Le rire

0
9.0 Awesome
  • VOTO 9

Piangere ridendo

Non c’è comico al di fuori di ciò che è propriamente umano.
Henri Bergson, “Il riso”

All’improvviso il capolavoro. Ma di quelli che verranno considerati tali dai più o, al contrario, una di quelle opere cinematografiche così disturbanti, spiazzanti, da generare nel pubblico le reazioni più disparate e giudizi tra loro contrapposti? Crediamo che Le rire di Martin Laroche appartenga maggiormente alla seconda schiera. Un motivo in più, ai nostri occhi, per entusiasmarci e ringraziare la diciottesima edizione delle Giornate del Cinema Quebecchese in Italia, che ce l’ha fatto scoprire.

Durante la kermesse il giovane ma già alquanto prolifico Martin Laroche, regista e sceneggiatore canadese del Quebec, ha introdotto in video la sua opera cinematografica, mettendone a fuoco tanto gli spunti onirici che la volontà di trattare il riso da un’angolazione particolare. Proprio questo pensiamo sia uno dei tratti più peculiari di un lavoro tanto personale ed elettrizzante. Qualche anno fa ci eravamo imbattuti, nel corso della Festa del Cinema di Roma, in un brillante documentario intitolato The Last Laugh, che esplorava la possibilità (se non addirittura la necessità) di ironizzare e fare satira su eventi tragici come la Shoah, insieme a personaggi come Mel Brooks o come certi giovani irriverenti della scena comica statunitense. Ne usciva fuori non solo la liceità ma anche l’impellente bisogno di intervenire così sulla memoria di simili fatti storici, non per sbeffeggiarne gratuitamente la portata, bensì per esorcizzare il Male in essi contenuto con intelligenza e tramite un vitalismo mai domo. A livello di fiction un cineasta tanto ispirato e consapevole quanto il quarantenne autore del Quebec pare aver operato, più o meno, in questa direzione.

Purtuttavia, la sua visionaria tragicommedia non prende le mosse da un evento reale, specifico, sostituito nella circostanza da un angosciante trauma bellico la cui universalità traspare proprio dall’essere fittizio: non una guerra realmente accaduta, quindi, bensì un conflitto immaginario come quello sommariamente descritto da Ingmar Bergman ne La vergogna (Skammen), conturbante e forse poco nota pellicola che il Maestro svedese girò sull’amata isola di Fårö nell’autunno del 1967. Ad ogni modo l’allucinante sequenza posta all’inizio di Le rire, con la bionda Valérie (una Léane Labrèche-Dor a dir poco superba, nel ruolo, per tutto il film) che riemerge alla vita dall’orrore di una fossa comune, dopo lo spietato massacro di alcuni civili, possiede sia una densità materica impressionante che gli stigmi di quell’onirismo, dispiegato in svariati momenti del così intenso racconto cinematografico.

Un po’ alla maniera dell’inarrivabile Mother! di Darren Aronofsky (o di certe suggestioni offerte in carriera dall’altro geniaccio Lars von Trier, vedi la scena quasi da musical del prologo), il canadese Laroche si è difatti divertito a far deflagrare la messa in scena, cospargendo la quotidianità stravolta dei protagonisti di segni inquietanti, incontri da incubo, accadimenti fortemente simbolici. Le superfici degli specchi diventano varchi dimensionali. Il ricordo dei morti si attualizza, materializzandosi dolorosamente e in forme inaspettate. Nel progressivo alterarsi della dimensione spaziale e temporale finisce così per insinuarsi, “bergsonianamente”, un discorso sul riso, quale ultimo rifugio vitalistico di fronte al nonsense dell’esistenza umana. Ad esserne contagiati sono la protagonista come pure i personaggi che interagiscono a vari livelli con lei. Ma spetterà proprio a Valérie trasfigurare metafisicamente il proprio dramma, nei termini della surreale performance di stand-up comedy davanti a un pubblico immaginario, dalla cui straniante cornice prenderà forma un monologo veramente da brividi, nel suo fondere insieme profonde implicazioni esistenziali, autoironia e humour corrosivo. La dimostrazione che anche quando il destino è stato particolarmente crudele, beffardo, si può sempre tentare una reazione. Fino a “piangere ridendo”, se necessario.

Stefano Coccia

Leave A Reply

diciotto + nove =