Sundown

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7.0 Awesome
  • voto 7

La ricerca drammatica di un profondo malessere umano

Una famiglia si sta godendo le dorate vacanze di un resort di Acapulco, in Messico. Neil (Tim Roth), osserva Alice (Charlotte Gainsbourg) e i due adolescenti Alex e Colin mentre si divertono, felici di essere immersi in un tale idillio. A non sembrare per nulla entusiasta di queste lunghe e oziose giornate, però, sembra proprio lui, che invece le vive con apatia. A infrangere l’apparente serenità, giunge la triste telefonata di Richard (Henry Goodman), l’avvocato di famiglia che informa Alice della morte improvvisa della madre. Bisogna ritornare in fretta a Londra ma, giunti in aeroporto, Neil si rende conto di aver dimenticato il suo passaporto in hotel. Raccomanda al resto dei familiari di partire ma poi, invece di tornare indietro, si rivolge al primo tassista che trova e si fa portare in un albergo di terz’ordine. Il suo documento è tutt’altro che smarrito e, come se nulla fosse, continua ad ingannare la sua famiglia con alcune scuse per non rientrare in Gran Bretagna, finché alla fine decide di non rispondere neanche più alle chiamate ormai preoccupate e perplesse di Alice. Tutto quello che Neil desidera, infatti, è stare sulla spiaggia, guardare tramonti e bere una birra dopo l’altra. Conosce una modesta ragazza che gestisce un umile negozio di souvenir, Berenice (Iazua Larios), con cui inizia rapidamente una relazione. I motivi di questo assurdo modo di comportarsi sono la chiave dell’intera vicenda, incomprensibili allo spettatore finché una terribile, imminente sciagura inizia a portarli alla luce.
Quella di Michael Franco, regista e sceneggiatore di Sundown, è una storia dai tempi estremamente dilatati, fatta di lunghe sequenze, di silenzi, mentre l’enigmatico sguardo di Neil continua a celare un insondabile mistero. Sotto la sua apparente calma è occultato qualcosa di doloroso, è un criptico distacco che lo lascia insensibile a tutto, anche scoprire che le sue cose sono state rubate o perfino quando assiste ad uno sconvolgente omicidio a pochi passi da lui, in riva al mare.
Può non essere semplice, inizialmente, trovare la pazienza di seguire il peregrinare di quest’uomo, osservarne le bizzarre azioni mentre si prova, senza successo, a decifrarne il senso. Di cosa è in cerca Neil? Vuole tradire una moglie, desidera una storiella vacanziera? Oppure fugge da qualcuno, visto che si nasconde in un quartiere malfrequentato? Da dove arrivano tutti i soldi di cui dispone? Come mai non gli preme di tornare a Londra per i suoi affari? Dopo un po’, per godere davvero di questo film, è necessario abbandonarsi al trascorrere dei giorni, al fluire lento del tempo, delle onde dell’oceano, dei tramonti. Tim Roth ha una presenza scenica di grande carisma, ci ipnotizza con i suoi occhi tristi, privi di empatia, che si illuminano un poco solo alla presenza di Berenice. E’ quasi un racconto giallo, ambientato in un paradiso terrestre che si fa via via scenario infernale, nei luoghi come negli abitanti. Dove il colpevole non è là fuori ma all’interno del tormentato animo del suo protagonista. Quando finalmente tutti i pezzi vanno al loro posto, non ci resta che contemplare la complessità e l’irrevocabilità di un dramma esistenziale, sullo sfondo di una vera e propria tragedia familiare. Molto bello, ma non per tutti: il pubblico è avvertito.

Massimo Brigandì

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