Ondes de choc – Journal de ma tête

0
7.0 Awesome
  • voto 7

Così lontano, così vicino

27 febbraio 2009. Il giovane Benjamin Feller uccide con due colpi d’arma da fuoco i suoi genitori. Questo suo scellerato gesto era stato da lui stesso descritto precedentemente in un diario. Dopo il duplice omicidio, il ragazzo si dirige presso un ufficio postale con il suddetto diario sotto il braccio, con l’intento di spedirlo alla sua insegnante di francese, la signora Esther Fontanel. La polizia lo blocca prima che possa effettuare la spedizione, ma l’insegnante verrà allo stesso modo a conoscenza dell’accaduto e scoprirà di essere ormai la persona più vicina al giovane, del quale dovrà prendersi cura.
Questo fatto di cronaca è stato trasposto sul grande schermo dalla celebre cineasta svizzera Ursula Meier e fa parte, in realtà, di un progetto collettivo: una serie che prevede la messa in scena di crimini realmente accaduti. Come possiamo facilmente immaginare, in casi come questi, il rischio maggiore è quello di conferire all’intero lavoro un taglio prettamente televisivo, facendolo risultare quasi inappropriato al grande schermo stesso. Se questo è ciò che è successo, ad esempio, al regista Lionel Baier – il quale ha presentato in anteprima alla Berlinale 2018 il suo Ondes de choc – Prénom: Mathieu, all’interno della sezione Panorama Special – fortunatamente non riguarda il lavoro della Maier, la quale con il suo Ondes de choc – Journal de ma tête, presentato anch’esso alla 68° edizione del festival di Berlino, nella medesima sezione del film di Baier, ha dato vita non solo alla semplice trasposizione di un fatto di cronaca, ma soprattutto alla storia delicata e toccante di due solitudini che si incontrano, il giovane Benjamin e la sua insegnante Esther, appunto.
A contribuire alla riuscita di un lungometraggio come questo della Meier, come si può facilmente immaginare, vi sono soprattutto i due interpreti principali: in primo luogo il giovane Kacey Mottet Klein, vero e proprio attore feticcio della giovane cineasta svizzera, com la quale lavora già dal 2008 (anno in cui la regista ha girato Home), e, soprattutto, lei, la divina Fanny Ardant, tra le attrici simbolo della Nouvelle Vague, anch’ella musa – e compagna – per un breve periodo di François Truffaut e che, nel corso della sua lunga carriera, ha saputo regalarci grandi prove attoriali a seconda del ruolo di volta in volta assegnatole.
Ed ecco che un lavoro come questo della Meier, trascorsi i primi minuti riguardanti l’omicidio ed il conseguente processo, mette in scena, in realtà, una sorta di rapporto madre-figlio, o meglio, la nascita di un rapporto simile a quello madre-figlio, dove vediamo inizialmente due persone che, per tutta la loro vita, non hanno fatto altro che alzare muri per proteggersi dagli altri, ma che, con grande fatica e non senza dolore, impareranno l’uno dall’altra a lasciarsi finalmente andare. Un film su due solitudini, ma anche un film sul senso di colpa o, meglio ancora, sulle colpe che ognuno di noi deve espiare, come lo stesso personaggio di Fanny Ardant ha ammesso. Se da un lato, infatti, vediamo il giovane Benjamin dover scontare la sua pena per aver ucciso i genitori, dall’altro la sua stessa insegnante sente il dovere di espiare la colpa per aver dato l’idea al ragazzo di tenere un diario. Lo stesso diario sul quale ha successivamente documentato l’efferato omicidio.
Ursula Meier, dal canto suo, è sempre stata particolarmente adatta a raccontare l’intimità dei personaggi in modo vicino ma mai invasivo, come è avvenuto, ad esempio, nel caso del bellissimo Sister (2012). Lo testimoniano gli intensi e ravicinatissimi primi piani della Ardant e dello stesso Mottet Klein, così come le lunghe pause ed i lunghi silenzi previsti nella messa in scena. Tutto ciò ha fatto di un lavoro modesto come Ondes de choc – Journal de ma tête una piccola chicca all’interno di un progetto molto più ampio dove – come sovente accade nel momento in cui vengono realizzati lavori del genere – capita anche di imbattersi in cocenti delusioni.

Marina Pavido

Leave A Reply

tredici − tre =