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It’s Never Over, Jeff Buckley

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VOTO: 9

La musica non muore mai, Jeff Buckley!

Nella sezione FreeStyle della Festa del Cinema di Roma si trovano spesso delle straordinarie perle; è questo il caso, in questa 20esima edizione della Festa, dell’intenso documentario sul cantautore americano Jeff Buckley, It’s Never Over, Jeff Buckley di Amy Berg, proiettato nella grande – e stracolma – platea del teatro Olimpico. Un documentario che ripercorre la vita di Jeff attraverso la sua musica, le testimonianze di chi gli è stato vicino, materiale d’archivio struggente come i messaggi vocali lasciati in segreteria telefonica; classico nella forma, eppure originale ed indimenticabile, così come è stato lo stesso artista.

Jeff Buckley nasce ad Anaheim, a due passi da Los Angeles ma soprattutto dal parco tematico Disneyland, che la religiosa famiglia della madre di Jeff, Mary Guibert, considerava alla stregua del diavolo. In college, Mary conosce Tim Buckley, che la lascerà, incinta di Jeff, per seguire il suo cammino da musicista e costruirsi, poi, una nuova vita con una nuova famiglia. Mary, rimasta sola, dà così addio ai suoi sogni di gloria per crescere l’amato figlio, con cui avrà sempre un rapporto molto stretto. Mentre le immagini del piccolo Jeff scorrono sullo schermo, le parole di Mary lo descrivono come un cantante nato, che già dalla culla intonava la musica che gli arrivava dalla radio; non è difficile credere che una voce così straordinaria fosse innata in Jeff, perché se a cantare si può sempre imparare con la tecnica, il talento è fondamentale per raggiungere tali vette. Da qui parte un intenso viaggio attraverso la vita, gli amori, le tournée, gli eroi musicali di Jeff; dalla prima compagna Rebecca Moore, conosciuta a New York durante un concerto tributo per il padre Tim, scomparso prematuramente per overdose, all’ultima, Joan Wasser, la cui emozione nel parlare di Jeff è ancora adesso evidente nei suoi occhi e nella sua voce, dai musicisti della sua band allo stesso Buckley, la cui voce va oltre lo schermo attraverso registrazioni di repertorio e spezzoni di concerti. Un viaggio che la Berg racconta attraverso una forma mista di collage fotografico, video originali ed animazione grafica, dando corpo ai testi del cantautore oltre alle testimonianza di chi lo ha accompagnato nel suo percorso umano ed artistico.

Se la madre e le due storiche compagne danno un’immagine intima e nostalgica di Jeff, chi ha avuto la fortuna ed il privilegio di lavorare con lui ne mette in risalto anche il lato artistico ed il talento musicale, la sua passione per i Led Zeppelin e Nina Simone, il suo rock’n’roll che nasce dal desiderio di intrecciare gli stili dei suoi eroi musicali, in netta contrapposizione con il folk personale del padre Tim.

Jeff Buckley è stato un talento ed una voce straordinaria: sebbene sia conosciuto universalmente per il capolavoro Halleluja, tutto il suo primo album, Grace, è stato osannato da pubblico, critica e colleghi musicisti, tra cui l’iconico David Bowie; ma come tutti i grandi artisti, era anche un’anima libera, sensibile e fragile. La pressione delle case discografiche, preoccupate unicamente del proprio portafoglio, per un nuovo disco dopo il successo mondiale di Grace, mette poi in luce un tassello fondamentale per capire il mondo della musica: quello dei debiti che l’artista ha nei confronti della propria casa discografica che lo costringe ad accettare interferenze e pressioni sulle proprie opere.

Nel caso specifico, alle pressioni della casa discografica si aggiunge la difficoltà tipica dell’opera seconda: a fronte del successo planetario del primo album, non è semplice né indolore portarne a termine un secondo che abbia la stessa forza. Altro tassello posto in luce dalla Wasser è una sorta di depressione, una instabilità chimica di Buckley, che forse oggi avrebbe potuto essere curata ma di cui, allora, si sapeva ben poco. Tutte concause che hanno portato alla terribile disgrazia della morte prematura di Jeff, avvenuta nel 1997 a soli 31 anni; non per overdose, come il padre Tim, e probabilmente neppure per suicidio: annegato nel fiume dove – presumibilmente – si era tuffato per un bagno improvvisato.

It’s Never Over, Jeff Buclkey: Amy Berg dipinge un ritratto unico di Jeff, grazie ad immagini inedite e messaggi vocali esclusivi, che si alternano alle testimonianze della cerchia ristretta del cantautore e che la regista unisce con raffinatezza per mezzo di una grafica accattivante. Un ritratto dove musica e parole si intrecciano per dare di Buckley un quadro dai mille colori; e se l’uomo se n’è andato quasi trent’anni fa, la sua musica è ancora universalmente ascoltata. Perché la musica non muore mai, Jeff Buckley!

Michela Aloisi

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