The Politician

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7.0 Awesome
  • voto 7

Il fine giustifica i mezzi

Netflix sforna un altro prodotto interessantissimo da guardare. Parliamo della serie televisiva The Politician distribuita dalla potente piattaforma streaming dal 27 settembre 2019. Ideata da Ryan Murphy, già showrunner di 911, Glee, American Crime Story e American Horror Story, coadiuvato da Ian Brennan e Brad Falchuk, la serie, composta da otto episodi, ricalca anche i precedenti lavori già realizzati da Murphy. Il protagonista intorno al quale gira tutta la serie è Payton Hobart, studente liceale con l’aspirazione di diventare, un giorno, Presidente degli Stati Uniti d’America. Consapevole della difficoltà dell’obiettivo, egli si candida alle elezioni per la presidenza del consiglio studentesco del suo liceo (quello che in Italia chiamiamo rappresentante d’istituto). Seppur trattandosi di una semplice campagna elettorale scolastica, la sceneggiatura assume un tono da commedia con l’aggiunta dell’elemento parodistico. Non sarà risparmiato nessuno e tutti saranno coinvolti in questa campagna elettorale che condurrà a momenti a dir poco assurdi. Payton si circonderà di uno staff fidato – composto dal suo consigliere e promotore Skye Layton (Rahne Jones) e dalla consigliera McAfee Westbrok (Laura Dreyfuss), i quali trarranno numerose iniziative nel tentativo bizzarro di togliere voti alla rivale di Payton Astrid Sloan (Lucy Boynton) in una corsa al potere che ricalcherà quella di una vera e propria campagna elettorale per la presidenza del paese. La scelta di Ryan Murphy di mostrare la campagna elettorale con questo tono da commedia ironica, consente di non appesantire troppo la serie rendendola godibile e anche divertente. Non è semplice schierarsi con qualcuno, anche perché all’interno del copione della serie non mancano per niente stratagemmi degni del miglior Machiavelli. “Il fine giustifica i mezzi”. Riassumere l’intera vicenda con queste parole è cosa giusta. Andando avanti nella visione, si fa conoscenza anche della madre di Payton, Georgina Hobart (interpretata dall’attrice Premio Oscar Gwyneth Paltrow), amorevole con il figlio seppur con vittima di un matrimonio alquanto stravagante e autrice di scappatelle erotiche saffiche con una domatrice di cavalli. Come vuole la poetica di Murphy, sempre sensibile alla tematica, non mancano le relazioni umane tra persone dello stesso sesso. Lo abbiamo visto in Glee, l’abbiamo visto in American Horror Story e lo vediamo anche qui in The Politician. Anche lo stesso protagonista intrattiene una relazione omossessuale con un suo compagno anche se, in seguito le cose cambiano per evidenti evoluzioni di sceneggiatura che capirete solo guardando la serie.
Altro elemento tipico della serie che ricalca sempre lo stile di Murphy rispetto ai suoi lavori precedenti, è la scelta delle location e delle ambientazioni. Come in Glee, anche qui la scuola è l’ambiente centrale in cui si svolge la vicenda. I colori vari, allegri e focosi riempiono ogni scena presa dalla macchina da presa che, allo stesso tempo, non rinuncia a riprese che descrivono bene le scenografie e primi piani per descrivere i momenti intimi del personaggio. Gli stessi personaggi presenti nella produzione, sono personaggi che in un ambiente normale definiremmo “sfigati”; Murphy non ha mai estromesso il pensiero secondo cui le persone che noi consideriamo marginali siano in realtà quelle che arrivano più in alto se ci si mettono di impegno. La cosa che manca in queste serie è forse la mancanza di scene forti che scandalizzino lo spettatore. Di solito nell’ambiente politico è molto facile scandalizzarsi magari per una frase sbagliata detta nel momento sbagliato. La scelta da parte della produzione di non superare determinati limiti – per lasciare più spazio alla commedia – impedisce l’elevazione di queste serie a capolavoro. Anche il mancato riferimento a risvolti filosofici (abbiamo individuato Machiavelli e nessun altro) in un’ambiente che condivide molto con il pensiero filosofico, penalizza la serie rendendo difficile individuarne un senso profondo e impedendo di capire quale sia il pensiero filosofico politico dei protagonisti. Tuttavia, guardando queste serie, si ha l’aria di assistere ad uno spettacolo al teatro, che rappresenta una campagna elettorale, ricca di colori e sfumature, che rendono la visione gradevole e interessante. Dato il finale aperto potrebbe esserne sviluppata una seconda stagione che potrebbe alzare il target della serie.

Stefano Berardo

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