta prevalentemente da donne, subisce un violento cambiamento quando, subito dopo la festa dei diciotto anni della sorella maggiore di Chiara, l’amato capofamiglia Claudio fa perdere le proprie tracce. Una “scomparsa” troppo repentina per essere accettata in modo supino da Chiara. La quale vuole comprendere fino in fondo, ponendosi domande mai fatte prima di allora. Quale è dunque l’origine della vita relativamente agiata che conduce in un territorio non certamente prospero? E soprattutto in che modo il padre riesce a far mantenere quel tenore di vita alla famiglia? Troppe domande per nessuna risposta, poiché il clima di omertà è tangibile sin dentro l’alveo famigliare che all’esterno.
L’esemplare regia di Carpignano “soffoca” Chiara e gli altri personaggi stringendo la cinepresa sui rispettivi volti, quasi a far da contraltare al vuoto, fisico ed emotivo, che li circonda. La legge offre a Chiara la possibilità di evadere da quella prigione morale, ma lei rifiuta. Perché prima vuole sapere con esattezza i reali contorni della vita che ha sin lì vissuto e sta vivendo. Una richiesta di consapevolezza che assume un valore etico incommensurabile, rendendo la vicenda umana di Chiara oggetto cinematografico prezioso da divulgare quanto più possibile. Fossimo in un paese ricco di coscienza civile A Chiara sarebbe reso immediatamente materia scolastica, per favorire la creazione di una capacità di giudizio etico tra gli adolescenti che lo vedranno. Perché quella diretta da Carpignano è un’opera fondamentale sulla possibilità di scelta dopo la ricerca di verità, da tramandare a memoria in tempi di fake news e chiacchiericcio incessante sul nulla, a mascherare la natura dei veri problemi che affliggono il presente.
Un film – presentato a Cannes 2021 nonché filiazione diretta di un cortometraggio omonimo – scritto e diretto sul volto della giovanissima, eccezionale, Swamy Rotolo (Chiara), circondata in buona parte dalla sua autentica famiglia a rafforzare quella percezione del reale appena offuscata da una colonna sonora un po’ troppo “cinematografica”, della quale si sarebbe anche potuto fare a meno. Piccoli nei che non tolgono nulla al valore intrinseco di A Chiara, come A Ciambra – con il quale film sussistono diversi punti di contatto, che Carpignano esplicita nell’apparizione del protagonista del suo precedente lavoro – un’opera in grado di descrivere un contesto apparentemente immoto e depresso ma al contempo regalare la speranza di un futuro diverso, certamente migliore. Sempre con la massima consapevolezza che ogni tipo di scelta richiede un prezzo molto alto da pagare.

Daniele De Angelis

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