Deserto particular

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9.0 Awesome
  • VOTO 9

Cuori in tumulto

Con un finale tanto toccante quanto emozionate, che potrebbe essere letto nel suo lasciare uno spiraglio ancora aperto non come un addio ma semplicemente come un arrivederci, si è chiusa una delle visioni più coinvolgenti del 36° MiX Festival Internazionale di Cinema LGBTQ+ e Cultura Queer, quella offerta da Deserto particular di Aly Muritiba, il candidato brasiliano per il miglior lungometraggio internazionale alla 94esima edizione degli Academy Awards, che prima di quello della kermesse milanese aveva già incantato il pubblico delle Giornate degli Autori alla Mostra di Venezia 2021.
Quello diretto dal cineasta brasiliano, qui alla sua settima prova per il grande schermo, è uno di quei film capaci di accarezzarti dolcemente il cuore e subito dopo di trafiggerlo come una lama affilata. Un film che offre allo spettatore di turno un ventaglio di emozioni cangianti che vanno di pari passo con le dinamiche sentimentali e gli stati d’animo dei due personaggi che lo animano. Da una parte c’è Daniel, un agente di polizia quarantenne sospeso dal servizio e messo sotto inchiesta con l’accusa di aver commesso atti violenti. Dall’altra Sara, una giovane donna che vive a Bahia con la quale l’uomo ha una relazione virtuale. Un giorno lei smette di rispondere ai suoi messaggi e Daniel si dirige verso nord, intraprendendo un viaggio apparentemente insensato con lo scopo di incontrarla, ma questa sembra essere svanita nel nulla fino a quando con l’aiuto di un conoscente riesce a rintracciarla per poi scoprire che in realtà si tratta di un ragazzo che vuole cambiare sesso.
Quella raccontata in Deserto particular con grande delicatezza e corroborato da un’intensa recitazione (Pedro Fasanaro recita al fianco di Antonio Sabola) è la storia di un incontro inaspettato che mette in discussione le certezze di un uomo, provocandone rabbia e aggressività, prima di aiutarlo gradualmente a riconnettersi con se stesso e le sue emozioni. È la storia di un incantesimo spezzato, una relazione impossibile che vede due anime sospese tra amore e odio; ma è anche l’incontro tra due mondi distinti: il freddo e conservatore Sud del Brasile e il più solare e progressista Nord. E infatti non deve essere stato semplice per Muritiba scrivere e portare sul grande schermo una storia che mette in discussione il concetto di libertà personale e il peso delle gabbie che erigiamo nella nostra mente, soprattutto nel Brasile dei giorni nostri, dominato dal maschilismo del negazionista Bolsonaro. All’indomani del colpo di stato, il Paese è sprofondato in una spirale di odio che è culminata con l’ascesa di un fascista alla presidenza e la persecuzione in modo sistematico di tutte le minoranze, le donne, gli indigeni, la comunità LGBTQI+ e i neri. Motivo per cui l’opera in questione, che parla di un incontro e di un amore che abbatte qualsiasi muro in un’epoca di violenze, assume un valore e un’importanza ancora più grandi, ai quali va un plauso per il coraggio, al di là dei meriti artistici e tecnici che si possono incontrare nell’arco della visione.
Deserto particular è un melodramma travestito da road movie, che riesce però ad andare oltre le dinamiche sentimentali che avvicinano, allontanano e riavvicinano i protagonisti di una love story travagliata in un ambiente ostile. Proprio quest’ultimo rappresenta un elemento chiave da un punto di vista drammaturgico, con la scrittura che non si concentra solo sulla dinamica amorosa della coppia, ma penetra nel contesto sociale dei singoli per definirne le personalità (da dove vengono, quali sono i rispettivi legami familiari e cosa li affligge). Ne vengono fuori due ritratti assai complessi, disegnati in punta di matita con cura e rispetto quando si tratta di scavare ed esplorare i cedimenti, i timori e la necessità di confrontarsi con una scelta fondamentale. Questo modo di approcciarsi a temi tanto complicati quanto sensibili, trovando sempre un equilibrio e la giusta misura rende il film un’opera preziosa da conservare nello scrigno delle cose belle da ricordare.

Francesco Del Grosso

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