18° edizione delle Giornate del Cinema Quebecchese in Italia: presentazione

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Un cinema da esplorare

Il Québec, a livello cinematografico, non ha dato i natali solo a Denys Arcand, tanto per citare un nome di riferimento tra i cineasti canadesi di lungua francofona. Al contrario si tratta di un cinema estremamente vitale, ovviamente sommerso a livello di esposizione commerciale nel nostro paese, ma con moltissime argomentazioni da proporre. Come ampiamente testimoniato dalla diciottesima edizione delle Giornate Quebecchese in Italia, rassegna assai significativa nel presentare il meglio della Settima Arte proveniente da quella regione.
Sotto la direzione artistica del regista Joe Balass prepariamoci ad assistere ad un programma assai variegato, in cui l’appassionato potrà trovare generi differenti e cinema declinato in modi diversi, tra lungometraggi di finzione, documentari e un buon numero di cortometraggi.
Rabbia e resilienza sono le parole chiave di questa edizione, destinata a lasciare il segno mantenendo fede alle tematiche affrontate. Una novità l’introduzione della sezione After Hours (Fuori orario), dedicata ad un pubblico adulto. Tutte le opere saranno disponibili in streaming gratuito – dato il perdurare dell’emergenza sanitaria – dal 24 al 31 marzo sulla piattaforma MyMovies.
Si parte con La déesse des mouches à feu (disponibile dal 24 al 25 marzo) di Anaïs Barbeau-Lavalette, presentato in anteprima mondiale alla Berlinale e successivamente al Giffoni Film Festival, il film si immerge nella cultura degli anni ’90 attraverso la storia della sua giovane protagonista: il flusso poetico del primo amore, le prime esperienze sessuali e con le droghe, il gruppo di amici, il punk rock, Kurt Cobain, Christiane F e Mia Wallace. Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Geneviève Pettersen, dal film emerge l’intimità narrativa del coming of age di una giovane ribelle che ha la forza e le debolezze di una dea perduta.
Altra opera assolutamente di spicco è il documentario Ziva Postec (disponibile dal 27 al 29 marzo), sempre in anteprima italiana, è invece un sincero omaggio della pluripremiata regista Catherine Hébert alla storia mai raccontata della donna che contribuì a realizzare il film Shoah, l’opera epica di Claude Lanzmann che ha illuminato, con nove strazianti ore di materiali d’archivio, lo sterminio degli Ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Un intenso ritratto di Ziva Postec che per sei lunghi anni ha consacrato la sua vita al montaggio di Shoah.
Altro interessante lungometraggio presentato in anteprima per il nostro paese è Le rire (disponibile dal 29 al 31 marzo), film che mette in scena una storia costruita a tableaux, con scene a volte sovrannaturali, a tratti inquietanti e che aprono prospettive su strade insospettabili. Un’opera scritta e diretta da Martin Laroche che qui affronta con coraggio il tema della sindrome del sopravvissuto e del doloroso processo del passato, cercandone un possibile superamento attraverso la distanza del tempo, la forza dell’amore e la gioia dell’essere vivo.
La nuova sezione After Hours è composta da due lungometraggi. Apertura con l’anteprima italiana di L’acrobate (disponibile dal 25 al 27 marzo) film drammatico di Rodrigue Jean incentrato sulla relazione passionale tra due uomini, Christophe, un professionista di mezz’età e Micha, giovane acrobata russo, che si incontrano tutte le notti in un appartamento dove si sono conosciuti per caso. Il film che prende in prestito la sua impostazione narrativa iniziale dal celeberrimo Ultimo tango a Parigi, fa parte della trilogia di lavori di Rodrigue Jean che esplorano la sessualità e l’intimità emotiva.
Secondo e ultimo film della nuova sezione, Les Salopes or The Naturally Wanton Pleasure of Skin  (disponibile dal 28 al 30 marzo) di Renée Beaulieu, un film audace che ci presenta una sessualità femminile consapevole, complessa e rivoluzionaria. Ne è protagonista Brigitte Poupart, regista e attrice canadese nota in Italia per la sua interpretazione nel film candidato all’Oscar Monsieur Lazhar, che qui si immerge coraggiosamente in un ruolo complesso e sovversivo interpretando Marie-Claire, una madre e moglie felicemente sposata e docente universitaria di dermatologia, che conduce una vita sessualmente libera. Il film è stato premiato come miglior lungometraggio canadese al TIFF Toronto International Film Festival.
Del ricco programma di questa edizione fanno parte anche ben 18 cortometraggi, numero non casuale selezionato per festeggiare i primi 18 anni del festival (disponibili dal 24 al 31 marzo). Tra questi il dissidente Jours de Rage, il nottambulo Zoo, il circense Parle moi in anteprima assoluta, il candidato agli Oscar Brotherhood e un piccolo film alla Tarantino, Je finirai en prison, dove nello spazio naturale di una stradina innevata, immerso nel paesaggio resiliente per eccellenza dell’inverno, un urlo autoironico restituisce senso a questo cinema così illuminato di rabbia e resilienza.
Non resta allora che augurare buone visioni ai nostri lettori, per un evento che CineClandestino – per la prima volta in qualità di mediapartner – cercherà di coprire nel migliore dei modi.

La Redazione

Riepilogo recensioni dalla 18° edizione delle Giornate del Cinema Quebecchese in Italia

Lungometraggi

La déesse des mouches à feu di Anaïs Barbeau-Lavalette

Ziva Postec, la monteuse derrière le film Shoah di Catherine Hébert

L’acrobate di Rodrigue Jean

Les Salopes or The Naturally Wanton Pleasure of Skin di Renée Beaulieu

Le rire di Martin Laroche

A tous ceux qui ne me lisent pas di Yan Giroux

Cortometraggi

À travers les murs di Larissa Corriveau

Parle moi di Jules de Niverville

Zoo di Will Niava

Brotherhood di Meryam Joobeur

Tupiq A.C.T du Nord di Aibille Idiout e Michael Napatuq

Nitrate di Yousra Benziane

Je finirai en prison di Alexandre Dostie

 

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