La quarta edizione del festival, nel segno di una continua crescita
Si è svolta a Roma tra la Casa del Cinema e il Cinema dei Piccoli, la quarta edizione del Biopic Fest. Nel periodo che va dal 22 al 27 settembre tanti appassionati hanno affollato le due location di Villa Borghese, il che rappresenta già un bel successo, per quella manifestazione cinematografica ideata a suo tempo in streaming dai creativi così attenti e lungimiranti di Mescalito Film. Paradossalmente da un paio di edizioni a questa parte sono proprio gli incontri col pubblico e le piccole tavole rotonde a margine delle proiezioni il vero fiore all’occhiello del festival capitolino. E quest’anno ha segnato, in tal senso, un’ulteriore crescita, dovuta ai vivaci Q&A, ai professionali photo call e alle altre interazioni con pubblico che lo staff di Alfiere Productions, coordinato con bravura e simpatia da Daniele Urciuolo, ha curato con notevole impegno per tutta la durata della manifestazione. Apporto, questo, fondamentale per la riuscita della stessa, al pari di quello profuso dai vari media partner, con MyMovies (sito delegato anche alle visioni online) e la nostra CineClandestino in testa.
Fa piacere inoltre che il meglio dell’italica cultura cinematografica abbia fatto da collante, proponendosi ad esempio come l’alfa e l’omega, letteralmente, della ricca kermesse. Nel senso che il battesimo del fuoco era spettato, nel pomeriggio di venerdì 22 settembre, alla proiezione in anteprima mondiale del cortometraggio La città oltre il tunnel di Lucilla Colonna: un personalissimo tributo all’immaginario felliniano, da parte della regista che aveva realizzato in precedenza il rinascimentale lungometraggio in costume Festina lente – Affrettati lentamente. Davvero un gran parterre, per la premiere italiana del corto, che ha riempito il Cinema dei Piccoli con la presenza in sala, tra gli altri, della protagonista Francesca Ceci, della scrittrice Cristiani Astori, della cantante ed attrice Michela Aloisi assieme al partner musicale e sosia di Mastroianni (almeno per l’occasione) Andrea Secli, del direttore della fotografia il colombiano Andrés Arce Maldonado e del Presidente dell’Associazione Tradizionale Pietas, la più stimata in Europa nell’ambito della Tradizione Romana, con la sua allegra famigliola al seguito.
Ospiti straordinari all’inizio e alla conclusione del festival: degna conclusione è stata infatti alla Casa del Cinema, mercoledì 27 settembre, la proiezione dell’acclamato documentario Parlami d’amore, dedicato a una grande figura degli anni d’oro della musica e del cinema italiano Achille Togliani. Co-diretto da Daniele Di Biasio e dal figlio stesso dell’indimenticato artista, ovvero l’attore e cineasta Adelmo Togliani, il film ha chiamato a raccolta altre personalità di riguardo dello spettacolo, dalla mitica Valeria Fabrizi al compositore Franco Bixio e al popolare “Mirkaccio”, ovvero Mirko Dettori, a sua volta musicista e anima di molte serate del burlesque romano.
In posizione mediana tra i due eventi in questione come non ricordare, infine, la proiezione di Grazie Lina, il toccante, intelligente e sincero omaggio a Lina Wertmüller, scritto e diretto dal giovane, affezionato sodale Yari Gugliucci? Pure lì presenze nel pubblico tali da rappresentare uno spaccato genuino e importante del mondo dello spettacolo di casa nostra.
Ma a parte questi appuntamenti intrisi di cinefilia e di Storia del Cinema, naturalmente, il Biopic Fest 2023 ha avuto comunque le classiche sezioni competitive (Finzione, Documentario, Cortometraggio) e di conseguenza i vari premi assegnati, dalla giuria o dal pubblico. Per cui vogliamo chiudere la disamina proprio con l’elenco dei vincitori (e, a seguire, con un breve sunto delle recensioni uscite sulla nostra rivista)
MIGLIOR FILM DI FINZIONE PER LA GIURIA
SAFE PLACE di Juraj Lerotić (Croazia, Slovenia – 2022)
Premiato dalla giuria “Per come l’autore ha saputo adattare il mezzo cinematografico a sottile, penetrante strumento terapeutico, la cui funzione catartica valesse per se stesso come pure per chiunque abbia dovuto confrontarsi, in famiglia o altrove, con tragedie di tale portata; peraltro il cineasta croato, Juraj Lerotić, vi è riuscito esponendosi in prima persona, sia attraverso la realizzazione del film che con la propria sofferta presenza in scena. Encomiabile poi la sensibilità trasmessa nell’arco dell’intera narrazione, serratissima, nel dipanarsi della quale viene dolentemente messa a fuoco l’interiorità di un profilo psicologico ormai devastato, le cui paranoie spingono inesorabilmente verso il suicidio, mentre a latere prende forma l’incontro/scontro (caratterizzato da un’acuta, folgorante critica di natura socio-politica) dei famigliari con istituzioni inadeguate, carenti, rappresentate da individui poco sensibili e condizionate da protocolli che raramente consentono di restare agganciati al versante umano di simili accadimenti.”
MIGLIOR FILM DI FINZIONE PER IL PUBBLICO
PINBALL – THE MAN WHO SAVED THE GAME di Austin Bragg e Meredith Bragg (Stati Uniti – 2022)
“La storia vera dell’uomo che ha riportato il flipper alla legalità. Spinto dalla passione quasi ossessiva per questo gioco, ma anche dalla curiosità di scoprirne le origini, Roger Sharpe, giornalista e scrittore, ne ha fatto il suo lavoro, dimostrando con i fatti quel che il film teorizza, che per raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri sogni a volte è necessario rischiare. I registi sono riusciti ad intrecciare con umorismo la storia vera con la fiction, il flipper con la storia d’amore, usando un linguaggio decisamente pop, dalla cura degli abiti d’epoca alla musica, dai (veri) baffoni di Roger alla rappresentazione della rivista di stile GQ, quest’ultima molto interessante perché è vista dall’interno della redazione ed ai suoi inizi, ben prima di diventare la rivista cult di oggi. Come sono interessanti le interviste di Sharpe agli ideatori, ai costruttori e divulgatori del pinball, che danno luce ad un gioco che oggi potremmo definire vintage ma che tanto appeal ha ancora ai giorni nostri.”
(estratto della recensione pubblicata da Michela Aloisi su CineClandestino)
MIGLIOR FILM DOCUMENTARIO PER LA GIURIA
AINU NENO AN AINU di Laura Liverani e Neo Sora (Giappone, 2021)
Premiato dalla giuria “Per il mirabile impasto di folgoranti intuizioni fotografiche, segmenti narrativi d’impronta situazionista e mirati approfondimenti di natura antropologica, da cui la presenza forse poco nota (per quanto testimoniata da grandi studiosi come il nostro Fosco Maraini) degli Ainu nel nord del Giappone acquisisce colore, sostanza, umana veridicità. L’acquerello in chiaroscuro di Laura Liverani e Neo Sora, fotografa e film-maker alla loro prima, riuscitissima collaborazione, riesce nell’intento di ritrarre una realtà sfaccettata, ponendone in evidenza sia i tratti più aspri che quelli più delicati, emotivamente toccanti. La coralità di fondo fa sì poi che il complesso rapporto degli Ainu con la società giapponese si arricchisca di dettagli stimolanti, a dir poco interessanti sul versante della Tradizione, lasciando però a ciascun personaggio incontrato durante il cammino lo spazio e il tempo necessari per presentare adeguatamente la propria storia personale allo spettatore.”
MIGLIOR FILM DOCUMENTARIO PER IL PUBBLICO
ADDICTED TO LIFE di Pola Rapaport (Belgio, Stati Uniti – )
“La Rapaport, che ha girato questo film testamento seguendo la Vervoort nel suo percorso alternando le vittorie olimpiche alla quotidianità della vita privata, i momenti di gioia a quelli degli attacchi dolorosi, ci lascia una immagine dell’atleta e della donna al tempo stesso delicata ed intensa, incorniciata da una fotografia splendida ed a tratti quasi simbolica; rendendo il suo Addicted to Life un vero Inno alla Vita.”
(estratto della recensione pubblicata da Michela Aloisi su CineClandestino)
MIGLIOR FILM CORTOMETRAGGIO PER LA GIURIA
CALCUTTA 8:40 AM di Adriano Valerio ( Francia, India – 2022)
“Per la rigorosa perizia tecnica che il regista lascia trasparire da ogni fotogramma. Adriano Valerio, con tratti brevi e soffici, restituisce allo spettatore un denso spaccato di umanità. Una umanità “notturna”, sofferta, solitaria e caotica allo stesso tempo. La malinconia di un padre che si trasforma lentamente in rimpianto, sino allo scoccare di una nuova alba.”
PREMIO F.I.C.E. (Federazione Italiana Cinema d’Essai)
“Un padre, un figlio: un legame impossibile. Adriano Valerio aggiunge un altro importante tassello a una filmografia che sa abbinare come pochi empatia e maestria tecnica, distillando in pochi minuti la storia di una vita e inquadrando gli individui nel contesto di appartenenza (e alienazione) con una naturalezza che supera la distanza dallo schermo.”
MIGLIOR FILM CORTOMETRAGGIO PER IL PUBBLICO
INTERNET SPARITO di Matteo Cirillo e Bonolis Bros. (Italia – 2022)
“Un cortometraggio originale, attuale e divertente Un racconto surreale che lascia anche molto su cui riflettere perché in chiave paradossale ci fa capire quanto i social stiano facendo impazzire tutti, poco alla volta. Geniale!”
(Dal commento di uno spettatore)
RECENSIONI DOCUMENTARI
Ainu Neno An Ainu di Laura Liverani e Neo Sora
Addicted to Life di Pola Rapaport
The Beat Bomb di Ferdinando Vicentini Orgnani
Parlami d’amore di Adelmo Togliani
RECENSIONI FINZIONE
Baghdad Messi di Samir Omar Kalifa
Safe Place di Juraj Lerotic
Pinball – The Man Who Saved the Game di Austin Bragg e Meredith Bragg
Bittersweet Rain di Haroldo Borges
RECENSIONI CORTI
La città oltre il tunnel di Lucilla Colonna
Grazie Lina di Yari Gugliucci
Un’ora sola di Serena Corvaglia
Stefano Coccia









