Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina 2017: bilancio

0

Cinematografie dal cuore pulsante

FCAAAL: per coloro che non lo sapessero si tratta dell’acronimo utilizzato dal 1991 per identificare il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, la storica rassegna milanese organizzata e promossa dall’Associazione Centro Orientamento Educativo – COE, una ong che dal 1959 promuove progetti di cooperazione culturale nei tre continenti, con particolare attenzione alla promozione di arte e cultura. Diventato uno degli appuntamenti principali e più attesi del ricco cartellone festivaliero meneghino e non solo, il festival co-diretto da Alessandra Speciale e Annamaria Gallone ha da pochissimo chiuso la sua 27esima edizione, mettendo in cassaforte un ottimo riscontro di pubblico negli otto giorni di programmazione. Una programmazione come al solito di qualità che ha portato sui diversi schermi coinvolti, in particolare quelli dell’Auditorium San Fedele e dello Spazio Oberdan, un’interessante selezione di 60 titoli, suddivisi a loro volta in sezioni competitive e non, nella stragrande maggioranza dei casi in anteprima italiana.
Ma riavvolgiamo il nastro per tornare allo scorso 20 marzo e alla cerimonia di apertura, che ha visto l’Auditorium San Fedele gremito in ogni ordine di posto per la proiezione di I Am Not Your Negro, alla quale è seguito un Q&A con Raoul Peck. Quello con il cineasta haitiano è stato senza ombra di dubbio, insieme all’incontro con Willem Dafoe, che la sera del 24 marzo ha accompagnato la proiezione dell’ultima fatica dietro la macchina da presa del compianto regista brasiliano Hector Babenco dal titolo My Hindu Friend, tra gli eventi di punta e più emozionanti di questa edizione appena conclusa. Edizione, questa, che ha regalato la vittoria nel concorso lungometraggi “Finestre sul Mondo” al documentario House in the Fields di Tala Hadid, ritratto intimo di una comunità berbera che vive da anni isolata sulle montagne dell’Alto Atlante nel rispetto di tradizioni millenarie, tramandate e preservate da cantori orali. La pellicola della regista londinese, presentata nel Forum della Berlinale 2017, è salita sul gradino più alto del podio, battendo in volata film straordinari come Félicité di Alain Gomis o El Amparo di Rober Calzadilla. Quest’ultimo non è tornato in Venezuela a mani vuote, ma con un meritatissimo premio del pubblico.
Quella dedicata ai lungometraggi non era, però, la sola sezione competitiva. Gli altri riconoscimenti sono andati, infatti, a Un enfant perdu del senegalese Ndiaye Abdou Khadir e a Moo Ya di Filippo Ticozzi, rispettivamente vincitori del concorso cortometraggi africani e del concorso Extr’A – Razzismo Brutta Storia. La prima ha ospitato dieci shorts di fiction e documentari realizzati da giovani registi provenienti da tutta l’Africa e dalla diaspora, mentre il secondo quei film di registi italiani girati nei tre continenti o che hanno come soggetto le tematiche dell’immigrazione.
Ampio spazio anche alle sezioni non competitive, a cominciare da Flash, cha ha raccolto i film/evento del Festival, con anteprime di rilievo di pellicole acclamate dalla critica o premiati nel circuito internazionale, tra cui Per un figlio di Suranga Deshapriya Katugampala, Menzione Speciale della Giuria alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro 2016.  Novità di quest’anno quella tematica, realizzata in collaborazione con Fondazione Feltrinelli, dedicata all’America Latina battezzata  “Democrazie Inquiete, viaggio nelle Trasformazioni dell’America Latina”, nella quale hanno trovato spazio pellicole come Much Ado About Nothing di Alejandro Fernandez Almendras e The Tortoise and the Tapir di Eliza Capai. Chiudono la carrellata l’omaggio a Liu Zhenyun, affermato scrittore cinese, del quale la kermesse lombarda ha mostrato due pellicole da lui sceneggiate, ossia Someone to Talk to di Yulin Liu e I Am not Madame Bovary di Feng Xiaogang; e la vetrina Where Future Beats, nata con l’intento di proporre una nuova visione dell’Africa, moderna e urbana e rivolta verso il futuro. Quest’anno la sezione si è concentra sui movimenti politici, sociali e transazionali delle nuove generazioni africane, attraverso opere come Insoumise di Jawad Rhalib e Wallay di Berni Goldblat. L’appuntamento è con la 28esima edizione!

Francesco Del Grosso

Riepilogo recensioni per sezione della ventisettesima edizione del Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina

Concorso Lungometraggi Finestre sul Mondo

House in the Fields di Tala Hadid

El Amparo di Rober Calzadilla

Santa y Andrés di Carlos Lechuga

Félicité di Alain Gomis

Live From Dhaka di Abdullah Mohammad Saad

Burning Birds di Sanjeewa Pushpakumara

Zaineb n’aime pas la neige di Kaouther Ben Hania

Honeygiver Among the Dogs di Dechen Roder

Concorso Extr’A – Razzismo Brutta Storia

Strane straniere di Elisa Amoruso

Flash

I Am Not Your Negro di Raoul Peck

Per un figlio di Suranga Deshapriya Katugampala

My Hindu Friend di Hector Babenco

Democrazie Inquiete, viaggio nelle Trasformazioni dell’America Latina

Much Ado About Nothing di Alejandro Fernandez Almendras

Leave A Reply

quindici + 15 =