Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina 2021: bilancio

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Pluralità di sguardi e situazioni …e consapevolezza delle donne

«Il “Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina”, arrivato in questa edizione alla importante ricorrenza dei trent’anni, affronta le difficoltà e le sfide generate dall’emergenza sanitaria, proponendo il programma su piattaforma online. Il cambiamento di modalità di fruizione del calendario dei nove giorni del Festival non altera la qualità e la varietà dell’offerta presentata al pubblico, tra proiezioni e numerosi incontri extra cinematografici, diretti alla promozione nel nostro Paese della conoscenza delle cinematografie dei tre continenti, come occasione di scambio interculturale.
“MiWorld from A to Zebra” è il titolo di questa edizione, inserita all’interno de “I talenti delle donne”, il palinsesto che il Comune di Milano ha dedicato alle donne protagoniste nei differenti campi dell’arte e del pensiero creativo; tra le varie sezioni vi è infatti la proposta di “Donne sull’orlo di cambiare il mondo”, una serie di proiezioni realizzate da registe provenienti da Africa, Asia e America Latina e una tavola rotonda di approfondimento sul cinema femminile e il suo ruolo nella promozione della parità di genere e del valore delle diversità. La particolare attenzione a questi temi di riflessione e di dibattito prosegue anche attraverso la collaborazione con l’Ufficio Reti e Cooperazione del Comune di Milano con il progetto “Milano Città Mondo 05 – La città delle donne”. Infine è particolarmente significativa la composizione interamente al femminile della giuria internazionale – tra cui alcune artiste emergenti della scena cinematografica mondiale – che premierà il miglior film del Concorso Lungometraggi Finestre sul mondo. […] Sono lieto che, nel quadro dei festival componenti Milano Film Network, il “Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina” prosegua con determinazione e perseveranza il racconto di produzioni selezionate tra le migliori provenienti dai tre diversi continenti, garantendo una preziosa occasione di offerta culturale, di approfondimento e di sguardo sul mondo e sulle sue nuove forme di espressione cinematografica». Abbiamo voluto esordire con le parole dell’Assessore alla Cultura di Milano Filippo Del Corno perché, nel tempo, ha sempre sostenuto e frequentato questa kermesse, divenuta un punto di riferimento non solo per i registi dei tre continenti che, così, trovavano spazio anche da noi; ma anche per i cittadini meneghini – e non solo, con gli appassionati che raggiungevano Milano nei giorni di programmazione, effettuando anche un grande lavoro di collaborazione e di ‘educazione allo sguardo cinematografico’ con le scuole. Con la fruizione online – scelta dovuta alla pandemia che, però, si è rivelata positiva per la possibilità di raggiungere più pubblici – la platea si è allargata ma il festival non ha assolutamente perso il proprio spirito, anzi coerentemente con la sua mission, ha dato la parola agli artisti di Africa, Asia e America Latina non solo attraverso le loro opere, ma anche con gli incontri. Di particolare interesse si è rivelata la tavola rotonda “Private Spaces, Global Issues, Contemporary Visions. Come le cineaste dei tre continenti stanno cambiando la visione del mondo” moderata da Annamaria Gallone e Alessandra Speciale (direzione artistica FESCAAAL), a cui hanno preso parte Farah Polato (ricercatrice Università Padova), Michela Occhipinti (regista e presidente della Giuria), Beatriz Seigner (regista e membro della Giuria, Brasile); Hinde Boujemaa (regista e membro della Giuria, Tunisia) e le registe: H. Adamasu (Etiopia), S. Ameen (Arabia Saudita), M.P. Gonzàlez (Cile), M. Touzani (Marocco). Da ognuna di loro è arrivato un input differente e soprattutto da tutte si respirava un grande desiderio di confronto tra di loro, ma anche col pubblico. Proprio su questo s’instilla il contributo del collega Luca Bovio, il quale ha seguito a sua volta con grande attenzione la programmazione: «Osservando i lavori ho riconosciuto una selezione attenta a scovare nuovi punti di vista sul mondo e sugli argomenti più importanti e stringenti anche se focalizzati, mi sembra, sui temi del singolo e la comunità. Soprattutto nei film africani ho notato una convergenza delle pellicole, pur nelle differenze di stile, trama e approccio, sui temi che coinvolgono il rapporto, e a volte lo scontro, tra vecchie generazioni e nuove. Tradizione e modernità vengono mostrate impegnate in un rapporto teso tra contrasto e comunione, a seconda del punto di vista adottato. Ne Le miracle du Saint Inconnu e True Story, ad esempio, ci si concentra sul contrasto con tradizioni arcaiche ed oscurantiste; mentre in Between Us, a Secret si mette in risalto l’importanza della tradizione come base per costruire la propria identità. Un approccio a metà tra i due mi è risultato quello di Air Conditioner, dove il passato, inteso come carico di tradizioni e avvenimenti storici, costituisce e un peso ed un rifugio dell’anima. I registi e le registe in concorso dall’Africa abbiano sentito molto il peso che il passato e la storia di una comunità rivestono sul singolo e sul modo nel quale il singolo vi si relaziona e ciascuno abbiano sentito il bisogno di darne la propria versione. Vorrei anche menzionare quella che mi è sembrata una significativa presenza femminile tra le autrici, le quali hanno saputo distinguersi per temi e forza espressiva, anche i caratteri femminili protagonisti di opere dirette da uomini mi hanno comunicato una grande personalità». La sezione “Donne sull’orlo di cambiare il mondo” ci ha mostrato come la figura femminile possa sopportare fino a un certo punto; oggi, però, siamo a un punto in cui non si tratta soltanto di ribellarsi a una specifica forma mentis, le opere ci hanno mostrato come la consapevolezza sia ormai a un determinato livello (e ci riferiamo anche a quella del corpo).
«Quella di quest’anno è stata quindi un’edizione ‘speciale’ che, oltre a celebrare un anniversario importante, vuole essere una riflessione sulla storia del festival e sulla sua missione iniziale: promuovere la conoscenza delle cinematografie dei tre continenti per contribuire ad accrescere la diversità culturale dell’offerta cinematografica in Italia come occasione di dialogo, innovazione e creatività», hanno dichiarato le direttrici artistiche.

Maria Lucia Tangorra in collaborazione con Luca Bovio

30° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

PREMI UFFICIALI

CONCORSO LUNGOMETRAGGI “FINESTRE SUL MONDO”
La Giuria composta da: Michela Occhipinti, regista (Italia) – Presidente; Hinde Boujemaa, regista (Tunisia); Beatriz Seigner, sceneggiatrice e regista (Brasile) ha assegnato il Premio Comune di Milano come Miglior Lungometraggio (8.000 euro) ex-equo a Lina from Lima di Maria Paz Gonzalez (Cile/Argentina/Perù, 2019, 83’) e Softie di Sam Soko (Kenya, 2020, 96’)

CONCORSO CORTOMETRAGGI AFRICANI
La giuria composta dai giornalisti: Egle Santolini, La Stampa – Presidente; Davide Turrini, ilfattoquotidiano.it; Akim Zejjari, Sky. ha assegnato il Premio Miglior Cortometraggio Africano (2.000 euro) a Da Yie di Anthony Nti (Belgio/Ghana, 2019); a cui ha voluto aggiungere, inoltre, una Menzione Speciale ai film True Story di Amine Laknech (Tunisia, 2019) e Machini di Tétshim e Frank Mukunday (Repubblica Democratica del Congo/Belgio, 2019)

CONCORSO EXTR’A
La Giuria composta da Egle Santolini, Davide Turrini, Akim Zejjari ha assegnato il Premio Extr’A (1.000 euro) a Los Océanos Son Los Verdaderos Continentes di Tommaso Santambrogio (Italia/Cuba, 2019); a cui ha voluto aggiungere una menzione speciale per Kufid di Elia Moutamid (Italia, 2020)

PREMI SPECIALI

– PREMIO DEL PUBBLICO al film Nuestras Madres di César Diaz (Guatemala/ Belgio/ Francia, 2019)

– PREMIO SIGNIS (OCIC e UNDA) al film Adam di Maryam Touzani (Marocco/Francia/Belgio/Quatar, 2019)
Il premio è assegnato da The World Catholic Association for Communication – giuria composta da Gaetano Liguori, Cristina Beffa, Ana María Pedroso Guerrero, Riccardo Sorbello.

Menzione Speciale al film: Lina From Lima di Marìa Paz Gonzàlez (Cile/Argentina/Perù, 2019, 83’)

PREMIO CINIT al film This Is My Night di Yusuf Noaman (Egitto, 2019). Il premio, che consiste nell’acquisizione dei diritti di distribuzione in Italia, è assegnato ad un cortometraggio africano con valore educativo – giuria composta da Neda Furlan, Massimo Nardin, Orazio Leotta e coordinata Da Massimo Caminiti.

Riepilogo recensioni per sezione della 30esima edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina

Concorso Lungometraggi “Finestre sul mondo”

Adam di Maryam Touzani

Air Conditioner di Fradique

Le miracle du Saint Inconnu di Alaa Eddine Alje

Lina from Lima di Marìa Paz Gonzàlez

Nuestras Madres di César Díaz

Softie di Sam Soko

The Shepherdess and the Seven Songs di Pushpendra Singh

Concorso Extr’A

Africa bianca di Filippo Foscarini e Marta Volante

Ghiaccio di Tomaso Clavarino

Kufid di Elia Moutamid

L’Armée Rouge di Luca Ciriello

Los Océanos Son Los Verdaderos Continentes di Tommaso Santambrogio

Concorso Cortometraggi Africani

A Fool God di Hiwot Admasu Getaneh

Bablinga di Fabien Dao

Da Yie di Anthony Nti

Sadla di Zamo Mkhwanazi

This Is My Night di Yusuf Noaman

True Story di Amine Lakhnech

Donne sull’orlo di cambiare il mondo

Le rêve de Noura di Hinde Boujemaa

E tutti ridono…

Three Summers di Sandra Kogut

Flash

So Long, My Son di Wang Xiaoshuai

To the Ends of the Earth di Kiyoshi Kurosawa

Fuori Concorso

Between Us, a Secret di Beatriz Seigner e Toumani Kouyaté

Eventi Speciali

The Great Green Wall di Jared P. Scott

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