Yuli – Danza e libertà

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L’incredibile storia del ballerino cubano Carlos Acosta

La Cuba degli anni Ottanta è un luogo ricco di colori, di umanità e di uno spirito indomito che va tramontando, anche se ancora non lo sa. E’ per queste strade che Carlos Acosta, detto Yuli, dal nome di una divinità guerriera africana, si perde per giornate intere giocando a calcio, correndo ma, soprattutto, danzando. La sua passione però lo sta probabilmente conducendo verso un’esistenza fra bande, teppisti e squallida vita di strada. Suo padre, il camionista Pedro, deve faticare non poco per trovarlo, trascinandolo via da gare di ballo tra perdigiorno e risse tra le polverose vie dell’Havana. La loro è una famiglia estremamente povera dove i problemi non finiscono mai, amici e parenti si danno alla fuga verso il sogno americano e l’armonia familiare è scarsa. Una soluzione c’è però: nonostante le rimostranze di Carlos, il padre lo conduce all’accademia cubana, una delle migliori scuole di danza del mondo dove, e non è un fattore da poco, ai propri alunni si offrono anche pasti gratuiti. E’ l’inizio di un’avventura incredibile, che porta un ragazzino difficile dalla vita nelle baracche ai vertici della danza classica mondiale. Oggi Carlos Acosta è universalmente riconosciuto come uno dei più grandi ballerini della storia, avendo primeggiato nei migliori teatri del globo ed essendo stato fino a pochi anni fa la stella del Royal Ballet britannico, l’apice di una carriera da favola. Ma non tutto è sempre stato facile e dietro la sua incredibile vita ci sono storie di sofferenze e sacrifici. Su questi spiccano la struggente nostalgia che ha sempre sentito per la propria casa, il dolore di percorrere una strada lontano da una famiglia che faticava a tirare avanti in un paese che collassava in modo impietoso. Lo spirito duro, coriaceo e mai domo di Cuba è brillantemente incarnato qui da suo padre, interpretato da un memorabile Santiago Alfonso, una figura che ruba più volte la scena al protagonista e che ne segna profondamente l’esistenza. Secondo il vecchio Pedro non c’è strada che possa riportare suo figlio nell’isola caraibica, egli è tenacemente convinto del talento di Yuli, del suo essere promesso alla grandezza, ma sa che per vincere suo figlio deve stare lontano da casa e dalla famiglia. E’ disposto ad imporsi la sofferenza dell’abbandono per questo, è un figlio che ama ma che respinge con forza costringendolo anche con modi violenti a lasciarsi tutto indietro per inseguire il suo destino. Non mancheranno laceranti scontri fra i due.
Tratto dall’autobiografia di Acosta, eloquentemente intitolata “No Way Home” (“Nessun ritorno a casa”), ad indicare l’impossibilità di tornare all’Havana per essere ciò che egli vuole e deve essere, Yuli – Danza e libertà è un film potentemente espressivo, emozionante, scritto da Paul Laverty e abilmente girato dalla spagnola Icíar Bollaín. già autrice di Ti do i miei occhi, con cui ha vinto numerosi premi Goya nel 2004. La trama segue la vita del celebre ballerino con due percorsi paralleli: lunghi flashback che affondano nella memoria e intere scene di ballo eseguite nel presente durante i preparativi per la rappresentazione di “Tocororo”, lo spettacolo che proprio Carlos ha voluto realizzare basandosi sulla sua storia personale e in cui troviamo l’artista a recitare la parte di sé stesso. Si tratta di due tracce narrative che spesso si intrecciano magnificamente, l’una a commento dell’altra, a sottolineare soprattutto i momenti più drammatici della vicenda. Teatro e cinema si fondono così in un’opera satura di colori e chiaroscuri che ci restituisce un percorso tortuoso, tormentato.
Rimangono nella memoria degli spettatori le ottime prove d’attore, non solo quella davvero notevole del già citato Santiago Alfonso, ma anche quella di Keyvin Martinez, che interpreta Carlos ventenne, di Laura De la Uz, che dà il volto all’appassionata maestra Chery, e soprattutto quella di Edlison Manuel Olbera Núñez che veste i panni del protagonista ancora bambino.
Pedro Acosta, il genitore fiero e irremovibile, era convinto che suo figlio non sarebbe mai rientrato a Cuba, che sarebbe rimasto a Londra per dominare il mondo. Oggi il vecchio camionista non c’è più ma Yuli invece, aprendo all’Havana la prestigiosa accademia “Acosta Danza”, ha potuto trovare la strada per tornare finalmente a casa.

Massimo Brigandì

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