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La vita va così

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VOTO: 7,5

Ritratto di una Sardegna (non ancora) perduta

Tratto da una storia vera, l’ultimo film di Riccardo Milani, La vita va così, nelle sale con Medusa dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2025, si avvale di una fotografia eccezionale che mette in risalto le bellezze della nostra Sardegna e di un cast stellare assolutamente irresistibile, dall’istrionica e bravissima Virginia Raffaele (Francesca), già protagonista del precedente Un mondo a parte, al malincomico Aldo Baglio (Mariano), da un Diego Abatantuono (Giacomo) che cambia pelle durante il film ad una inedita Geppi Cucciari nei panni della giudice Giovanna, sino ad un iconico Giuseppe Ignazio Loi, che interpreta il pastore sardo Efisio Mulas, che difende la sua casa dagli speculatori edilizi venuti da Milano.

Siamo nel 1999: un gruppo immobiliare milanese, capitanato da Giacomo, sta acquisendo terreni vicino a Bellesamanna, nella Sardegna del Sud, per costruire un resort a cinque stelle. Se tutti gli abitanti hanno già ceduto le loro terre, alle promesse di posti di lavoro nel futuro resort, l’ottantenne pastore Efisio Mulas rifiuta di lasciare la sua casa e le sue mucche, che porta a pascolare sulla spiaggia. Da Milano, Giacomo invia Mariano a seguire i lavori e ad offrire cifre sempre più consistenti ad Efisio; ma né il denaro né le suppliche dell’intero paese riescono a smuovere il pastore, che non vuole lasciare la dimora che era di suo padre e di suo nonno. Gli anni passano, torna in visita a Bellesamanna finanche il figlio, trasferitosi per lavoro in Inghilterra, con la moglie inglese ed i due figli, per caldeggiare una vendita che avrebbe permesso loro il ritorno in paese, mentre la figlia Francesca, che è sempre rimasta a vivere a Bellesamanna, dapprima restia, appoggia il padre nella sua scelta.

La vita va così si srotola così lungo una decina di anni di tira e molla, in cui vediamo i protagonisti cambiare a poco a poco; Francesca che capisce il valore della terra in cui vive, Mariano che respira sarditudine e si ribella a Giacomo, gli abitanti di Bellesamanna sempre più ostili che fanno di tutto, dalle richieste fino al tentato raggiro, per costringere Efisio a vendere, fino a Giacomo, che decide infine di recarsi sul posto per capire come vincere una battaglia in stallo da anni.
A differenza del precedente Un mondo a parte, La vita va così ha un ritmo più allungato ed una comicità meno evidente, è più introspettivo come la terra che dipinge ma allo stesso tempo entra meno nella profondità dei personaggi. Nella Sardegna dalla bellezza selvaggia il tempo scorre ad una velocità diversa, più lenta, gli anni passano ma in paese nulla cambia, come fa notare Francesca alla giudice Giovanna; e se il film copre un arco temporale di dieci anni, anno dopo anno tutto si ripete, le richieste dell’immobiliare aumentano fino al paradosso ed Efisio resta fermo sulle sue posizioni, Francesca e Mariano si affrontano ed infine si capiscono e si trovano a combattere dalla stessa parte, ma senza impennate di sceneggiatura.

Il fulcro de La vita va così è la lotta tra un piccolo Davide, Efisio, contro un gigante Golia, l’immobiliare di Giacomo, ma al tempo stesso è il confronto inevitabile di una comunità isolata tra la necessità di modernizzarsi e la volontà di rimanere fedele alle proprie radici. Milani, pur non rinunciando a diverse frecciatine agli speculatori edilizi che la Sardegna l’hanno massacrata, costruendo senza rispetto per la natura del luogo su terreni acquisiti dai pastori per cifre irrisorie, cerca di mantenere una equità nel racconto: sebbene sia dipinta come un teatrino, l’esposizione delle ragioni dei paesani è autentica, tocca tasti reali e tangibili come la preoccupazione economica di un paese che sta morendo, che non ha nulla da offrire ai più giovani e vede nella costruzione del resort e nell’arrivo dei turisti la possibilità di rinascere. Al tempo stesso, strazia il cuore vedere le ruspe che fanno tabula rasa della vegetazione secolare, le bellezze naturali deturpate dal cemento. Efisio difende la sua terra, ma difende tutta la Sardegna, che si riconosce in lui e ne fa il suo eroe: l’unico uomo caparbio e testardo capace di resistere anni alle lusinghe dell’immobiliare milanese per non vedere la morte di quella bellezza.
Interpretato da Giuseppe Ignazio Loi, il suo volto incarna il pastore sardo in ogni ruga ed espressione; cocciuto come la sua gente, parla nel suo ‘dialetto stretto’ che neppure i compaesani capiscono. Accanto a lui, la figlia Francesca (Virginia Raffaele, che è passata con disinvoltura dall’abruzzese del precedente film al sardo) è invece la mediatrice ed interprete, la generazione successiva, combattuta tra la modernità inevitabile e le necessità materiali e l’amore per la propria terra. ‘La vita va così’, dice al suo primo incontro con Mariano, ed è proprio così che andrà, fino alla fine.

Michela Aloisi

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