L’uomo che inventò il selfie
Julien Temple fa un ritratto inedito, colorato e pop di Johnny Pigozzi e della sua vita fuori dal comune in I Am Curious Johnny, documentario presentato alla 20esima edizione della Festa del Cinema di Roma. Dalle origini italiane alla residenza in Francia, dalla vita da playboy ai selfie ante litteram con i personaggi famosi degli anni Settanta, Pigozzi emerge come una figura straordinaria ed unica in un film che unisce il suo sguardo acuto sul mondo allo stile documentaristico e frizzante di Temple.
Figlio di un imprenditore torinese trasferitosi in Francia, dove ha creato e portato al successo l’industria automobilistica Simca, Jean ‘Johnny’ Pigozzi con quel padre ha avuto sempre un rapporto conflittuale; erede di quell’industria che vide alla guida delle sue auto personalità e famose star, ma con interessi diversi, poliedrici ed intellettuali, Johnny si affrancò da quel destino in seguito alla morte prematura del padre per seguire la sua strada ben fuori dall’ordinario. Sebbene sia poco noto al grande pubblico, Pigozzi ha infatti una rete di conoscenze vip incredibilmente vasta, da Mick Jagger a Michael Douglas, che nel film di Temple lo racconta con divertente ironia, una serie infinita di fotoritratti (antesignani del selfie contemporaneo) con le star dell’epoca ed una nutritissima collezione d’arte africana, unica in tutto il mondo.
La sua caratteristica principale è mostrata nel titolo del documentario: la curiosità. Una curiosità inesauribile che ha portato Johnny Pigozzi a sperimentare e cimentarsi a tutto tondo: da collezionista d’arte a fotografo, filantropo, playboy, ambientalista, imprenditore, designer di moda, Pigozzi sembra un personaggio da film eppure esiste realmente. Nato a Parigi, ha vissuto la sua vita tra la villa a Cap D’Antibes e quella privata nella Jungle Island a Panama, tra la Francia, l’Italia e gli Stati Uniti dello Studio 54, cittadino del mondo di cui è stato – ed è tuttora – al tempo stesso protagonista e spettatore. La sua vita è un esempio di leggerezza e curiosità, ma anche un preconizzatore dell’epoca in cui viviamo, quella dove l’immagine conta più della sostanza ed il desiderio di essere visti corrisponde a quello di lasciare un’impronta nel mondo. Se Instagram fosse nato allora, Jean Pigozzi, con la sua galleria infinita di autoritratti con le star, avrebbe miliardi di followers; è stato – in tal senso – un influencer del suo tempo, documentando la propria esistenza come una performance continua, con la differenza sostanziale di un corposo substrato intellettuale e filantropico (oltre che solidamente industriale), neanche lontanamente paragonabile alla futilità degli influencer odierni.
Il documentario di Julien Temple, I Am Curious Johnny, fa un ritratto piacevole ed ironico di Pigozzi, un uomo che è stato dentro e fuori la storia, osservatore privilegiato e protagonista involontario del jet set globale, un outsider dentro il sistema, un uomo capace di reinventare se stesso senza soluzione di continuità che ha attraversato decenni di mondanità planando dall’alto con leggerezza, senza mai appartenere a nulla, con un’arte del vivere che intreccia levità e curiosità senza limiti.
Michela Aloisi









