Berlinale 2018: presentazione

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Finalmente a Berlino. Finalmente di nuovo a casa.

Ci siamo. Finalmente, dopo un anno di belle sorprese, ma anche di prodotti scontati o, peggio ancora, decisamente deludenti, ecco che il Cinema ha da offrirci ancora tante, tantissime nuove visioni che altro non aspettano che essere vissute fino in fondo. Quale occasione migliore, dunque, per un ricco e variegato festival cinematografico come quello di Berlino per poter visionare opere recenti e del passato, documentari, film a soggetto o anche pregiati prodotti di animazione, molti dei quali, probabilmente, non verranno mai distribuiti in Italia? Da sempre uno dei più interessanti festival cinematografici del mondo, ricordato come un’occasione in cui anche il messaggio politico e sociale contenuto in ogni singola opera ha un certo peso per quanto riguarda i criteri di selezione, la Berlinale è giunta quest’anno alla sua 68° edizione e, per la pregiatissima offerta, ma anche per i servizi di cui ogni accreditato può godere, è considerata uno dei festival più giovani di tutti.

Già nei mesi scorsi, man mano che venivano selezionate le opere in concorso, abbiamo avuto modo di notare con piacere la presenza di importanti e stimati autori all’interno delle selezione ufficiale. Sarà lo statunitense Wes Anderson, ad esempio, ad aprire la prestigiosa manifestazione con il suo Isle of Dogs, che, già dai primissimi fotogrammi giunti a noi, si preannuncia alquanto interessante. Riuscirà a conquistare anche i suoi (non pochi) detrattori? Poco importa, soprattutto perché, insieme a lui, saranno presenti anche altri grandissimi nomi della cinematografia mondiale e la selezione è talmente variegata che ce ne sarà davvero per tutti i gusti.
Sempre in concorso, ad esempio, troviamo il grande autore filippino – fresco fresco di Leone d’Oro per The Woman Who Left – Lav Diaz, che quest’anno presenterà a Berlino la sua ultima fatica: Season of the Devil. Per non parlare del cineasta tedesco Philip Gröning, con il suo My Brother’s Name Is Robert and He Is an Idiot, ma anche di Gus Van Sant, che per l’occasione ci presenterà Don’t worry, He Won’t Get Far on Food, o del grande Steven Soderbergh, fuori concorso, con il suo Unsane. E per quanto riguarda l’Italia? La nostra nazione quest’anno vede tra i suoi rappresentanti una giovane cineasta, Laura Bispuri, nome già noto a Berlino, in quanto apprezzata autrice di Vergine giurata, che in questa edizione concorrerà per l’ambitissimo Orso d’Oro con il suo Figlia mia.
Tutto qui? Neanche per sogno! La Berlinale è nota anche per le sue pregiatissime sezioni collaterali che, anche in questa occasione, possono vantare nomi importanti della cinematografia di tutto il mondo, come la sezione Panorama – dove spiccano nomi come la svizzera Ursula Meier (Shock Wawes – Diary of My Mind), Kiyoshi Kurosawa (con Yocho), Kim Ki-Duk (Human, Space, Time and Human) e l’attore Idris Elba (Yardie) – e la sezione Forum, che vede al suo interno autori del calibro di Hong Sangsoo (con il suo Grass) e Sergei Loznitsa (Victory Day).
Di fronte ad un’offerta così allettante, tuttavia, possiamo affermare a gran voce che la Berlinale non è solo questo. La Berlinale, al di là dell’alta qualità dei lungometraggi presentati, al di là del grande valore artistico di tutto il festival, è molto di più. È per antonomasia la manifestazione cinematografica in cui ci si sente maggiormente coccolati. Quasi come a casa. Ed ecco che le grandi ed accoglienti sale, con le loro poltroncine morbide ed avvolgenti ed i loro schermi enormi, così come la strategica vicinanza del centro commerciale Arkaden, dove si possono gustare piatti da tutto il mondo, e quel magico profumo di arrosto e vin brûlé che da sempre pervade tutta la città, contribuiscono a rendere la storica manifestazione un’esperienza fuori dal comune. Al pari di un sogno dal quale non vorremmo svegliarci mai. Ma ora, finalmente, ci siamo. Le luci si stanno per spegnere ed il silenzio già pervade la sala. Che lo spettacolo abbia inizio.

Marina Pavido

Riepilogo recensioni per sezione della sessantottesima edizione della Berlinale

Concorso

Isle of Dogs di Wes Anderson

Eva di Benôit Jacquot

Dovlatov di Aleksej German Jr.

Transit di Christian Petzold

La prière di Cédric Kahn

Figlia mia di Laura Bispuri

Utøya 22. Juli di Erik Poppe

Season of the Devil di Lav Diaz

Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot di Gus Van Sant

My Brother’s Name Is Robert and He Is an Idiot di Philip Gröning

Mug di Malgorzata Szumowska

Touch Me Not di Adina Pintilie

Museo di Alonso Ruizpalacios

The Heiresses di Marcelo Martinessi

In den Gängen di Thomas Stuber

Fuori Concorso

Unsane di Steven Soderbergh

Black ’47 di Lance Daly

Eldorado di Markus Imhoof

Panorama

Yardie di Idris Elba

Ondes de choc – Journal de ma tête di Ursula Meier

Human, Space, Time and Human di Kim Ki-duk

Yocho di Kiyoshi Kurosawa

La Terra dell’Abbastanza di Damiano e Fabio D’Innocenzo

STYX di Wolfgang Fischer

Central Airport THF di Karim Aïnouz

Ondes de choc – Prénom: Mathieu di Lionel Baier

Forum

Inland Sea di Kazuhiro Sôda

Victory Day di Sergei Loznitsa

John McEnroe: In The Realm Of Perfection di Julien Faraut

La casa lobo di Cristobal León e Joaquín Cociña

An Elephant Sitting Still di Hu Bo

The Waldheim Waltz di Ruth Beckermann

The Sleeper di Alex Gerbaulet, Mirko Winkel, Tim Schramm

The Green Fog di Evan Johnson, Galen Johnson e Guy Maddin

Generation

Kissing Candice di Aoife McArdle

The Seen and Unseen di Kamila Andini

Cobain di Nanouk Leopold

Fortuna di Germinal Roaux

Virus Tropical di Santiago Caicedo

Denmark di Kasper Rune Larsen

Dressage di Pooya Badkoobeh

Berlinale Special

The Happy Prince di Ruper Everett

The Bookshop di Isabel Coixet

Ryuichi Sakamoto: Async Live at the Park Avenue Armory di Stephen Nomura Schible

Becoming Astrid di Pernilla Fischer Christensen

Perspektive Deutsches Kino

Luz di Tilman Singer

Culinary Cinema

Lorello e Brunello di Jacopo Quadri

Homage Willem Dafoe

Pasolini di Abel Ferrara

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