CinemaSpagna 2019: bilancio

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Continua con profitto il tour di CinemaSpagna 2019

Diverse le tappe già effettuate dal Festival del Cinema Spagnolo, la cui natura è sempre più itinerante. Tra maggio e giugno altre città in programma: Trento, Treviso, Campobasso. In queste ultime settimane gli episodi più significativi sono stati senz’altro il recentissimo passaggio torinese, dal 12 al 16 maggio, ed ancor prima l’ormai rituale presenza di CinemaSpagna al Cinema Farnese di Roma, che ci ha permesso anche quest’anno di seguire la vivace rassegna.

Facendo una veloce disamina di questa dodicesima edizione del festival iberico, i cui film su CineClandestino sono stati recensiti quasi tutti singolarmente, ciò che spicca è a nostro avviso il valore dei documentari proposti, a riprova della sempre maggiore incisività che tale forma espressiva può esprimere. Da un lato l’intensa rievocazione dell’epopea degli spaghetti western in terra spagnola, effettuata da Pere Marzo nell’applauditissimo Goodbye Ringo; ma soprattutto l’incredibile odissea della famiglia Salmeròn, con le adorabili bizzarrie della matrona Julita in primo piano, sagacemente descritta dal figlio Gustavo in Muchos hijos, un mono y un castillo.
Decisamente più variegata la qualità dei lungometraggi di finzione: se come ritratto generazionale Las distancias di Elena Trapé non ci ha appassionato un granché, maggiori soddisfazioni sono arrivate da altri titoli. Su tutti El Reino di Rodrigo Sorogoyen, uno dei migliori thriller politici attualmente in circolazione. Ma anche da Carmen Y Lola di Arantxa Echevarria e dal divertentissimo, fortemente empatico Campeones di Javier Fesser, le emozioni sono arrivate copiose.

Tutto ciò per quanto riguarda La nueva ola, tradizionale vetrina dedicata alle più gustose novità del cinema spagnolo. Numericamente ridotta la sezione Latinoamericana, invece, con alcune proposte assai interessanti. Troppa enfasi registica, forse, in Una notte di 12 anni (La Noche de 12 Años) di Álvaro Brechner, ma grande dignità nel rievocare sul grande schermo le incredibili privazioni ed autentiche crudeltà cui andarono incontro i prigionieri politici, tra cui quel “Pepe” Mujica divenuto in seguito Presidente della Repubblica, durante gli anni della dittatura militare in Uruguay. Cinematograficamente più sottile e curato il colombiano Matar a Jesús, noir dai risvolti psicologici impressionanti cui la vicenda personale della regista Laura Mora Ortega ha conferito brividi aggiunti. Brividi che abbiamo provato anche grazie alla riproposizione sul grande schermo de La via lattea (1969), capolavoro di Buñuel che a ogni visione sembra regalare suggestioni nuove.

Stefano Coccia

Riepilogo recensioni da CinemaSpagna 2019

La nueva ola

Carmen Y Lola di Arantxa Echevarria

Muchos hijos, un mono y un castillo di Gustavo Salmeròn

Goodbye Ringo di Pere Marzo

Las distancias di Elena Trapé

El Reino di Rodrigo Sorogoyen

Entre dos aguas di Isaki Lacuesta

Mudar la piel di Ana Schulz e Cristobal Fernández

Campeones di Javier Fesser

Latinoamericana

Una notte di 12 anni  di Álvaro Brechner

Matar a Jesús di Laura Mora Ortega

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