Home Festival Altri festival La casa

La casa

4
0
VOTO: 8,5

L’intensità del ricordo

Il programma della 19esima edizione de La Nueva Ola – Festival del cinema spagnolo e latinoamericano, diretto da Iris Martin-Peralta e Federico Sartori, è come sempre variegato e di ottima qualità; già nella prima giornata di Festival, particolarmente intensa e coinvolgente è stata, per chi scrive, la visione di La casa di Álex Montoya (in concorso per il Premio Urban Vision Group nella sezione La Nueva Ola del Cine Español), adattamento dell’omonima graphic novel di Paco Roca (pubblicata in Italia da Tunué), che porta sullo schermo una storia intima e universale: tre fratelli si ritrovano nella casa di famiglia dopo la morte del padre, trasformando una semplice operazione pratica in un confronto emotivo tra ricordi, tensioni e identità. La storia originale è stata sceneggiata dallo stesso regista insieme a Joana M. Ortueta, trasponendo pienamente la profondità del soggetto di Roca dal fumetto al cinema.

La prima cosa che colpisce è la cura cinematografica dell’opera già nella scelta formale: mentre presente e ricordi del passato si intrecciano nella narrazione senza soluzione di continuità, visivamente risultano ben riconoscibili dai diversi formati – rettangolare per l’oggi, squadrato ed in pellicola i ricordi di ieri – amplificando tanto l’effetto nostalgia quanto l’intensità emotiva del racconto. E a proposito di ricordi, particolarmente interessante e pregno di memorie per la scrivente è stato il ritrovamento, da parte della giovane nipote Ema, di un vecchio mangiadischi contenente il vinile a 45 giri di una cover di Orzowei degli Oliver Onions.

La storia di per sé è semplice, quasi banale nella sua normalità, eppure tocca corde profonde nell’animo di chi la guarda, proprio per la sua universalità. Un padre rimasto vedovo e solo si ammala, tre figli lontani che cercano di occuparsi di lui senza rinunciare alle proprie vite; oggi, che il mondo va di corsa, preoccupato solo delle cose materiali, quanto tempo e quanto spazio resta per prendersi cura di chi ci ha dato la vita? Ecco allora, alla morte di Antonio (Luis Callejo) i rimpianti ed i rimorsi di chi resta, ad acuire un dolore profondo che inizia a fluire nell’incontro con i propri fratelli nella vecchia casa estiva di famiglia, che Roca prima e Montoya adesso descrivono efficacemente con le immagini prima ancora che con le parole. Altrettanto efficace e veemente è l’incontro dei tre, riunitasi nella casa di montagna per accordarsi sulla vendita; lo scrittore José (il bravissimo David Verdaguer), il puntiglioso e respingente Vicente (un eccezionale Óscar de la Fuente) e la sorella Carla (Lorena López), da tempo distanti, trasformano ben presto l’incontro in scontro, e la casa di famiglia nel luogo dove affrontare vecchi rancori ed invidie, mentre riaffiorano i propri ruoli all’interno della famiglia, rimasti congelati sin dall’infanzia e mai superati. A far da moderatori, per certo verso, le rispettive famiglie: la moglie di José, Silvia (Olivia Molina), Olga (Marta Belenguer) ed Ema (María Romanillos), moglie e figlia di Vicente, Cristobal (Jordi Aguilar) e la piccola Leia, marito e bimba di Carla. Oggi, che la famiglia, in un mondo dominato dal neoliberismo finanziario, è un valore minato da pressioni esterne (precarietà lavorativa, riduzione della spesa pubblica, difficoltà economiche, tendenza a privilegiare l’individuo consumatore rispetto alla stabilità del nucleo familiare), mentre una società in continua evoluzione (o forse, per certo verso, involuzione) tende a travolgere i valori tradizionali, il film di Montoya riporta, con delicata intensità e potenza emotiva, l’essere umano alla sua essenza, alle sue radici, al suo cuore.

Michela Aloisi

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

4 + 16 =