A tous ceux qui ne me lisent pas

0
9.0 Awesome
  • VOTO 9

Un bohemien in Quebec

A tutti quelli che non mi leggeranno“. È la bizzarra dedica del poeta Yves, anticonvenzionale e bohemien, Artista che ha dedicato tutto se stesso alla scrittura. E Yves è il poeta quebecchese Yves Boisvert (1950-2012) originario di L’Avenir e famoso per aver contribuito alla nascita del Festival Internazionale della poesia di Trois-Rivieres, alla cui vita è ispirato A tous ceux qui ne me lisent pas, il film che il regista Yan Giroux ha presentato alla diciottesima edizione delle Giornate del Cinema Quebecchese in Italia.
Un film che inizialmente, nell’idea di Giroux, doveva essere un documentario dedicato agli artisti che influenzano la vita degli altri, come il poeta, che il regista ha incontrato da giovane, ha fatto con lui; la scelta, felicissima, della fiction, seppur successiva, ha l’indubbio pregio di esaltare da un lato la carismatica ed eclettica personalità dell’artista, dall’altro le pregiatissime scelte registiche delle inquadrature, mai scontate o banali.

Artista dallo spirito libero e ribelle, nient’affatto incline ai compromessi, Yves è un lupo solitario che negli alti e bassi della sua vita si ritrova spesso senza un tetto sulla testa; cacciato ancora una volta dal suo appartamento, si presenta a casa della grafica Dyane, incontrata ed amata solo la notte prima. Inizialmente messo alla porta dalla donna, che, separata, vive con il figlio
adolescente Marc, verrà poi accolto nella vita di entrambi: un incontro che segnerà un punto di svolta per il poeta e che cambierà la vita del giovane Marc. Qui, infatti, la storia si apre parallelamente sulla vita di Boisvert e su quella di Marc, per cui Yves sarà fonte di ispirazione verso un percorso diverso da quello sui cui binari era già instradato.

A tous ceux qui ne me lisent pas è un piccolo gioiello d’autore, un film poetico ed allo stesso tempo elegante e di classe; il regista ha uno stile non comune nella scelta originale delle inquadrature, che sorprendono da angolazioni inaspettate, con giochi di messa a fuoco e geometrie simmetriche,
mentre panoramiche e carrellata danno un senso di apertura agli spazi e al tempo stesso di centralità al protagonista. La scelta della colonna sonora è poi il tocco finale che rende il film un assolto capolavoro, un inno alla libertà di essere se stessi e soprattutto all’Arte.

Boisvert è un artista bohémien in tutte le sue accezioni; abbraccia infatti lo stile di vita non convenzionale di artisti, scrittori, musicisti e attori marginalizzati e impoveriti delle maggiori città europee del XIX secolo, portandolo nel Quebec contemporaneo e finanche nelle vite tradizionali di Dyane e Marc. Il confronto-scontro tra due vite agli antipodi mette in risalto la visione dell’arte e dell’artista nei luoghi comuni; prende vita, nelle parole di Yves e di chi lo circonda, l’eterno stereotipo dell’artista: la poesia nel suo caso, ma l’arte in genere, è un hobby, non un lavoro, perché non rende, non viene pagato. “Cosa fai?” “Sono un poeta” “Si ma per vivere cosa fai?”; quante volte un artista ha dovuto confrontarsi con questa visione borghese della vita? Yves è un artista libero per cui la poesia è la vita, e non ci sono compromessi possibili; tormentato e sensibile, troverà, non senza difficoltà, in Dyane la complementarità necessaria a valorizzare il suo lavoro. Mentre Marc troverà nella regia sperimentale il canale verso cui far confluire il suo mondo.

Simbolica, nella difficile convivenza tra Arte e Vita comune, l’immagine ricorrente del cane lupo (lo stesso Boisvert?), prima libero poi legato con la catena alla sua cuccia, che Yves distruggerà, liberandolo ancora; l’artista non può essere incatenato ad una vita ordinaria, ma ha il dovere verso se stesso di essere libero di esprimere il proprio mondo interiore; sia con una performance attoriale su un palcoscenico, sia con la danza, sia con un dipinto… sia con una Poesia.

Michela Aloisi

Leave A Reply

due × due =