Venti candeline
Il tempo passa. Quindi anche contare le edizioni della Festa di Roma può tornare utile a ricordare quanto stiamo invecchiando, un po’ come il famoso metro di Nanni Moretti immortalato in Aprile. Siamo dunque alla ventesima edizione. E noi di Cineclandestino le abbiamo seguite tutte – ad eccezione di quella marchiata dal covid, nel 2020 – con impegno e passione, come fosse uno degli eventi più importanti aventi luogo in territorio italiano. Lo è stato in effetti? La risposta istintiva sarebbe negativa. Ci sono stati tentativi di creare qualcosa di nuovo, andati a cozzare contro la macchina politica. Adesso altre lotte sotterranee, scaturite dall’insaziabile fame governativa. Ma almeno, sotto la direzione artistica di Paola Malanga, la Festa del Cinema di Roma ha assunto una fisionomia ben definita, piaccia essa o meno. E sembra proprio che, per quanto riguarda la selezione delle opere, la scelta si sia ampliata, geograficamente parlando. Requisito fondamentale per una manifestazione con qualche velleità.
Prendiamo il Concorso Prospective Cinema. Opere da Cina, Taiwan (bel messaggio…) e Portorico, oltre a tantissima (troppa?) Italia, come al solito. Eppure si sfiorano sempre problematiche ben vive e presenti, come la condizione femminile nell’argentino Miss Carbòn di Augustina Macri, il terrore dell’invecchiamento nel cinese Wild Nights, Tamed Beasts opera prima di Wang Tong, oppure “semplici” storie di immigrazione e adattamento impossibile, vedere lo statunitense Mad Bills to Pay, orchestrato quasi in modo documentaristico da Joel Alfonso Vargas. Mentre l’Italia insegue fatti di cronaca del passato, sia remoto che recente, nel caso di Andrea De Sica ed il suo Gli occhi degli altri sul delitto Casati degli anni settanta e Vincenzo Alfieri con 40 secondi, incentrato sul brutale omicidio di Willy Duarte Monteiro nel 2020.
Occhi puntati anche sul ritorno alla regia del venerando Jim Sheridan – in coregia con David Merriman – ed il suo Re-Creation, quasi una rilettura del classico La parola ai giurati, ma soprattutto al folle Quentin Dupieux e al suo L’accident de piano, surreale vicenda su un mondo completamente fuori controllo. Sul resto del Concorso sempre aperti a possibili, liete sorprese.
Belle sorprese che di certo non mancheranno nella sezione autonoma di Alice nella Città, variegato contenitore di titoli non necessariamente per un pubblico giovanissimo. In questo caso lasciare il piacere della scoperta è quasi un dovere. Mentre noi proseguiamo a volo d’angelo sulle altre sezioni. In Freestyle, sezione di cinema più sperimentale, spiccano La camera di consiglio di Fiorella Infascelli sul maxi processo di Palermo ed il documentario Rino Gaetano sempre più blu di Giorgio Verdelli, sulla vita e l’eredità del mai dimenticato cantautore calabrese. Da segnalare anche la serie Anatomia de un istante di Alberto Rodriguez, sugli ultimi colpi di coda del franchismo ad inizio anni ottanta in Spagna.
Interessanti proposte anche nella sezione Gran Public, a partire da Cinque secondi di quel Paolo Virzì che si spera abbia ritrovato la vena migliore. Dedicato idealmente ad Anna Magnani è Anna, di e con Monica Guerritore, ricco di suggestioni. Dalla Francia i sentimentali Deux pianos di Arnaud Desplechin e Dracula: A Love Tale di Luc Besson. Due modi, ovviamente differenti, di raccontare l’amore. Hamnet di Choloé Zhao arriva alla Festa accreditato di un buon esito critico, utile per l’imminente stagione dei premi; mentre non si può non segnalare il debutto alla regia del mitico attore Brian Cox con Glenrothan, una storia famigliare densa di sfaccettature.
Non troppo pingue la sezione qualitativamente più affidabile, ovvero quella del Best of 2025. Dai vari festival approdano a Roma la Palma d’Oro di Cannes It Was Just an Accident del maestro Jafar Panahi, Nouvelle Vague del sempre affidabile Richard Linklater, Dreams del messicano Michel Franco, il quale prosegue la fruttuosa collaborazione con Jessica Chastain. Per ultimo il controverso Eddington di Ari Aster, ritratto di un’America in eterno stato di scontro. Vedremo e giudicheremo, come per tante altre opere.
Daniele De Angelis
Riepilogo recensioni per sezione dalla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma
Concorso Progressive Cinema
Hen di György Pálfi
Left-Handed Girl di Tsou Shih-ching
L’Accident de piano di Quentin Dupieux
Roberto Rossellini – Più di una vita di AA.VV.
Good Boy di Jan Komasa
Nino di Pauline Loquès
Grand Public
Hedda di Nia DaCosta
Palestine 36 di Annemarie Jacir
La vita va così di Riccardo Milani
Elena del ghetto di Stefano Casertano
Rental Family di Hikari
Alla Festa della Rivoluzione di Arnaldo Catinari
Best of 2025
It Was Just an Accident di Jafar Panahi
Nouvelle Vague di Richard Linklater
Dreams di Michel Franco
If I Had Legs I’d Kick You di Mary Bronstein
Eddington di Ari Aster
The Secret Agent di Kleber Mendonça Filho
Freestyle
It’s Never Over, Jeff Buckley di Amy Berg
Tienimi presente di Alberto Palmiero
Tutta vita di Valentina Cenni
Special Screenings
80 minuti – Italrugby, l’ambizione di arrivare in alto di Matteo Mazzocchi
Kenny Dalglish di Asif Kapadia
I Am Curious Johnny di Julien Temple
Put Your Soul on Your Hand and Walk di Sepideh Farsi
La chitarra nella roccia – Lucio Corsi dal vivo all’Abbazia di San Galgano di Tommaso Ottomano
Temps Noveaux di François Caillat
2000 Meters to Andriivka di Mstyslav Černov
Le chant des forêts di Vincent Munier
Alice nella Città
Ciao, Varsavia (corto) di Diletta Di Nicolantonio
Scarlet di Mamoru Hosoda
Anemone di Ronan Day-Lewis
RIP di Alessandro D’Ambrosi e Santa De Santis
Cos te costa (corto) di Davide Del Degan
Leila di AA.VV.
2 Cuori e 2 Capanne di Massimiliano Bruno
Domani interrogo di Umberto Carteni
The President’s Cake di Hasan Hadi
Un anno di scuola di Laura Samani
Omaggio a Carla Simón
Omaggio a Claudio Caligari









