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Parlami d’amore

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VOTO: 8

Album di famiglia

Non sarà stato facile per Adelmo Togliani concentrare la parabola umana e professionale di un artista dal vissuto così intenso, come suo padre Achille Togliani, sforzandosi di conservare la durata di un documentario adatto sia alla fruizione in sala che ad altre piattaforme o passaggi televisivi. E invece Parlami d’amore, presentato pochi giorni fa al Torino Film Festival, colpisce nel segno incantando lo spettatore col suo tocco lieve e con il ritratto partecipe, appassionato e ricco anche di informazioni, del personaggio in questione, il quale ha lasciato positivi ricordi e tracce profonde in una società italiana che allora appariva così fatalmente lontana dalla mestizia attuale.

Un po’ album di famiglia, un po’ controcanto di quel mondo dello spettacolo che nell’Italia dell’epoca esibiva ben altro fascino. Forte dei tanti materiali (audiovisivi o di altra natura) reperiti all’interno dell’Accademia Togliani come pure nelle Teche RAI, all’Istituto Luce e in diversi altri archivi, Parlami d’amore (Mariù, lasciateci il gusto di proseguire il canto) segue la biografia di Achille Togliani sin dalla partenza dalla sua Mantova e dalla formazione (illustrata qui da Caterina D’Amico) al Centro Sperimentale di Cinematografia. Già, perché celebrare Togliani quale raffinato interprete musicale non può far dimenticare i suoi esordi da promettente attore. È comunque nel Dopoguerra che decolla la sua carriera di cantante, ricamata intorno ad incontri con altri memorabili artisti (Macario e Alberto Sordi su tutti), alle partecipazioni ai festival musicali più importanti, alle stesse apparizioni nei programmi della televisione pubblica e ad un modo di cantare inconfondibile, che nel corso del film viene bene analizzato sia dal compositore Fabio Frizzi, sia dal critico musicale Dario Salvatori (il quale lo conobbe quando le pagine culturali del Messaggero, su cui scriveva, potevano vantare tutt’altro impatto) e sia da Mirko Dettori; ovvero quel Sior Mirkaccio, così caro agli avventori della romana Conventicola degli Ultramoderni che ha ospitato anche una parte delle riprese.
Ecco, il bel lavoro diretto in tandem da Daniele Di Biasio e per l’appunto Adelmo Togliani ha altresì il merito di essersi sviluppato amonicamente, a partire dalla scelta dei “compagni di viaggio”. Se tra loro vi sono naturalmente personalità attive nel mondo dello spettacolo e della cultura, quelle testé ricordate come pure Franco Bixio, testimone privilegiato di stagioni assai feconde per l’editoria musicale, vista la natura dell’operazione non potevano certo mancare altri sguardi, in primis i ricordi famigliari. Con la moglie Daisy Togliani e il figlio Adelmo ovviamente in primissimo piano, nel far sentire più vicina questa figura scomparsa sicuramente troppo presto.

Tra memorie private e sfavillanti apparizioni pubbliche si aprono così quelle pagine di diario, i cui singoli capitoli fecero epoca: dal flirt giovanile con la Loren o da altre conquiste amorose avvenute sul set di qualche fotoromanzo, argomento trattato con toni rispettosi e un pizzico di ironia, fino alla soddisfazione di aver tenuto a battesimo assieme ad altri giganti della canzone italiana il Festival di Sanremo; dalla vittoria arrivata invece al Festival di Napoli (laddove un mantovano che riesce a commuovere con la propria voce il pubblico partenopeo è già un evento) ai frequenti, leggendari viaggi in America, durante i quali ebbe anche modo di incontrare Marilyn Monroe; dall’esplosione anche da noi della cultura beat/rock, con conseguente ridimensionamento dei cantanti melodici, all’accorta soluzione trovata per la propria carriera da Togliani stesso, il quale continuò a mietere successi portando il suo repertorio nelle sale da ballo di mezza Europa, viaggiando su un iconico pulmino in compagnia della folta orchestra da lui raccolta.

Imprenditore di se stesso, talentuoso artista, tombeur de femmes, uomo elegante, padre e marito amorevole, nel corso del film Achille Togliani compare in tutte le sue diverse sfaccettature e attraverso svariati punti di vista, compreso l’inevitabile “what if..?” affidato a un pungente Dario Salvatori, che si interroga sull’eventualità che la sua stella potesse brillare ancora più intensamente, qualora si fosse affidato di più alla popolarità che stava acquisendo in America. Ma è altrettanto noto che “con i se e con i ma non si fa la Storia”. E pertanto ci piace chiudere questo breve resoconto con una delle immagini secondo noi più belle, tenere, evocative, proposta proprio sui titoli di coda: quella del nipotino di Achille Togliani che sfoglia col padre Adelmo un album di fotografie, pieno di scatti pubblici e privati. Generazioni a confronto, la storia va avanti e non si arresta certo con l’ultimo fotogramma.

Stefano Coccia

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