Lina from Lima

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6.5 Awesome
  • Voto 6.5

Sentirsi viva

«Dopo una riunione di giuria lunga e appassionante, che ci ha fatto fare pensieri e riflessioni profonde su tutti i bellissimi film che sono parte della selezione, abbiamo deciso di assegnare il premio ex aequo, non perché non ci siamo trovate d’accordo, ma proprio perché la qualità dei film era molto alta e tra due film, che ci hanno toccato profondamente, è stato impossibile scegliere e lasciare uno indietro.
Per due storie di grande impatto, ricche di livelli narrativi e di temi universali; per la capacità di mostrare la realtà nella poesia e la poesia nella realtà; per la complessità dei due personaggi protagonisti – di cui ci siamo innamorate – e per la ricchezza nel ritrarre anche i personaggi secondari in maniera piena e sensibile» la giuria del Concorso Lungometraggi “Finestre sul mondo” della 30esima edizione del FCAAAL – composta dalla regista e presidente di giuria Michela Occhipinti (Italia); Hinde Boujemaa, regista (Tunisia); Beatriz Seigner, sceneggiatrice e regista (Brasile) – ha deciso di assegnare il Premio Comune di Milano come Miglior Lungometraggio (8.000 euro) ex-aequo a Lina from Lima di Marìa Paz Gonzàlez e a Softie di Sam Soko. Abbiamo deciso di esordire con la motivazione per i riconoscimenti dati a queste due opere perché effettivamente ben esemplifica le caratteristiche di due storie differenti, ma che lasciano il segno. In questo caso iniziamo con l’approfondire Lina from Lima, esordio dietro la macchina da presa della regista cilena, che molto ha sperimentato sia nell’ambito documentaristico, rivestendo più ruoli, e probabilmente anche questo background le ha fornito gli strumenti di uno sguardo che non cede al voyeurismo, si sofferma, in particolare, sulla protagonista, ma anche sull’ambiente che la circonda.
Questo lungometraggio rientrava anche nella sezione ideata per quest’anno “Donne sull’orlo di cambiare il mondo” e, forse, tra i vari titoli presenti, è proprio calzante se lo attribuiamo all’esistenza personale di Lina (interpretata dalla bravissima attrice cinematografica e cantante peruviana Magaly Solier, ormai una star se si tiene conto anche della gavetta che ha compiuto). Quello di Lina, però, è un mutamento soprattutto interiore, che sfocia poi nella scoperta di se stessa anche su altri livelli. Lina from Lima è una commedia drammatica che ‘sfrutta’ le caratteristiche dell’interprete scelta e gioca su due piani: quello realistico e quello del musical pop latino (giocati sull’iconografia cattolica), ben intersecandoli, con il secondo che s’inserisce più come una visualizzazione dei desideri consci e non.
Lina, come tante altre sue concittadine, si è trasferita dal Perù in Cile per lavorare in qualità di domestica e mandare i soldi a casa. «Il film nasce dalla voglia di indagare una realtà, di immergermi nelle storie delle donne migranti, che ammiro moltissimo per la loro forza incredibile. Ho scoperto donne che non hanno tempo di lamentarsi. Questo mi ha spinto a volerle raccontare con la giusta dignità», ha tenuto a specificare la Gonzàlez.
Sul piano del contesto temporale dell’anno siamo prossimi a Natale, una ricorrenza che dovrebbe portare finalmente la donna, dopo tanti anni, di nuovo nel proprio paese d’origine e in famiglia. Pian piano che la data della partenza si avvicina, Lina scopre amare verità: il figlio Junior (James González)sembra più interessato ad assicurarsi come regalo una maglia di calcio autentica che a rivedere la propria madre, che ha persino bloccato su facebook. Per caso, scopre che il suo ex marito ha appena avuto un figlio da una nuova compagna. Sono soprattutto questi due dati a far scattare in lei un cortocircuito che la porta a riscoprire se stessa (pure sul piano fisico), ciò che davvero vuole e capire cosa voglia dire porre la donna (e poi la madre e altri ruoli) al centro. Il viaggio all’interno di sé e alla (ri)scoperta dell’altro sesso la porta a cantare: «Non m’importa cosa dicono gli altri, cosa pensano della mia vita. Importa ciò che sento, che mi sento viva in questo mondo».
Di strada ce n’è ancora da fare per l’universo femminile, ancor più in alcuni Paesi, se pensiamo che la presenza in Lina from Lima di sesso occasionale e l’approccio con altre culture della protagonista ha portato il Cile ad accogliere l’opera «con disapprovazione, un pregiudizio per cui un migrante non può divertirsi o provare qualche tipo di piacere perché è andato lì per sacrificarsi e lavorare», ha rivelato la regista.

Maria Lucia Tangorra

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