Ghiaccio

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7.0 Awesome
  • voto 7

Fratelli (sospesi) d’Italia

Sembra uno spunto narrativo da commedia Disney per famiglie. Invece, scavando nella realtà italiana, emergono storie come quelle raccontate nel documentario Ghiaccio, diretto da Tomaso Clavarino e selezionato alla prima edizione del Mescalito Biopic Fest. Vicende di vita quotidiana che assumono significati capaci di andare ben oltre la semplice documentazione visiva.
Quattro anni fa sbarca in Italia un gruppo di immigrati provenienti dalle zone più remote dell’Africa. Tra di essi ci sono giovani come Seedia Ceesay, Kebba Keita, James Junior Bangura, Lamin Camara, Edward Assine, Joseph Fornie. Originari di nazioni come Gambia o Sierra Leone, non si conoscevano tra loro ma il viaggio della speranza verso il nostro paese li rende simili a fratelli. Vengono assegnati tutti ad un progetto d’integrazione in località Val Pellice (Piemonte), luogo impoverito dal fenomeno contrario, cioè l’emigrazione giovanile dei nostri connazionali. Il gruppo di ragazzi africani si adatta a qualsiasi lavoro, trovando una propria dimensione sociale. E scopre uno sport del tutto sconosciuto come il curling. Proprio loro che mai avevano calcato una lastra di ghiaccio, avendo sentito solo parlare di un elemento naturale chiamato neve. Si appassionano e si impratichiscono, arrivando a disputare addirittura il campionato di serie C.
Il lungometraggio realizzato da Tomaso Clavarino saggiamente si sdoppia sin dalle prime battute. Segue le vicende sportive della squadra composta dai giovani africani con il fondamentale aiuto di alcuni piemontesi e, contemporaneamente, ne racconta sia la storia pregressa che l’accidentato percorso burocratico intrapreso per ottenere il diritto di asilo nel nostro paese. Grazie alla completezza della descrizione umana dei protagonisti risulta inevitabile lo scatto dell’empatia spettatoriale nei loro confronti. Ghiaccio è un documentario esemplare dallo sguardo “neutro”, come sempre dovrebbe essere in questi casi. Non è il linguaggio formale ad emergere e men che meno il presupposto ideologico. Semplicemente pone i fatti al centro del narrazione. Ad essere raccontati e raccontare essi stessi. Il confronto tra le due dimensioni ivi descritte ha un che di spietato e ineluttabile: da un lato la sportività che alberga nel curling, disciplina “pura” del tutto priva degli isterismi che affliggono gli sport cosiddetti maggiori; dall’altro l’estenuante calvario sulla richiesta d’asilo, reso ulteriormente difficoltoso dalle restrizioni introdotte dai decreti sicurezza partoriti dall’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini. I quali decreti, in pratica, tra modifiche alle leggi preesistenti e nuove regole introdotte, smantellano qualsiasi possibilità d’integrazione per persone come i protagonisti del documentario in questione. Tuttavia un altro merito di Ghiaccio risiede nel non sottolineare oltremisura il suo messaggio umanista, lasciandolo sedimentare tra le righe. In modo che ognuno tra gli spettatori, possedendo tutte le informazioni del caso, tragga le proprie conclusioni sull’argomento.
Una postilla, a fine visione, ci avvisa che, a maggio 2020, tra rifiuti delle rispettive domande e nuovi appelli giudiziari, la situazione dei giovani resta ancora in sospeso. Lasciando in chi guarda una duplice sensazione: di sconforto nel vedere ostacolato un progetto quasi da utopia realizzata, ma anche di speranza nel constatare come la volontà dei singoli, anche per le innumerevoli traversie superate nel passato, sarà più forte di qualsivoglia avversità gettata sulla loro strada.

Daniele De Angelis

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