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Grazie Lina

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VOTO: 8

Avere una geniaccia per amica

Merito del Biopic Fest è innanzitutto portare in sala opere cinematografiche di assoluto valore e finora poco viste in Italia. Possiamo essere d’accordo intanto su questo. Ma un festival del genere vive anche di momenti estemporanei, di proiezioni accompagnate da tavole rotonde interessanti talvolta quanto il film stesso, di occasioni d’incontro tra pubblico e addetti ai lavori rese ancora più sapide dal clima così rilassato, informale, accogliente. Pensiamo che tali prerogrative siano state riscontrate tutte domenica 24 settembre, durante la presentazione di Grazie Lina: forti emozioni ha suscitato infatti alla Casa del Cinema il corto documentario scritto e diretto da Yari Gugliucci, prodotto poi da Daniele Urciolo per Alfiere Productions. Un vero e proprio gesto d’amore concepito nel ricordo della grande Lina Wertmüller.

In fin dei conti lo stesso festival creato da Mescalito Film può vantare con la cineasta italiana premio Oscar alla carriera un feeling duraturo e profondo. Nel 2021 fu quasi un caso di “sincronicità junghiana”, seppur in circostanze a dir poco tristi, l’aver programmato poche settimane prima della sua morte un altro bel documentario, Opera prima, in cui si rendeva omaggio ai debutti di alcuni Maestri del Cinema, ovvero Mario Monicelli, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Liliana Cavani, Francesca Archibugi e per l’appunto la Wertmüller.
Con Grazie Lina il ricordo della regista si è fatto però ancora più intimo, schietto, partecipato, empatico. L’attore Yari Gugliucci ha avuto infatti con lei un rapporto non soltanto professionale ma anche confidenziale, estremamente diretto, frutto di un’amicizia nata pure da quel parlarsi sempre senza peli sulla lingua, con una franchezza quasi disarmante.
Tutto ciò traspare dalle immagini in qualche modo “rubate”, ma sarebbe più giusto dire “incorniciate” quale testimonianza irripetibile e preziosa, dalle riprese perlopiù private dei tanti episodi di vita condivisi dall’attore campano e dalla grande regista, fossero questi il riflesso della loro attività artistica o semplici momenti di svago. Proprio da questi ultimi, peraltro, prende forma il ritratto di Lina Wertmüller più veritiero, sanguigno e di conseguenza toccante.

Ciò che comunque rende davvero indimenticabile la visione del film non è soltanto la natura di tale rapporto, ma il modo che si è scelto di portarne sullo schermo l’essenza: complice l’intervento produttivo di Daniele Urciolo, sono le azzeccatissime scelte musicali, il montaggio fluido e disinvolto, l’originalissimo leitmotiv dell’opera d’arte figurativa che si compie accanto a Yari Gugliucci mentre costui si racconta alla videocamera, a definire la temperatura emotiva del corto.

Neanche a dirlo, nascono sullo schermo duetti da incorniciare: sono in primis le figure dei due protagonisti, quella vulcanica e inarrestabile di Lina, quella per sua stessa ammissione più malinconica di Yari, a beneficiare di tutto ciò. E ciò che ne risulta è infine un flusso di coscienza, tra il riflessivo e il divertito, in grado di contagiare qualsiasi spettatore. Così come è successo alla Casa del Cinema, inondata ben presto di risate e di applausi. Ci sarebbe da scrivere un pezzo a parte sulle reazioni in sala, volendo, cosa che qui per motivi di spazio non sarà possibile: limitiamoci pertanto a dire che tali emozioni sono state condivise per l’occasione dalla figlia della regista Maria Zulima Job, dal nipote nonché straordinario attore Massimo Wertmüller, da altri uomini di spettacolo con una storia importante alle spalle come Stefano Reali e Adelmo Togliani.

Stefano Coccia

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