Un festival in crescita
Un’edizione ricca anche per noi di Cineclandestino, la 22ma edizione dell’Asian Film Festival che si è svolta dall’8 al 16 aprile a Roma nell’accogliente Cinema Farnese, nella storica cornice di Campo de’ Fiori. Il programma del festival, diretto da Antonio Trementini, ha visto una selezione di 19 film in concorso, 7 fuori concorso e 10 nella sezione “Newcomers”, dedicata ai registi emergenti; ad arricchire il programma, le giornate dedicate alle cinematografie di Thailandia, Corea del Sud, Giappone, Vietnam e Indonesia.
Ad inaugurare ufficialmente il festival, il film fuori concorso Blue Sun Palace della giovane filmaker americana di origine cinese Constance Tsang, già presentato alla Settimana della Critica a Cannes nel 2024, dove ha vinto il Premio French Touch della giuria.
E a proposito di giurie, ben tre sono state le giurie dell’Asian Film Festival; la principale, quella composta dal regista, attore, e recente Direttore del Torino Film Festival Giulio Base, con Gianluca Arnone e Luca Bove, ha assegnato i cinque premi principali: miglior film, miglior regia, miglio attore, miglior attrice e miglior film originale. A questa si sono affiancate la giuria UNINT, composta dagli studenti dell’Università degli Studi internazionali di Roma, che ha premiato il miglior film della sezione Newcomers, e la giuria RUFA, composta dagli studenti di Rome University of Fine Arts, che ha assegnato il premio – introdotto quest’anno – al miglior cortometraggio tra otto selezionati.
Tra i titoli che maggiormente ci hanno colpito, possiamo citare la black comedy soprannaturale Crocodile Tears di Tumpal Tampubolon, Tale of the Land di Loeloe Hendra Komara, che mostra il legame profondo con la terra, Pierce di Nelicia Low, ambientato nell’elegante mondo della scherma, il surreale Don’t Cry Butterfly di Duong Dieu Linh (vincitore della Settimana della critica alla Mostra di Venezia), che mescola il folklore vietnamita e critica al sistema patriarcale, la crime story The Embers di Chung Mong-Hong, che scava in un passato oscuro di Taiwan, quello del Terrore Bianco; e ancora Elegies, della regista vincitrice del Leone d’Oro Ann Hui, che realizza il film della sua vita esplorando la poesia contemporanea di Hong Kong attraverso alcuni incontri con noti poeti, The Gospel of The Beast di Sheron Dayoc, cruda coming of age filippina, l’intimo e potente Cu Li Never Cries di Pham Ngoc Lân, già vincitore del premio per la miglior opera prima alla Berlinale 2025, girato in un elegante bianco e nero che dona intensità ad una storia senza tempo, nostalgica e tenera.
Tra gli ospiti del festival, abbiamo incontrato per Cineclandestino il regista di Tale of The Land, Loeloe Hendra Komara, il produttore thailandese di Doi Boy e Tanklee Genesis, Panu Aree, ed infine Jeremy Chua, produttore di Ma-Cry of silence e Pierce.
Questi i premi assegnati per la 22ma edizione dell’Asian Film Festival:
Miglior Film, Cu Li Never Cries di Pham Ngoc Lân: “Un ritratto intimo di una donna alle prese con il passato. Girato in un bianco e nero che sembra filtrare il tempo, Cu Li Never Cries è un film che resta. Resta nello sguardo dell’attrice, straordinaria nella sua presenza silenziosa; resta nell’atmosfera sospesa, in bilico fra il decadente e il nostalgico, fra l’assurdo e il tenero. È un’opera che non cerca effetti, ma lavora di sottrazione, lasciando affiorare la tristezza con grazia, quasi con pudore. E proprio per questo, forse, è memorabile: perché ci tocca dove siamo più fragili, senza mai forzare, come solo il vero cinema sa fare”
Migliore Regia, The Unseen Sisters di Midi Z: “Un thriller autoriale, rigoroso e consapevole, che scava nel cuore del cinema stesso. Con “The Unseen Sister”, Midi Z firma un’opera solida, costruita con maestria e misura, dove il gioco del cinema nel cinema non è mai compiacente ma funzionale al racconto. Ogni scelta registica – dal ritmo serrato alla composizione delle inquadrature – rivela un controllo pieno del mezzo, una visione chiara, una mano sicura. È un film che si muove tra realtà e finzione con intelligenza e tensione, restituendo al genere una nobiltà rarefatta, da grande artigianato d’autore”
Migliore Attrice, Laura Basuki, protagonista del film indonesiano Yohanna di Robby Ertanto: “per aver dato vita a un personaggio di profonda intensità e umanità, attraversato da un conflitto morale che si riflette in ogni gesto, sguardo e silenzio. Con misura e partecipazione, Laura Basuki interpreta una donna dilaniata tra fede e realtà, rendendo “Yohanna” un dramma toccante e universale”.
Miglior Attore, ex aequo per Yu-Ning Tsao e Hsiu-Fi Liu, protagonisti di Pierce, della regista di SingaporeNelicia Low: “Per aver incarnato con straordinaria precisione la danza sottile tra inganno e verità, colpa e desiderio, costruendo una relazione fraterna fatta di maschere, silenzi e tensioni sotterranee. Liu dona al giovane Zijie una dolcezza vulnerabile che si fa strada tra i dubbi e la lealtà, mentre Tsao incarna Zihan come un enigma, il cui volto imperscrutabile cela abissi di ambiguità morale. Insieme, rendono Pierce un thriller dell’anima, dove ogni gesto è una stoccata emotiva.”
Miglior Film Originale, ex aequo per il film indonesiano Tale of The Land di Loeloe Hendra Komar e il film del Myanmar Ma-Cry of Silence di The Maw Naing:
“Tale of the Land è la storia di una giovane indigena legata alla terra dei suoi antenati. Un film di grande impatto visivo. Un mondo visionario tra terra e acqua, mostrato con uno stile poetico ed evocativo, disseminato da affascinanti metafore cinematografiche alla scoperta delle tradizioni del popolo indonesiano. Una tragedia familiare diventa universale per raccontare un dramma collettivo tra la magia dell’onirico e il dramma della realtà, tra il mito e la storia”
“Ma-Cry of Silence mostra la resistenza silenziosa di donne operaie in una fabbrica in Myanmar. Con coraggio e vigore prende vita sul grande schermo una storia vera, tutta al femminile, di rivendicazione e riscatto sociale. In un microcosmo asfissiante di sfruttamento e violenza, alcune donne si ribellano alla prepotenza del capitalismo, facendosi protagoniste della propria vita, in un dramma silenzioso e assordante. Il regista The Maw Naing trova la giusta distanza dal materiale narrativo, riuscendo a costruire un testo filmico toccante e riflessivo, alternando con successo le tradizioni e le innovazioni del linguaggio cinematografico”.
Miglior Cortometraggio (assegnato dalla giuria RUFA): Playground di Yaxing Lin:
“Un dialogo intimo tra una figlia e la sua giovane madre, specchio di due generazioni che si incontrano all’età di 25 anni. Il premio va “per la delicatezza con cui racconta il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Il corto alterna toni realistici e fiabeschi, mettendo in luce l’assenza di una figura di riferimento e la fragilità dell’infanzia. La regia contrappone con efficacia lo sguardo innocente della protagonista alla durezza del mondo reale, offrendo una riflessione intensa e poetica sulla crescita”
Miglior film sezione Newcomers (assegnato dalla giuria UNINT), A Girl with Closed Eyes di Chun Sun-young:“per l’efficace unione di intensità narrativa e cura visiva. Il film affronta con sensibilità temi come la solidarietà femminile, l’abuso e il trauma psicologico, costruendo personaggi credibili e profondi. La regia valorizza l’atmosfera del racconto attraverso un uso attento di luci e scenografia. Il finale sorprendente rafforza il messaggio del film e ne arricchisce la struttura”
Michela Aloisi
Riepilogo recensioni per sezioni della 22esima edizione dell’Asian Film Festival
Concorso
Cu Li Never Cries di Pham Ngoc Lan
Don’t Cry Butterfly di Duong Dieu Linh
Fragment di Kim Sung-yoon
Ma-Cry of Silence di The Maw Naing
Pierce di Nelicia Low
Tale of the Land di Loeloe Hendra Komara
Yohanna di Robby Ertanto
Fuori Concorso
Blue Sun Palace di Constance Tsang
Elegies di Ann Hui
Taklee Genesis di Chookiat Sakveerakul
Newcomers
Crocodile Tears di Tumpal Tampubolon
Cortometraggi
A Year Apart di Ocean Chin
Family Video di Niande Liu
Playground di Yaxing Lin
Approfondimenti
Intervista al produttore Jeremy Chua









