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Domani interrogo

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VOTO: 7,5

La professoré (non) lo sa…

Arriva nelle sale dal 19 febbraio 2026 con Vision Distribution, dopo l’anteprima dello scorso ottobre ad Alice nella Città della 20esima Festa del Cinema di Roma, Domani interrogo, il film di Umberto Carteni tratto dall’omonimo romanzo edito da Marsilio di Gaja Cenciarelli, qui anche co-sceneggiatrice insieme a Herbert Simone Paragnani.
Per chi non avesse avuto modo di entrare precedentemente in contatto con il libro del 2022 della scrittrice, insegnate e traduttrici capitolina, che consigliamo caldamente di inserire tra le prossime letture, la storia narrata è quella di una professoressa di inglese, convinta del valore educativo fondamentale della scuola, che viene assegnata in un liceo difficile della periferia romana, nella zona di Rebibbia. I suoi colleghi hanno perso le speranze di cavare qualcosa dall’ultima classe, quella degli studenti più difficili, ritrosi, un guazzabuglio di melting pot urbano. Tra fumo e famiglie sfasciate, spaccio e primi amori, storie di sesso e rassegnazione, i ragazzi si buttano via giorno dopo giorno, tra canne, telefonini, e preconcetti, convinti che la vita fuori dalla scuola sia solo ostile e a loro preclusa. La professoressa o, meglio, «Pressoré», come la chiamano tutti, ha tre possibilità: scappare come i suoi predecessori, fregarsene o entrare in quella gabbia di leoni disarmata. Cercando inutilmente di capirli, riuscirà ad entrare nei loro cuori e a dare un senso sia al loro percorso scolastico che alla sua vita di insegnante.
Ecco ci risiamo verrebbe da dire al cospetto dell’ennesimo progetto audiovisivo incentrato e ambientato nel mondo della scuola. Tanti ne sono approdati sul piccolo e grande schermo in questi anni, al punto dal fare germogliare nelle potenziali fette di pubblico interessate una vena pregiudiziale piuttosto accentuata legata alla stereotipatizzazione dell’argomento in questione, alla ripetitività dei plot, del disegno dei personaggi e alla poca attinenza alla realtà di questi. Quella che per fortuna non è venuta meno invece nel cinema documentaristico che si è confrontato con la suddetta tematica. E allora vi starete chiedendo cosa può avere aggiunto di nuovo o quantomeno di significativo al già nutrito filone di riferimento una pellicola come quella firmata dal regista romano. Quel qualcosa è proprio il realismo di cui sopra, con il quale la macchina da presa ci (ri)porta tra i banchi di scuola per raccontare e mostrare cosa accade dentro e anche fuori dalle quattro mura di un istituto nel corso di un anno, nello specifico quello cruciale della maturità. Un approccio alla materia e una verità che ricordano quel gioiellino del compianto Laurent Cantet dal titolo Entre les murs, anch’esso spaccato simil-documentaristico di un anno scolastico all’interno della classe che prendeva spunto da un libro autobiografico dell’insegnante protagonista. Con le dedite distanze del caso, nonostante il richiamo di default per analogie fosse più quello a La scuola per via dell’ambientazione capitolina, Domani interrogo ha più affinità elettive proprio con il pluridecorato film francese di quante ne possa invece avere con quella che a suo tempo Daniele Luchetti ha tratto dalle pagine di Domenico Starnone (Ex Cattedra e Sottobanco).
In quelle della Cenciarelli, che hanno preso forma e sostanza da una sua esperienza diretta in “prima linea”, alle quali la trasposizione attinge fedelmente (compresi gli a parte dei protagonisti che consentono al fruitore di venire a conoscenza del loro futuro), salvo minimi quanto necessari cambiamenti strutturali dovuti a esigenze narrative (vedi la decisione di fare a meno del bellissimo decalogo che apre il romanzo), c’è una verità non filtrata e romanzata, oltre a una vicinanza ai singoli individui, che conferiscono alla messa in quadro quel realismo che rappresenta il valore aggiunto dell’opera. Il tutto reso possibile dall’immersione avvolgente ed emozionale negli eventi e nelle dinamiche, che passa attraverso le prospettive equamente distribuite tra il/la docente di turno e gli studenti coinvolti, oltre che dal lavoro davanti e dietro la cinepresa, con l’efficacissima interpretazioni del nutrito cast (su tutte quella di un’intensa e partecipe Anna Ferzetti nei panni della protagonista) e la regia minimalista di Carteni che fanno la differenza.

Francesco Del Grosso

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