Earth

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Le scene del delitto

Cos’è l’Antropocene? Perché l’essere umano muove e spacca quotidianamente la terra sotto i suoi piedi cosciente di essere il principale responsabile dei cambiamenti morfologici e del graduale esaurimento delle risorse del pianeta che lo ospita? Nonostante i numeri impietosi mediaticamente condivisi (156 milioni di tonnellate di rocce e suolo al giorno) da soli dovrebbero suonare come un campanello d’allarme, c’è comunque bisogno che il cinema, nello specifico quello del reale, mostri al carnefice le conseguenze e i danni che sta provocando alla Terra e di conseguenza a se stesso con il suo scellerato operato.
Prima Antropocene – L’epoca umana di Jennifer Baichwal, Edward Burtynsky e Nicholas de Pencier, poi Earth di Nikolaus Geyrhalter, hanno portato sullo schermo le prove concrete di questo processo di autodistruzione in atto e al momento irreversibile a causa del progresso e delle sempre più crescenti esigenze della Società odierna. Dopo il trio canadese ora è il turno del documentario firmato dal cineasta austriaco, mostrato nella sezione “Other Natures” della 24esima edizione del Milano Film Festival dopo il battesimo nel “Forum” della 69esima Berlinale, sbattere davanti agli occhi dello spettatori la dura e cruda verità nella speranza di un mea culpa collettivo.
L’uomo è di fatto e senza dubbio alcuno il primo fattore di cambiamento geologico della Terra, nostre sono infatti le macro e micro azioni che incessantemente stanno alimentando la catena di cause ed effetti. Geyrhalter porta la sua macchina da presa in giro alle varie latitudini per documentare laddove alcuni di questi piccoli e grandi gesti vengono legalmente compiuti: da San Fernando in California, al passo del Brennero al confine tra Austria Italia, per passare da Carrara alle Minas de Ríotinto in Spagna, che dopo tre secoli di estrazione del rame sembra un pianeta alieno, a Wolfenbüttel in Germania e Fort McKay in Canada. Scene del delitto, queste, che messe una dopo l’altra dal regista austriaco fanno davvero paura, poiché restituiscono, ciascuna a proprio modo, lo scempio e lo sciacallaggio in corso.
Earth è a tutti gli effetti un incisivo film d’inchiesta che lavora sul campo per ammonire. Per farlo sceglie però una linea di condotta non aggressiva e dallo spirito belligerante. Piuttosto cattura immagini che parlano da sole e raccoglie testimonianze che diventano nelle sue mani delle vere e proprie ammissioni di colpevolezza. In questo modo non è l’autore a giudicare, ma è il risultato scioccante che scorre sullo schermo a mettere nelle condizioni lo spettatore di giudicare se stesso e le azioni dei suoi simili. Ne viene fuori un viaggio sopra la superficie e nel sottosuolo, con Geyrhalter che diventa parte integrante e per certi versi invisibile dei luoghi e degli eventi, quanto basta per mostrarci tutto quello che c’è da mostrare, in modalità low profile e via via sempre più da vicino. Una scelta intelligente quella di non sbraitare che gli ha permesso di portare a casa immagini tremende in quanto a distruzione, ma esteticamente belle da vedere senza essere mai didascaliche o gratuite. Nel suo sguardo, infatti, la composizione visiva – ad esempio in alcune inquadrature dall’alto che rendono le miniere dei quadri astratti – scava nella realtà mostrandone il significato latente. Un contrappunto che coglie ogni volta nel segno.

Francesco Del Grosso

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