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L’agente segreto

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VOTO: 8

Carnevale di sangue

Con un palmares di tutto rispetto già in cassaforte, nel quale figura la prestigiosa doppietta a Cannes 2025 (miglior regia e migliore interpretazione maschile), al quale si potrebbero aggiungere da qui alle prossime settimane degli altri importanti riconoscimenti (due nomination agli Oscar tra cui quella per il miglior film straniero), L’agente segreto (O Agente Secreto) di Kleber Mendonça Filho arriverà finalmente nelle sale nostrane grazie a Minerva Pictures dopo un antipasto alla 20esima Festa del Cinema di Roma, nel mezzo di un fortunato tour nel circuito festivaliero che lo ha visto fare tappa tra le altre alle kermesse di Telluride e Toronto.
L’ultima fatica dietro la macchina da presa del regista e sceneggiatore brasiliano, del quale in passato avevamo già gradito e non poco pellicole come Bacurau e Aquarius, mette sul piatto un’interpretazione di Wagner Moura di altissimo livello (non a caso premiata sulla Croisette e candidata ai recenti Golden Globes), che spicca in un cast internazionale di spessore nel quale figurano tra i tanti Udo Kier, Gabriel Leone e Maria Fernanda Cândido. Del resto, le performance sono sempre state un punto fermo e di forza del e nel cinema di Kleber Mendonça Filho, basti pensare a quella sontuosa di Sonia Braga nel già citato Aquarius. E Moura non è da meno, con l’attore di Rodelas che dopo avere indossato i panni di Pablo Escobar in Narcos e di Joel in Civil War di Alex Garland, si cala con straordinaria efficacia nel ruolo di Marcelo, un professore universitario quarantenne in fuga dal proprio passato che arriva a Recife durante la settimana del carnevale, sperando di ricongiungersi con suo figlio, ma si rende presto conto che la città è tutt’altro che il rifugio non violento che cercava.
Siamo nel Brasile degli anni Settanta, epoca che l’autore con un eufemismo presenta graficamente nell’incipit definendola “dispettosa”, ma che sappiamo dalle cronache essere stata particolarmente violenta e marcia fino al midollo. La corruzione dilagante tanto ai piani alti quanto bassi, le misteriose sparizioni, la repressione e i morti ammazzati per le strade a tutte le ore del giorno e della notte, ne hanno caratterizzato, infettandoli, i capitoli della storia del Paese, come raccontato senza mezze misure e con grande potenza da Walter Salles nel suo indimenticabile dramma Io sono ancora qui. Il connazionale riavvolge le lancette riportandoci al 1977, il cui Carnevale finirà con il tingersi di sangue, facendo da cornice a un film che, sotto le mentite spoglie di un thriller politico e non di una spy-story come lascerebbe presagire furbescamente il titolo, tiene incollati alle poltrone lo spettatore di turno per tutti e 160 minuti a disposizione. Durata monstre sulla carta, ma che Kleber Mendonça Filho gestisce alla perfezione creando un giusto equilibrio tra tempi dilatati e repentine accelerazioni, con una serie di cambi di ritmo che scandiscono le tre parti che vanno a comporre il racconto. La scrittura è infatti l’altro valore aggiunto dell’opera, capace sfornare trovate imprevedibili (la gamba pelosa), citazioni calzanti (quella a Lo squalo su tutte), battute sibilline e una galleria di personaggi che meriterebbero degli spin-off per quanto ben disegnati (tra sicari e nazisti in fuga, poliziotti e burocrati corrotti), con quello di Marcelo che ne rappresenta la punta dell’iceberg.
Al resto ci pensa la messa in quadro, quella di un period-drama ben curato in ogni suo elemento tecnico ed estetico, non ultime la fotografia e le scenografie che contribuiscono a dare a L’agente segreto la confezione che si merita, anche quando questa viene stressata e spinta all’eccesso dal regista brasiliano con spiazzanti incursioni pulp e horror. Incursioni, queste, con e attraverso le quali l’autore aumenta il caleidoscopio di generi e colori nella tavolozza, entrando a gamba tesa sul fruitore.

Francesco Del Grosso

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