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Where the Wind Comes From

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VOTO: 8

Sognatori si diventa

Che l’assoluto protagonista della seconda edizione del Milano Film Fest, conclusasi lo scorso 9 giugno, sia stato Where the Wind Comes From, lo dice a chiare lettere un palmares nel quale la pellicola di Amel Guellaty, presentata nel concorso lungometraggi della kermesse meneghina dopo l’anteprima al Sundance 2025, figura per ben tre volte con altrettanti riconoscimenti, tra cui quelli per il miglior film e i migliori interpreti. Quest’ultimi sono Eya Bellagha e Mehdi Slim Baccar, giovani talenti da tenere d’occhio che dell’opera prima della regista tunisina sono gli intensi e coinvolgenti personaggi principali, oltre che il punto di forza. Nel film sono due migliori amici d’infanzia di nome Alyssa e Mehdi che vivono in una remota cittadina della Tunisia dove non succede molto e le prospettive per il futuro sono limitate all’osso. Lui è il sognatore con talenti artistici, lei è la truffatrice con un’irrefrenabile voglia di avere successo. La coppia decide di partire per un viaggio in auto verso Djerba per partecipare a un concorso artistico che potrebbe aiutarli a rifarsi una vita in Europa. Durante questa nuova avventura i due dovranno confrontarsi con le numerose difficoltà, imprevisti e momenti di grande introspezione.
Come ogni avventura on the road che si rispetti, anche quella che vede impegnati Alyssa e Mehdi si tramuta in un’occasione unica per assaporare la libertà e per andare alla scoperta del mondo e di se stessi, che passa attraverso un’inevitabile messa alla prova e in discussione, con tutti quei pericoli annessi e traumi passati chel’essere in viaggio può innescare. Entrambi sono intrappolati in qualcosa o da qualcuno: Alyssa da blocchi emotivi e Mehdi dalla tradizione. Ognuno di loro dovrà quindi confrontarsi con questioni di sradicamento, al contempo sociali, psicologiche e fisiche. Ciò fa di Where the Wind Comes From un road movie e al contempo un percorso esistenziale di coming of age, con relativi temi e stilemi che vanno ad alimentare le linee guida del classico racconto di formazione, che nel caso del film della Guellaty si presenta come un audace e ironico ritratto generazionale della gioventù del paese nordafricano che vive la disillusione degli ideali mancati della primavera araba.
La Guellaty, che dell’opera in questione ha firmato anche sceneggiatura e montaggio, mette a frutto gli anni come assistente alla regia al fianco di autori come Olivier Assayas e Abdellatif Kechiche per dare forma e sostanza a un’opera che le consente di continuare ad esplorare, come nel precedente cortometraggio pluripremiato Black Mamba, tematiche a lei care e centrali nel suo cinema: il malcontento generazionale, l’emancipazione e la condizione femminile in una società tutt’altro che progressista con ancora forti sacche di patriarcato, ampliando qui il campo d’indagine per esaminare un desiderio condiviso di libertà. Tematiche, queste, che vanno incasellando Where the Wind Comes From in quella preziosa quanto importante library di pellicole (da Una sconosciuta a Tunisi a Belle di notte) che provano, riuscendoci, a dare voce ad un’intera generazione alla ricerca della propria realizzazione in un possibile altrove o in una Tunisia contemporanea in piena trasformazione, alle prese con lo scontro tra tradizione e modernità.
Attraverso la lente del realismo magico, l’autrice innesta nel tessuto drammatico di un film che parla di nuovi inizi e seconde possibilità degli spiragli di fantasia che illuminano lo schermo(i disegni quasi onirici realizzati da Mehdi e le coreografie musicali sviluppate dalla fantasia di Alyssa), consegnando allo schermo dei momenti di autentica poesia e genuinità che stemperano la tragedia di fondo.

Francesco Del Grosso

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