Los Océanos son los Verdaderos Continentes

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Il sentimento della nostalgia

I maestri ci influenzano, è inevitabile, ancor più se parliamo di artisti come Werner Herzog (sotto la cui supervisione il giovane regista che vi stiamo per presentare ha girato nel 2018 il cortometraggio Escena Final nella foresta amazzonica peruviana) e Lav Diaz (ha lavorato su uno dei suoi ultimi progetti). Il milanese Tommaso Santambrogio ha presentato alla 30esima edizione del Festival del Cinema Africano Asia e America Latina Los Océanos son los Verdaderos Continentes (Gli Oceani sono i veri continenti), di cui ha realizzato regia, soggetto, sceneggiatura, fotografia, suono (presa diretta), oltre a essserne anche produttore. Apparentemente si potrebbe immaginare che il tema sia molto lontano da noi, invece Santambrogio è riuscito ad avvicinare un contesto distante come lo sfondo di una Cuba in crisi e decadente, tramite la storia di due trentenni. In un bianco e nero lacerato dalla pioggia battente caraibica, Alex e Edith, vivono la loro storia d’amore, lui ne coglie i piccoli gesti quotidiani, la loro ricerca di un passato che gli manca e verso cui nutrono nostalgia per poi far scoprire allo spettatore solo alla fine qual è la prospettiva.
I due giovani riflettono, senza elucubrazioni ma come se i pensieri sgorgassero nella maniera più spontanea possibile, sulla memoria, sulla perdita e sulle rovine che hanno segnato l’anima e il paesaggio cubano e, molto probabilmente, i suoi stessi abitanti.
«Los Oceanos Son Los Verdaderos Continentes è stato realizzato presso San Antonio de Los Banos e L’Havana tra maggio e giugno 2019. A cavallo tra la struttura documentaristica (qui anche l’insegnamento di Herzog, nda) e di finzione, il cortometraggio segue le vicende di Alex e Edith attraverso le loro camminate per San Antonio, le piogge stagionali improvvise, il loro Mirador dove vanno a rifugiarsi, a parlare e sognare, la discoteca del paese e i vari momenti che compongono la loro vita. Si scopre l’attitudine diversa dei due, le loro caratteristiche e l’equilibrio che li sostiene, che presto la consapevolezza dell’imminente partenza di Edith inizierà a minare. La verità per Alex e Edith è che di fronte ai grandi cambiamenti e a grandi traumi è difficile comunicare e, forse, tutto ciò che si può fare e restarsi vicini cercando di restare in qualche modo a galla. Nella realizzazione del corto un apporto fondamentale è stato dato da Lav Diaz (il quale ci ha abituato a un b/n d’impatto, non ultimo Genus Pan, che ha ricevuto il premio Orizzonti per la Miglior Regia al Festival di Venezia 2020, nda), il quale ha seguito e supervisionato il progetto, oltre che realizzare parte della composizione della colonna sonora. Anche Jean Perret e Jorge Yglesias e tutta la cattedra di Umanità della scuola di cinema EICTV ha supportato il progetto e permesso la sua realizzazione. In post-produzione il confronto con Gianluca Arcopinto ha arricchito e stimolato ulteriormente il cortometraggio. […] Di fronte ai legami veri, ai grandi amori e alle grandi connessioni emotive, la distanza e forse niente può davvero cambiare qualcosa, o almeno questo è il grido di speranza che il film vorrebbe lanciare» (dalle note di regia).
L’opera è come se fosse costituita da quadri, in cui le parole sono centellinate, quasi a non volerle sprecare, e man mano che la malinconia prende piede aumentano di pari passo la poesia e il senso della mancanza. Los Océanos son los Verdaderos Continentes è anche un forte atto d’amore verso lo spettacolo dal vivo e il cinema (ma non vi spieghiamo come questo venga esplicitato).
Dopo aver ricevuto il riconoscimento come Miglior contributo tecnico per la fotografia alla Settimana della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, la produzione breve diretta da Tommaso Santambrogio è stato insignito (dalla giuria composta da Egle Santolini, Davide Turrini, Akim Zejjari) come Miglior Film del ‘Concorso Extr’A0 alla 30esima edizione del FESCAAAL 2021 «per la sensibilità e l’immediatezza anti-retorica che gli permettono di analizzare sentimenti complessi come la nostalgia e il distacco dai luoghi e dagli amori».

Maria Lucia Tangorra

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