Olga

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6.0 Awesome
  • voto 6

Ginnastica e/o politica

Ci sono tre frasi che definiscono bene i contenuti di Olga (2021) di Elie Grappe. La prima è pronunciata dall’allenatore della Russia, ed ex coach dell’Ucraina, a Olga, ovvero che politica e sport devono restare separati. Affermazione giusta, ma che nella realtà sovente sono state unite, come ad esempio alle Olimpiadi del 1968, quando gli atleti americani Tommie Smith (Oro) e John Carlos (Bronzo) sul podio chinano la testa e alzano il pugno chiuso, in omaggio alle Pantere nere; oppure il boicottaggio, da parte della delegazione dell’URSS, alle Olimpiadi del 1984. In Olga è Sasha, atleta dell’Ucraina e amica del cuore di Olga, a prediligere l’atto politico allo sport, rinunciando clamorosamente alla sua performance ginnica. La seconda frase è una domanda interiore, e la confida, fuori campo, la stessa protagonista: ossia come farà a gestire tutta questa confusione, scaturita dalle lotte popolari per la libertà (e da cui non può ormai più esimersi) in Ucraina, e sia dalla sua definitiva entrata nell’età adulta, in cui, appunto, bisogna prendere una decisione stabile. La terza è a inizio film, quando la madre, di professione giornalista, spiega a Olga che le continue edificazioni edilizie, su cui è sempre impegnata a scrivere articoli e per tanto a poco tempo da dedicare a lei, sono corroborate da una corruzione dilagante, con il beneplacito del Presidente Viktor Janukovyč, che poi fu incriminato per alto tradimento.

Olga, esordio nel lungometraggio di Elie Grappe, fu presentato e premiato alla Semaine de la Critique a Cannes, e adesso è stato scelto per la sezione Alice nella Città, della Festa del Cinema di Roma 2021. Storia esternamente catalogabile come pellicola di sport, che mostra tutti gli sforzi fisici ed emotivi della protagonista, giovane campionessa di ginnastica, ha però al proprio interno altri due temi importanti. Il primo è il classico “romanzo di formazione”, che ci mostra l’adolescente Olga nel delicato passaggio all’età adulta, necessario per la sua maturazione. La protagonista dedica la sua vita – giustamente – solo alla ginnastica, per eccellere (desidera a tutti i costi partecipare agli Europei, e poi alle Olimpiadi), non conoscendo il mondo esterno e le sue implicazioni/complicazioni. Il suo egoismo adolescenziale, che pare maggiormente quello di un bambino, si palesa negli scontri verbali con la mamma, che gli presta poca attenzione prediligendo le sue inchieste giornalistiche (utili a tutta la comunità ucraina). È il secondo aspetto contenutistico, però, quello più importante e a cui si connettono i due precedenti. La vicenda di Olga ha per sfondo la rivoluzione ucraina denominata Euromaidan, iniziata alla fine del 2013. Questi fatti, rievocati attraverso le immagini d’archivio che mostrano le lotte per strada dei cittadini e i violenti pestaggi da parte della polizia, servono a dare maggiore verità alla storia, e a volte il confine tra finzione e realtà è labile. Una realtà che si palesa anche con il cast, poiché le “finte” ginnaste sono delle vere ginnaste. Nel finale del film, comunque, c’è un messaggio di speranza, e se la fotografia per tutta la pellicola aveva utilizzato colori tendenti allo scuro, le ultime scene, ambientate nell’Ucraina odierna, sono piene di luce, e con una bambina sorridente pronta a divenire una futura ginnasta. Utilizzando la frase di Olga sul riuscire a gestire il tutto, Elie Grappe, che ha scritto la sceneggiatura assieme a Raphaëlle Desplechin, non riesce a maneggiare completamente le dense materie che compongono il film, esagerando a volte con delle scene troppo costruite (ad esempio l’incubo di Olga), ma è comunque lodevole il suo volere raccontare, attraverso una vicenda fittizia e da un’ottica adolescenziale, una storia intrisa di violenze e dolori.

Roberto Baldassarre

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