Gli amori di Anaïs

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Inafferrabile

Capita sempre più spesso che attrici più o meno blasonate decidano di passare dietro la macchina da presa per vedere l’effetto che fa. Tra quelle che recentemente hanno voluto avventurarsi nel terreno minato della regia figura anche Charline Bourgeois-Tacquet, che i più attenti ricorderanno nei cast di L’avenir di Mia Hansen-Løve e di Tra due mondi di Emmanuel Carrère, rispettivamente nei panni della responsabile della casa editrice e di Charline. A dire il vero, l’attrice francese si era già avventura precedentemente dietro la cinepresa firmando la regia di due cortometraggi battezzati Joujou e Pauline asservie, con i quali ha potuto testare le proprie capacità prima del grande passo che arriverà tre anni dopo con l’esordio sulla lunga distanza dal titolo Gli amori di Anaïs.
Ad accompagnarla in questa nuova avventura che, dopo essere stata presentata con successo alla Semaine de la Critique del 74° Festival di Cannes approda nelle sale italiane con Officine UBU a partire dal 28 aprile, ci sono delle colleghe molto affidabili, a cominciare da Valeria Bruni Tedeschi che ha più volte avuto esperienze registiche, ultima delle quali (Les Amandiers) in procinto di calcare la Croisette in occasione della 75esima edizione della kermesse francese. Ma a illuminare il percorso dell’esordiente Charline Bourgeois-Tacquet ci ha pensato il grandissimo talento di Anaïs Demoustier, uno dei tanti frutti del vivaio transalpino che con le sue performance in La ragazza con il braccialetto e Marguerite e Julien aveva scaldato il cuore di numerose platee. In Gli amori di Anaïs tocca corde diverse, mostrando la sua indubbia versatilità nei panni di una trentenne di nome Anaïs, senza un lavoro e che vive alla giornata in un appartamento che non può permettersi. Corre sempre e sembra essere inafferrabile, così come lo sono suoi pensieri. La sua vita è così frenetica che nemmeno il suo fidanzato, di cui lei ogni tanto si scorda, sembra riuscire a fermarla. Un giorno però, Anaïs incontra Daniel, un editore che s’innamora immediatamente di lei. Ma Daniel vive con Emilie, un’affascinante scrittrice che, apparentemente in modo inspiegabile, cattura l’attenzione di Anaïs. Le loro strade s’incrociano per un caso fortuito e questo incontro scatena in Anaïs un sentimento che mai aveva provato prima. La ragazza decide così di fare il possibile per incontrare nuovamente Emilie, seguendola ovunque pur di trascorrere del tempo insieme e con lei… fermarsi. Inizia così la storia di una giovane donna irrequieta e di un incontro indimenticabile che le cambierà la vita.
Insieme alla più esperta Bruni Tedeschi, la Demoustier presta corpo e voce a una commedia che mescola leggerezza e profondità attraverso il confronto tra due donne le cui strade si intrecciano per caso, segnando in maniere indelebile l’esistenza di entrambe. Se il loro percorso sarà di avvicinamento o allontanamento, questo solo la visione del film potrà dirlo. In attesa di scoprirlo, lo spettatore di turno si troverà al cospetto di un ritratto raffigurante delle donne in preda ai loro dubbi come la Gena Rowlands di Opening Night o della Julie di La persona peggiore del mondo, ma anche dell’esplorazione degli orizzonti della passione. In tal senso, certe dinamiche che le riguardano sfiorano il melò, riportando alla mente Carol di Todd Haynes, con le due protagoniste alle prese con la scoperta di emozioni e sentimenti nuovi e sconvolgenti, che rimettono in discussione tutto. Quello del melodramma, però, è solo uno dei tanti cambi di pelle al quale l’autrice sottopone il racconto, passando da una forma all’altra per assecondare il perpetuo movimento della protagonista e la sua tempesta emotiva interiore. Mutamenti genetici, questi, che attraversano la scrittura vivace e sincera, pieno di energia e di libertà, talvolta sensuale, che caratterizza tanto la sceneggiatura quanto la sua messa in quadro. Quest’ultima accompagnata per mano dalla fotografia elegante di Noé Bach e dalle note avvolgenti di Nicola Piovani.

Francesco Del Grosso

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