Venezia 78: presentazione

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La resilienza

Tutti noi, innegabilmente, ci auguravamo di essere in un’altra situazione rispetto allo scorso anno; in parte è così, ma dobbiamo ancora fare i conti con la pandemia, l’incertezza, una sensazione di dover vivere il presente perché sarebbe difficile pensare il futuro. Eppure la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha il bisogno e il compito di farci vedere una prospettiva.
«Sarebbe stato bello poter scrivere queste righe di introduzione alla 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia senza parlare del Covid. Così non è e dobbiamo ancora fare i conti con restrizioni e misure di sicurezza per garantire la salute di tutti i partecipanti (professionisti e spettatori) e dei lavoratori che, dall’allestimento allo smantellamento delle sale e dei servizi necessari, vivranno al Lido il loro secondo cantiere ‘mascherato’.
La risposta però l’abbiamo già data l’anno scorso riuscendo a fare la Mostra quando ancora il virus era un ‘oggetto misterioso’: un grande risultato riconosciutoci dal mondo intero.
Il 2021 è un anno ‘migliore’ per i grandi eventi culturali. Per parlare di noi, siamo riusciti ad aprire la Mostra Internazionale di Architettura e i Festival di Teatro e Danza. Grandissime prove generali per il Cinema, che si avvarrà della protezione di un numero maggiore di vaccinati. Altri importanti festival si sono potuti svolgere in presenza, così come eventi musicali e spettacoli teatrali.
Non ancora risolti sono invece i problemi di una ripresa completa delle attività nelle sale cinematografiche, nei teatri e negli auditori. I festival si fanno anche per loro, perché alla ripresa trovino dei ‘prodotti’ arricchiti dalla promozione e dal riscontro critico», ha dichiarato il Presidente Roberto Ciccuto.
Gli ha fatto eco il direttore Alberto Barbera «Come in un ennesimo e deprecabile remake del film Ricomincio da capo, la pandemia che credevamo debellata dal tempo e dai vaccini sembra ripresentarsi ad ondate periodiche, dissimulate sotto mentite spoglie (le varianti), e inanellate l’una all’altra a formare una catena che resiste ai nostri sforzi e desideri di vederla finire. Nelle previsioni di tutti, l’autunno 2021 dovrebbe essere il momento della tanto desiderata ripartenza, più volte rinviata tra lo sconcerto generale. Non ne siamo più così sicuri, pur se ci sostiene una grande fiducia nella scienza e nella capacità umana di reagire anche alle peggiori disgrazie. Da qui la decisione di realizzare in presenza e con ancora maggior convinzione dell’annus horribilis che ci ha preceduto, la prossima Mostra del Cinema della Biennale di Venezia, declinando la 78esima edizione che precede di un solo anno la celebrazione del novantesimo anniversario della sua nascita, che risale all’agosto 1932. Lo faremo all’insegna, ancora una volta, di una calcolata prudenza, affrettandoci lentamente, come suggeriva il sommo imperatore Augusto. Cioè, senza indugi, ma con cautela. E senza perderci d’animo, secondo la chiosa del poeta Nicolas Boileau. Consapevoli della responsabilità che ci attende e delle aspettative di tanti riposte sul primo festival destinato ad aprire la nuova stagione di quel calendario non scritto che scandisce la vita dei cinematografari (detto senza la sfumatura spregiativa che talvolta accompagna l’uso del termine).
Alle nostre spalle, premono per tornare a vedere la luce dei proiettori i film di due stagioni: quelli terminati poco prima o durante il confinamento della primavera 2020, e quelli che hanno trovato la forza e il coraggio per essere realizzati durante il secondo, inatteso (e assai più lungo) periodo di lockdown». Non possono non toccare queste riflessioni perché le si sente sulla pelle come spettatori, come critici e soprattutto come appassionati della Settima Arte, con la consapevolezza di chi ha vissuto, dall’altra parte, attendendo che il proprio lavoro possa incontrare il pubblico. «Molto numerosi – più del consueto: come se la pandemia fosse servita a stimolare la creatività e far salire il livello della qualità – quelli che avevano le carte in regola per aspirare ad un posto nel nostro limitato programma, e molti quelli che non sono riusciti ad entrarvi per assoluta mancanza di spazio. Ancora più del solito, la configurazione assunta dalla formazione di questa edizione (perdonate la metafora calcistica, nell’anno dell’Europeo vinto meritatamente dall’Italia) corrisponde alla vocazione di dar voce alla moltitudine di prospettive, generi e aree cinematografiche che da sempre caratterizza il programma della Mostra. Poche le assenze di rilievo (la Cina forse, che però è presente con due corti e alcune coproduzioni – senza contare che c’è pur sempre un film da Taiwan), mentre il resto dei continenti è ben rappresentato (ben 58 Paesi compreso lo Yemen, nda).
Un accenno a parte merita la presenza italiana, più consistente del solito: non per ossequio nei confronti della produzione nazionale, né per aderire a un trattamento di favore inteso a sostenere i nostri colori in un momento di difficoltà. Al contrario, la selezione italiana è la fotografia di un momento di grazia, nel quale cineasti già affermati sembrano in grado esprimersi al meglio delle loro capacità, mentre altri si confermano punti di riferimento imprescindibili per il cinema di oggi e di domani». Effettivamente quest’anno sono ben 5 gli italiani in concorso: (in ordine di calendario) È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, Il buco di Michelangelo Frammartino, Qui rido io di Mario Martone, Freaks Out di Gabriele Mainetti e America Latina dei Fratelli D’Innocenzo. Senza dimenticare tutte le opere realizzate da nostri autori presenti Fuori Concorso e in Orizzonti così come nelle sezioni autonome e parallele delle Giornate degli Autori e della SIC – Settimana Internazionale della Critica.
La preapertura del 31 agosto settembre è molto particolare quest’anno con un doppio programma in Sala Darsena: alle h 18:30 La Biennale di Venezia: il cinema al tempo del Covid, un diario filmato da Andrea Segre, prodotto dalla Biennale di Venezia con Rai Cinema e Istituto Luce Cinecittà, sul ‘dietro le quinte’ dell’edizione 2020 della Mostra del Cinema, svoltasi con le limitazioni imposte dai protocolli di sicurezza dovuti alla pandemia da Covid-19; mente alle h 21 Per grazia ricevuta (1971), scritto, diretto e interpretato da Nino Manfredi, omaggio all’attore e regista per i 100 anni dalla nascita. Il film, presentato in una nuova copia restaurata, è il lungometraggio d’esordio nella regia di Manfredi, all’epoca da lui fortemente voluto contro tutti e a sorpresa accolto molto favorevolmente dal pubblico. Il restauro è stato realizzato nel 2021 dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e da Istituto Luce – Cinecittà a partire dal negativo scena originale 35mm messo a disposizione da RTI-Mediaset in collaborazione con Infinity+. Per la colonna sonora è stato utilizzato un positivo ottico della Cineteca Nazionale. Laboratorio: Istituto Luce -Cinecittà.
L’apertura ufficiale del 1° settembre è affidata a Madres paralelas, diretto da Pedro Almodóvar e interpretato Penélope Cruz, Milena Smit, Israel Elejalde, Aitana Sánchez-Gijón, con la partecipazione di Julieta Serrano e Rossy De Palma è il film di apertura, in Concorso. «Sono grato a Pedro Almodóvar per averci offerto il privilegio di aprire la Mostra del Cinema con il suo nuovo film, ritratto intenso e sensibile di due donne che si misurano con i temi di una maternità dai risvolti imprevedibili, della solidarietà femminile, di una sessualità vissuta in piena libertà e senza ipocrisie, sullo sfondo di una riflessione sulla necessità ineludibile della verità, da perseguire senza esitazioni. Un graditissimo ritorno a Venezia in Concorso per il nostro Leone d’Oro alla carriera nel 2019, a molti anni di distanza dal successo di Donne sull’orlo di una crisi di nervi, che segnò la sua definitiva affermazione in ambito internazionale», ha dichiarato il direttore della Mostra.
Per il 2021 i Leoni d’Oro alla carriera sono stati attribuiti all’attrice statunitense Jamie Lee Curtis e al regista, attore e sceneggiatore Roberto Benigni.
«C’è, infine, la novità di una sezione, Orizzonti Extra, che per la prima volta assegnerà un Premio degli Spettatori: non del Pubblico, ch’è un’entità astratta, ma proprio e soltanto tutti coloro che avranno assistito alle proiezioni degli otto film in corsa per un riconoscimento che si vuole di buon auspicio per la loro uscita commerciale.
Nell’insieme, mi sento di poter affermare che il programma di questa 78esima Mostra sia la prova della straordinaria vitalità del cinema contemporaneo. Lungi dall’essere stato messo al tappeto dal Coronavirus e dalla rivoluzione tecnologica destinata a cambiare radicalmente le regole del gioco con le quali abbiamo convissuto per tutto il suo primo secolo di vita, il cinema continuerà a stupire, meravigliare, coinvolgere e commuovere. Sappiamo di dover fare i conti con nuove modalità di produzione e, soprattutto, con inediti modelli distributivi, destinati ad avere non poche ripercussioni nelle nostre abitudini di spettatori e in quelle di chi opera in un settore così importante e decisivo», ha tenuto ad aggiungere Barbera e con una citazione di Bod Dylan da lui utilizzata vi diamo appuntamento nel leggerci per seguire con noi la 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.
«Il più lento di oggi / sarà il più veloce di domani
così come il presente/ sarà presto passato (…)
perché i tempi stanno cambiando».
Bob Dylan, “The Times They are a-Changing”.

Maria Lucia Tangorra

Riepilogo recensioni per sezione dalla 78° Mostra del Cinema di Venezia

Concorso

The Power of the Dog di Jane Campion

Madres paralelas di Pedro Almodóvar

The Lost Daughter di Maggie Gyllenhaal

Il collezionista di carte di Paul Schrader

È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino

La caja di Lorenzo Vigas

Illusioni perdute di Xavier Giannoli

Qui rido io di Mario Martone

L’événement di Audrey Diwan

Competencia oficial di Mariano Cohn e Gastón Duprat

Fuori Concorso

Becoming Led Zeppelin di Bernard MacMahon

Old Henry di Potsy Ponciroli

Les choses humaines di Yvan Attal

The Last Duel di Ridley Scott

Dune di Denis Villeneuve

Orizzonti

107 Mothers di Peter Kerekes

Les promesses di Thomas Kruithof

El gran movimiento di Kiro Russo

Giornate degli Autori

Isolation di Michele Placido, Julia von Heinz, Olivier Guerpillon, Jaco Van Dormael, Michael Winterbottom

Il silenzio grande di Alessandro Gassmann

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