Sadla

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8.0 Awesome
  • voto 8

Circoli viziosi

Quello dell’abuso è un circolo difficile da spezzare, come tutti i circoli viziosi nei quali le persone possono finire invischiate. Ci sono tanti tipi di abuso e violenza, essere vittime non significa non poter essere carnefici allo stesso tempo. Tutto ciò viene analizzato nella teoria criminologica nota appunto come “circolo dell’abuso” sviluppata negli anni Settanta da Lenore Walker per indicare i termini di comportamento che si verificano in una tale situazione. Da questa teoria pare essere partita la regista sudafricana Zamo Mkhwanazi per realizzare il suo cortometraggio Sadla, in concorso al 30° Festival del Cinema Africano Asia e America Latina. La regista ci mostra uno spaccato di pochi minuti nella periferia di una non identificata città del Sudafrica durante i quali il ragazzo protagonista passa da vittima a carnefice con estrema naturalezza. La brevità dell’opera, solo sei minuti, in qualche modo ci pare concorrere ad esplicare quanto sia facile passare dall’uno all’altro ruolo. Ciò che vediamo è l’effetto a catena di un abuso di potere perpetrato negli spazi pubblici e ci sembra davvero rimandare alla teoria che abbiamo citato in apertura. L’abuso non è sempre fisico e la sua intensità può cambiare a seconda delle condizioni che concorrono al suo scatenarsi, ma è sempre un modo per ottenere dominio su di un altro individuo. Da come la narrazione viene sviluppata ci viene da pensare che il problema alla base degli abusi perpetrati nella pellicola sia culturale e dunque non estirpabile tramite unicamente la repressione. Cosa che, peraltro, potrebbe spalancare le porte ad una nuova catena di abusi e sopraffazioni. È, così ci pare, trattata come una questione complessa e di non facile soluzione, o almeno di non veloce soluzione; e richiede l’impegno e la partecipazione di tutti. L’abuso va combattuto sempre e comunque, chi vi assiste e non agisce è complice di chi lo perpetra. Così almeno sembra dirci la regista nel finale dell’opera, mostrando la donna che pur avendo assistito alle molestie del gruppo di ragazzi su di una ragazza, probabilmente spaventata che lo stesso potesse capitare a lei per opera di due uomini in una macchina lì vicino, si gira e si allontana a passo svelto. Questo ci rimanda al discorso delle vittime che si tramutano in carnefici. Tutti i personaggi che vediamo comparire nel film fanno parte di una catena dell’abuso e sono ad un certo punto vittime e carnefici. Per poter capire una situazione nella quale è presente un conflitto tanto generalizzato e brutale bisogna fare uno sforzo di comprensione per capire come si sia arrivati a questo punto nella società sudafricana. Ci sembra di capire che si tratti di un problema che giunga da lontano, profondamente insito nella società e tanto incancrenito da essere quasi impossibile da affrontare. Eppure da qualche parte è necessario iniziare, come, ad esempio, denunciandolo in un film perché tutti ne parlino.

Luca Bovio

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