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I Rarely Wake Up Dreaming

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VOTO: 6

Ti reincarnerai di nuovo oltre il confine

All’interno del Concorso Internazionale del Locarno Film Festival 2026 richiama particolare attenzione la premessa di I Rarely Wake Up Dreaming. Diretto da Isabelle Stever, questo film ucraino propone un cast di giovani attori non professionisti che condividono le stesse sfide dei personaggi fittizi confezionati su misura per loro dalla sceneggiatrice Anna Melikova. Tania Myronyshena è Olya, una giovane donna in procinto di sposare l’Oleh di Markus Bright, ragazzo transgender che ha appena ottenuto il passaporto che lo certifica come uomo anche agli occhi dello stato. Il loro idillio è stroncato prematuramente dall’invasione russa, che costringe la coppia a cercare rifugio a casa dei genitori di Olya. Allontanarsi da Kyev quando è in vigore la legge marziale, tuttavia, non è più permesso a Oleh, a tutti gli effetti un uomo che si colloca nella fascia di età idonea all’arruolamento, e sembra non esserci modo di convincere le guardie al confine. Il film pone quindi le basi per far vacillare agli occhi dello spettatore l’identità di Oleh, disposto persino a mostrare i suoi genitali alle guardie pur di farsi percepire come la versione di se stesso che ha rinnegato. A essere messa in discussione, in base alle convinzioni personali dello spettatore, potrebbe essere anche la moralità di Oleh, che tenta di fuggire a un dovere indetto dallo stato a discapito della sua stessa identità di genere. “Vuoi essere un uomo? Allora vai a difendere tua moglie al fronte”. Una scena evidentemente cardine nella narrazione, che racchiude un dilemma dalle implicazioni sorprendenti, rappresentativo di alcune trasformazioni che stanno attraversando il cinema contemporaneo. Non sorprende quindi l’interesse del New York Film Festival, che ha riservato a I Rarely Wake Up Dreaming un posto nella prestigiosa sezione Main Slate, dove è l’unico titolo proveniente da Locarno ad eccezione del nuovo Hong Sang-soo (un habitué del festival). Se poi possiamo considerarlo pienamente riuscito, invece, è un altro discorso.
Il film di Isabelle Stever, pur dimostrando fin da subito una notevole maestria registica, avrebbe potuto facilmente cadere nel cliché e minare la sua tesi, dipingendo il personaggio queer e pacifista come inequivocabilmente positivo, contrapposto a guardie altrettanto malvagie e ottuse. Per Olya, che deve decidere se restare con l’amato o salvarsi, è l’inizio di una prova d’amore, mentre per Oleh è la bruciante realizzazione che la vita ha scelto un modo crudele di mettere alla prova la sua convinzione: “Ti reincarnerai di nuovo in un uomo oltre la frontiera”, dice Olya al ragazzo per convincerlo a invertire temporaneamente la transizione, in quella che è forse l’unica citazione memorabile del film.
Quello che comincia come un paziente ritratto di due anime queer, fatto di momenti di intimità filmati con estrema grazia, finisce presto per lasciare troppo spazio allo sfondo politico. La storia di Olya e Oleh non è che una delle tante prese in esame, e I Rarely Wake Up Dreaming si rivela più corale di quanto si poteva immaginare all’inizio. Il filo conduttore che unisce i personaggi, principali e secondari, è l’irruzione improvvisa della guerra nelle loro vite, e sembra essere questo l’interesse principale di Isabelle Stever, che indaga come il conflitto russo-ucraino abbia influenzato la vita quotidiana di chi si trova lontano dal fronte. Se da un lato è ammirevole allargare la prospettiva, dall’altro si va a compromettere lo sviluppo di un soggetto originale che da solo avrebbe richiesto un intero lungometraggio, soprattutto considerata la durata contenuta del film.
Indizio rivelatore di questo approccio è già la prima scena: un litigio in medias-res tra Olya e Oleh, filmato da una camera fissa a distanza che, attraverso una finestra, invade la privacy della coppia. Veniamo introdotti contemporaneamente al cuore relazionale e geopolitico del film, assistendo alla diatriba di due amanti che non sanno come portare avanti il loro sogno di trasferirsi in Germania, ma anche al bombardamento in lontananza che causa lo spegnimento delle luci. Ritorna in mente l’immagine costruita a partire da un sogno di Olya, dove un cimitero in cui vengono sepolti anni invece che persone ci ricorda come la guerra metta in pausa le aspirazioni delle persone che sopravvivono.
Come spesso accade con i film presentati a Locarno, l’osservazione disinteressata dei personaggi è primaria sul comprendere le motivazioni degli stessi. Questo approccio si rivela particolarmente problematico nel caso di I Rarely Wake Up Dreaming, un film che vive di contraddizioni da sviscerare e sovvertire, ma che relega per troppo tempo ai margini della narrazione la relazione tra Olya e Oleh.
Come mai, inizialmente, a Oleh sta bene attraversare il confine in qualità di donna, nonostante sia in contraddizione con la sua identità, ma poi rigetta il documento di esenzione ottenuto con fatica? Il suo codice morale è purtroppo destinato a restare indecifrabile. Ma proprio quando ci si chiede se scopriremo mai i retroscena di quel fatidico litigio iniziale, è li che si ritorna: il ciclo si chiude rivivendo la stessa scena, questa volta dall’interno delle mura domestiche, indirizzando il film verso una chiusura formale che guarda con ammirazione e speranza le persone che continuano ad andare avanti con le proprie vite nonostante tutto. Un invito ad assumersi le proprie responsabilità che è facile percepire come sbrigativo, ma che in qualche modo funziona per come riesca miracolosamente a non risultare paternalista.

Alessio Vinciguerra

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