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La torta del presidente

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VOTO: 8

Ingredienti preziosi

Dopo la vittoria della Caméra d’Or e del Premio del Pubblico alla Quinzaine des cinéastes del Festival di Cannes 2025, altre partecipazioni a prestigiose kermesse come quelle di San Sebastián e Alice nella Città della 20esima edizione della Festa del Cinema di Roma, per La torta del presidente (The President’s Cake), folgorante esordio al lungometraggio di Hasan Hadi, è venuto il momento di approdare finalmente anche nelle sale nostrane a partire dal 19 marzo 2026 grazie a Lucky Red. Un vero e proprio regalo, questo, per il pubblico italiano, che potrà abbandonarsi alla visione di un’opera che fa di un mix di emozioni cangianti il proprio cuore pulsante, lasciando una traccia del suo passaggio nello spettatore di turno.
Per alimentarla il regista iracheno ha attinto al proprio cassetto dei ricordi d’infanzia trascorsa nella terra natia durante il regime di Saddam Hussein. Hadi ha poi trasformato quei ricordi in un film su quel periodo, descrivendo la realtà quotidiana della sua gente, ma soprattutto celebrando il potere dell’amore e dell’amicizia. Ecco allora l’autore riavvolgere le lancette per tornare con la mente e con il corpo nell’Iraq sopraffatto dalla guerra e dalla carestia degli anni Novanta, fisicamente e moralmente distrutto, dove la corruzione dilaga, gli uomini adulti sono esseri meschini, per raccontare le vicissitudini di una scolara di nome Lamia di 9 anni, costretta a preparare una torta per il presidente nell’ambito di un concorso scolastico. La giovane, originaria di un villaggio nella palude, giunge a Baghdad con il gallo e la nonna appena licenziata dal lavoro nei campi e vive diverse disavventure con l’amico Saeed nel cercare gli ingredienti necessari, impresa difficile dato che beni di prima necessità come farina e zucchero sono inaccessibili, sia dal punto di vista economico che per la loro reperibilità. Motivo per cui nessuno li possiede più in casa diventando terreno di scambio o, peggio, di ricatto. In questa “odissea” metropolitana, la bambina andrà incontro a una serie di peripezie a volte avventurose a volte pericolose, ma anche buffe riuscendo alla fine – forse – nel suo intento.
Girato interamente nel Paese natale del regista con un cast composto per lo più da attori inesperti, a cominciare dalla bravissima ed espressiva Banin Ahmad Nayef che veste i panni di Lamia (vedi le scene del macellaio pedofilo), La torta del presidentesi basa su una combinazione calibrata di toni e suggestioni, anche molto distanti tra loro. Il contrasto perfetto tra questi rappresenta il punto di forza, il termometro e il valore aggiunto dell’opera in questione, capace per merito dell’approccio delicato dell’autore di non speculare mai sul dolore dei personaggi come solo quelle storie furbescamente ricattatore sanno fare, anche quando se ne presenta sull’occasione. Fotografando di fatto una drammatica realtà, Hadi mescola senza soluzione di continuità i registri, compreso quello comico, per portare sullo schermo una fiaba neorealista di grande impatto emotivo che ricorda il cinema del compianto Abbas Kiarostami.

Francesco Del Grosso

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