Trinta Lumes

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6.0 Awesome
  • voto 6

Vivono tra noi

Un piccolo paesino dell’entroterra spagnolo. Parecchie case abbandonate e pochi abitanti rimasti al proprio interno. Un’adolescente e le sue singolari visioni. Se, nel corso della cinquantacinquesima edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro la realtà dei piccoli villaggi semi-abbandonati è stata messa in scena nell’ottimo documentario Inland/Meseta, diretto da Juan Palacios e in corsa per il Premio Lino Micciché, ecco arrivare, sempre dalla Spagna, un film di genere atto a mostrarci una realtà (almeno all’apparenza) simile. Stiamo parlando di Trinta Lumes, per la regia della giovane Diana Toucedo e inserito all’interno della sezione dedicata al cinema spagnolo contemporaneo.

Come già accennato, tutto ruota intorno alla giovane Alba, una ragazzina di tredici anni che continua a vedere persone morte da tempo, le quali abitavano in una vecchia casa vicino alla sua. Tali persone, scomparse misteriosamente, hanno lasciato nella loro vecchia casa ancora tutti i loro effetti personali. Sarà compito di Alba, insieme a un compagno di scuola, cercare di capire il motivo per cui essi continuano a tornare nelle sue visioni.
Se c’è qualcosa di davvero riuscito all’interno del presente Trinta Lumes, sono sicuramente le ambientazioni e le atmosfere di angoscia, solitudine e inquietudine sapientemente realizzate dalla regista. Il paese in cui vive la protagonista, dunque, è costantemente pervaso da uno strano senso di morte, con tanto di giornate cupe, mai realmente soleggiate, poca, pochissima luce e ritmi di vita estremamente lenti e contemplativi.
Registicamente parlando, dunque, la cosa risulta immediatamente assai interessante. Eppure, nonostante tutto, ciò non è sufficiente a far sì che l’intero lavoro possa dirsi realmente soddisfacente. Se, infatti, da un punto di vista prettamente visivo, Trinta Lumes colpisce immediatamente l’attenzione dello spettatore, è proprio lo script a lasciare maggiormente a desiderare, per una storia eccessivamente debole, che, malgrado i numerosi riferimenti a quanto realizzato in passato (impossibile non pensare, ad esempio a pellicole come Il sesto senso o The Others), malgrado l’importante tradizione del cinema spagnolo nell’ambito dei film di genere, risulta quasi campata in aria, come se la regista stessa non avesse realmente idea di come risolvere la questione inizialmente tirata in ballo.
Peccato. Soprattutto perché nel presente Trinta Lumes di spunti iniziali potenzialmente interessanti ce n’è parecchi. Stesso discorso vale per il riuscito colpo di coda finale, vero cavallo di battaglia di tutto il film, che, tuttavia, da solo non è sufficiente a salvare l’intera pellicola. Colpa, probabilmente, della poca esperienza dell’autrice dietro la macchina da presa, dunque, se il presente lungometraggio ci appare così acerbo, così imperfetto all’interno di un programma pregevole come questo della 55° Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.

Marina Pavido

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