Kufid

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8.0 Awesome
  • voto 8

Kufid ci ha sconvolto

Ognuno di noi ha programmi per la sua vita. Un vecchio detto recita, però, che ciò che ci accade mentre facciamo programmi per la nostra vita è la nostra vita. Sono sicuro ci sia una lezione in questo che vada oltre il fatto che, in sostanza, l’unica certezza nella vita di ognuno è che non ci sono certezze nella vita. Certo dirlo, o pensarlo, è un conto; viverlo è tutto un altro paio di maniche. Deve averlo pensato anche il regista Elia Moutamid, bresciano di origine marocchina, quando, come tutti noi, è rimasto anch’egli travolto dalla pandemia del Covid. E dunque, eccolo passare da un progettato film sulla gentrificazione della città marocchina di Fés, suo luogo natale, ad un film sulla pandemia ed il lockdown, presentato in concorso nella sezione EXTR’A del 30° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, che testimonia come in realtà l’unica certezza della vita sia l’assenza di certezze. Questo film che nasce dall’epidemia fin da subito assume l’habitus del diario intimo nel quale il regista, con un tocco di ironia, confida a Kufid, termine in gergo marocchino coniato dallo stesso Moutamid per chiamare il Covid, le sue riflessioni umane e sociali, facendo i conti con stereotipi e pregiudizi che la pandemia ha lasciato in sospeso. In un tono da tragicommedia il regista usa se stesso e la sua esperienza come sineddoche e crasi di due comunità, quella bresciano-padana dove è cresciuto e quella marocchina delle sue origini. Vengono in mente molti riferimenti al cinema italiano del tempo della Commedia all’italiana per come il tema viene trattato, per l’ronia che riesce a stemperare il dramma, ma forse il riferimento più immediato e forte è al cinema di Michael Moore, il quale pure usa la forma documentario per mescolare diario intimo ed analisi della realtà. E così fa anche Moutamid. Nella sua storia si rivede l’esperienza che tutti abbiamo vissuto nell’ultimo anno: l’iniziale sottovalutazione, poi lo stupore d fronte ai numeri che aumentano, agli ammalati che iniziano ad affollare gli ospedali, i morti in numero sempre crescente, persone a noi care che vengono colpite, i gesti più comuni e quotidiani che diventano impossibili o quasi, parole nuove e sconosciute che diventano familiari, paura, rabbia e frustrazione che crescono.
In tutto questo i sentimenti più diversi si rincorrono e alternano, tutta la nostra vita ci appare, perché la è, sconvolta. Ma il mondo non si è fermato per sempre, è rimasto in sospeso, come in sospeso sono rimaste le tante questioni, economiche, politiche, sociali che il Covid ha temporaneamente allontanato dai nostri pensieri, ma non dalla nostra realtà, esse sono ancor tra noi.
E qui si riprende il tema dell’inter-cultura che il regista bresciano già più volte aveva trattato. Un tema che lo coinvolge personalmente, e che si lega ad una domanda che rimane inevasa, questa pandemia ci renderà migliori? Alcuni indizi farebbero pensare di sì, molti altri di no. Forse resteremo uguali, non è detto che sia una buona notizia.

Luca Bovio

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