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Roberto Rossellini – Più di una vita

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VOTO: 8,5

Il cinema come infinita ricerca e inarrestabile passione

Come ha ricordato, in rappresentanza della Festa del Cinema di Roma, il moderatore dell’evento andato in scena l’8 gennaio 2026 alla Casa del Cinema, è assai raro che il Premio del Pubblico di tale festival venga assegnato a un documentario. Eppure, è altresì vero che oggigiorno nel cinema documentario si possono a volte riscontrare una verve narrativa e un appeal per il grande pubblico maggiori di quelli che possiedono tante opere di finzione. Indubbiamente questo è il caso di Roberto Rossellini – Più di una vita, scaturito come il precedente The Rossellinis dall’ottimo lavoro che Ilaria de Laurentiis, Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti hanno condotto in equipe; facendosi produrre da B&B Film, in collaborazione con Rai Cinema, ZDF, Arte, VFS Films e Creative Europe Desk Italy MEDIA, un lungometraggio che non è soltanto una piccola lezione di Storia del Cinema, ma anche un ritratto umano di eccezionale profondità.

Il loro documentario lo avevamo appunto intercettato nei giorni della Festa del Cinema 2025. Ma rivederlo la sera dell’otto gennaio alla presenza del fotografo Giorgio Tonti, figlio del grande direttore della fotografia Aldo Tonti e ultimo testimone diretto del rocambolesco viaggio in India che portò Roberto Rossellini a realizzare l’affascinante India – Matri Bhumi (1959), ha rappresentato un’ulteriore emozione; sia per l’aneddotica spigliata e divertente che l’anziano ma sempre arzillo uomo di cinema ha volentieri donato al pubblico; ma anche perché alcuni dei suoi scatti precedentemente utilizzati nel documentario sono stati ripresi per la piccola, deliziosa mostra allestita all’ingresso della Sala Cinecittà.
Quel viaggio in India, che oltre a un risultato artistico straordinario portò alla rottura con Ingrid Bergman e alla nuova love story con la fascinosa, magnetica sceneggiatrice indiana Sonali Das Gupta è una delle cesure fondamentali di un’opera che oltre all’utilizzo innovativo, creativo dei materiali di repertorio propone un intrigante excursus biografico sulla figura di Rossellini, ottimamente orchestrato attorno a determinate aree tematiche.
La crisi creativa al termine della “stagione neorealista”, i debiti, la passione per le automobili da corsa, le straordinarie storie sentimentali vissute, gli incontri con statisti del calibro di Nehru, il rapporto talora conflittuale con l’establishment culturale italiano (e in particolare con quello cinematografico), la scoperta del mezzo televisivo a fini divulgativi: sono tutti argomenti esplorati dagli autori dello scoppiettante documentario con una vivezza incredibile.

Per la riuscita di tale operazione, un ringraziamento speciale va poi a chi ha prestato la voce ai protagonisti: Sergio Castellitto per Roberto Rossellini, Kasia Smutniak per Ingrid Bergman, Vinicio Marchioni per Renzo Rossellini, Pierluigi Gigante per Aldo Tonti, Bertrand Chaumeton per Francois Truffaut, oltre a Isabella Rossellini e Tinto Brass che interpretano se stessi, tra gli altri. Ciò che ne scaturisce è un racconto cinematografico che copre circa due decenni della vita di Rossellini, facendoci riscoprire il Maestro (termine che peraltro lui, pur conscio del valore della propria ricerca cinematografica, non amava affatto), ed apprezzare ancor più l’Uomo con le sue debolezze, le sue utopie, il suo desiderio di non fermarsi mai e continuare sempre a esplorare linguaggi nuovi.

Stefano Coccia

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