Milano Film Festival 2019: presentazione

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A (un) passo (dal) Duomo

Dopo le tante migrazioni topografiche che hanno segnato da ventitré anni a questa parte il cammino del Milano Film Festival, per la 24esima edizione, che andrà in scena dal 4 al 10 ottobre, la direzione artistica (Gabriele Salvatores e Alessandro Beretta) ha scelto di portare la kermesse meneghina in pieno Centro. Il Festival si sposta così dal suo periodo usuale andandosi a collocare nella prima parte di ottobre. Dopo il Piccolo Teatro, il Parco Sempione, BASE Milano e l’Anteo Palazzo del Cinema, solo per citare alcuni luoghi toccati dalla manifestazione nella sua storia, il festival approda al The Space Cinema Odeon, sala iconica di Milano, sorta alla fine degli anni Venti e ancora considerata una delle più caratteristiche della città, situata a due passi da Piazza Duomo. Dunque, cambiano le date e cambia anche il luogo, ma il DNA, salvo le consuete novità annuali (la sezione Industry), qualche rinuncia (la virtual reality) e i sempre graditi ritorni, rimane intatto con le due anime (popolare e autoriale) chiamate ancora una volta a mescolarsi senza soluzione di continuità per dare forma e sostanza a una line-up che si preannuncia sulla carta variegata in termini di offerta e qualitativamente rilevante. Ma l’ultima parola come sempre spetta allo schermo. Nel frattempo inganniamo l’attesa del responso con una panoramica più o meno esaustiva sul cartellone e sulle sezioni che la vanno a comporre.
Il programma conferma le due sezioni competitive, il “Concorso Internazionale Lungometraggi” e il “Concorso Internazionale Cortometraggi”. Nel primo trovano spazio sette opere prime e seconde in anteprima italiana tra cui: Swallow di Carlo Mirabella-Davis che usa un mix tra thriller e horror per accompagnare l’ossessione della protagonista nell’ingerire oggetti che si fa metafora e critica del benessere americano; O Fim do Mundo del portoghese Basil Da Cunha dove la periferia di Lisbona si trasforma nel teatro di una storia di formazione violenta; e il coloratissimo e musicale Ham on Rye, racconto solare, vintage e malinconico di un rito di passaggio corale firmato dallo statunitense Tyler Taormina. Fil rouge della selezione, il cambiamento, inteso come passaggio all’età adulta, ma anche come cambiamento mentale o di stato sociale, rappresentato con un mix inatteso di generi. In giuria: l’attrice Margherita Buy, la giornalista inglese Hannah Woodhead e lo sceneggiatore Maurizio Braucci. Nella vetrina destinata alla forma breve, invece, segnaliamo la presenza fuori concorso di Nimic, il nuovo corto del maestro dello spaesamento Yorgos Lanthimos con Matt Dillon, che va a completare la ricognizione che gli organizzatori del festival hanno voluto fare attraverso una selezione multiforme di 41 opere di autori under 40 provenienti da oltre 30 paesi. In giuria, per il Premio Campari Miglior short, la redazione inglese di “Nowness”, piattaforma multimediale internazionale fondata nel 2010, destinata a chi è “culturalmente curioso”, che si occupa di cinema, musica, moda, architettura, danza, arte, viaggi e design.
Non sono da meno le sezioni non competitive, laddove la direzione artistica ha inserito una mezza dozzina di chicche assolutamente da non perdere, a cominciare dal film di apertura dell’edizione e di “The Outsiders”, ossia lo stoner movie The Beach Bum di Harmony Korine, con un Matthew McConaughey più fisico che mai nei panni di un poeta votato all’autodistruzione, per chiudere con First Love, nel quale il maestro del cinema giapponese, Takashi Miike, mescola noir e commedia in modo esplosivo. Nel mezzo altri lavori interessanti come il ritratto dell’atipica sexworker e modella Eva Collé in Searching Eva di Pia Hellenthal oppure We are Little Zombies, esordio dall’estetica da videogame vintage di Makoto Nagahisa che stravolge un tema difficile come il lutto nell’infanzia.
Sempre fuori concorso la kermesse offre un ampio ventaglio di appuntamenti per tutti i gusti, anche quelli più esigenti. Per il suo “Immigration Day” ad esempio da non perdere è l’anteprima italiana del documentario The Rest del regista e attivista cinese Ai Weiwei, che affronta le drammatiche storie dei rifugiati del Mediterraneo. Così come da non perdere tra gli “Eventi speciali” la première mondiale di Nyman’s Eartquakes, un film sperimentale dedicato a immagini e memoria dei terremoti in cui il musicista di fama internazionale Michael Nyman usa il cinema a suo modo, in maniera assolutamente fuori dagli schemi.
Le buone notizie non sono però ancora finite e nemmeno le sorprese, a cominciare dalla nuova rassegna battezzata “Other Natures” che raccoglie tre titoli (Cemetery, Earth e Ghost Strata) a tema ambientale e quella che prova a riassumere con quattro opere l’una diversa dall’altra per storie e percorso produttivo la ricchezza e la vivacità del cinema indipendente italiano (La scomparsa di mia madre, Pietra, Selfie e Fulci for Fake). Spazio anche all’animazione grazie a un piccolo bilancio in forma di programma festivaliero con una maratona di 27 corti provenienti da tutto il mondo e un lungometraggio dal titolo Marona’s Fantastic Tale. Chiudono una serie di workshop e masterclass, tra cui quattro incontri battezzati “Italian Beauty Stories” con altrettante attrici del panorama nostrano che si raccontano al pubblico presente: Valeria Solarino (7 ottobre alle 19), Laura Chiatti (8 ottobre alle 19), Giulia Michelini (9 ottobre alle 20) e Margherita Buy (10 ottobre alle 19).

Francesco Del Grosso

Riepilogo recensioni per sezione del 24esimo Milano Film Festival

Concorso Internazionale Lungometraggi

Swallow di Carlo Mirabella-Davis

Ham on Rye di Tyler Taormina

Koko-di Koko-da di Johannes Nyholm

O Fim do Mundo di Basil da Cunha

A Certain Kind of Silence di Michal Hogenauer

The Sharks di Lucia Garibaldi

The Outsiders

First Love di Takashi Miike

The Beach Bum di Harmony Korine

We Are Little Zombies di Makoto Nagahisa

Searching Eva di Pia Hellenthal

The Souvenir di Joanna Hogg

Other Natures

Cemetery di Carlos Casas

Earth di Nikolaus Geyrhalter

Incontri italiani

Selfie di Agostino Ferrente

Fulci for Fake di Simone Scafidi

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