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Taklee Genesis

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VOTO: 8

La fantascienza che arriva dalla Thailandia

Arriva dalla Thailandia il film di fantascienza che non ti aspetti: fuori concorso alla 22esima edizione dell’Asian Film Festival, Taklee Genesis di Chookiat Sakveerakul sorprende per il plot avvincente che ripercorre secoli di storia, con particolare attenzione – seppur romanzata – per un passato ancora vivo nel cuore del popolo thailandese, dalla guerra del Vietnam al massacro degli studenti universitari di Thammasat, e gli effetti speciali di ottimo livello, alla stregua di un X-Files orientale, senza Mulder e Scully ma con una sorta di Stargate interdimensionale.

Siamo nel territorio di Ban Chiang; Stella è una bambina quando il padre Tom (Russel Geoffrey Banks), americano, scompare nella foresta durante la notte di un tradizionale rito propiziatorio del luogo. Una scomparsa misteriosa, che ha a che fare con un multiplo anello sospeso nell’aria e una missione segreta, i cui contatti avvengono attraverso una ricetrasmittente ed un codice: Bravo 125. Gli anni passano, e ritroviamo Stella adulta (Paula Taylor), con una figlia della stessa età di quando lei perse il padre, intenta a rifarsi una vita in città; la notizia della malattia della madre la riporta nella casa natia, dove segreti verranno svelati ed una avventura incredibile la attende. Stella scopre così che il padre è ancora vivo, intrappolato in una dimensione spaziotemporale il cui tempo scorre in maniera diversa: mezz’ora per lui, trent’anni nella vita sulla Terra. Per riportarlo indietro, Stella dovrà rimettere insieme i pezzi perduti di uno strumento alieno: il Taklee Genesis, in grado di trasportare gli uomini lungo l’arco temporale.

Dalla preistoria al futuro, l’avventura di Stella, accompagnata dalla piccola Valen (Nina Nutthatcha Jessica Padovan, che interpreta anche Stella bambina) e dagli amici Ithri (Peter Corp Dyrendal) e Kong (War Wanarat Ratsameerat), diventa una vera odissea nel tempo attraverso i millenni; ma ogni salto con il Taklee Genesis altera la realtà e gli eventi, mescolando tutto in un grande calderone dagli effetti imprevedibili… e devastanti. Perché, come diceva l’undicesimo Dottore nell’episodio Blink di Doctor Who, “le persone pensano che il tempo sia una rigida progressione di causa ed effetto, ma in realtà, da un punto di vista non lineare e non soggettivo, è più come una grossa palla un po’ vacillante che va e che viene…. fluttuante!” O meglio ancora, in originale, “a big ball of wibbly-wobbly timey-wimey stuff!” E il tempo, in Taklee Genesis, è decisamente fluttuante, roba da timey-wimey come citano anche nel film; sicuramente un caos appassionante che intreccia le storie e mischia le carte ad ogni salto temporale, rendendo la lunga visione (due ore e mezza circa) coinvolgente, pure emotivamente, grazie anche a un ritmo serrato e ai continui colpi di scena nella trama. Sarebbe interessante vederne anche un seguito, magari con Valen e Modin (un bimbo salvato – per caso – dalla preistoria) adulti.

Per ora godiamoci questo sci-fi che nulla ha da invidiare alle produzioni hollywoodiane, grazie ad una regia puntuale, un plot articolato arricchito da spiegazioni scientifiche e citazioni cinematografiche, una fotografia spettacolare dal punto di vista naturale così come negli effetti (non solo speciali) di zombie e kaiju, una buona interpretazione attoriale ed una colonna sonora ben aderente alla storia ed emozionante. La fantascienza che non ti aspetti, ma di cui avevamo bisogno.

Michela Aloisi

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