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Fragment

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VOTO: 7

Divisi ma uniti dal dolore

Della Corea del Sud oltre ai grandi registi e alle star di casa che da anni raccolgono riconoscimenti e apprezzamenti alle diverse latitudini bisognerebbe tenere sott’occhio anche le nuove leve, poiché di talenti che si esprimono dietro e davanti la macchina da presa da quelle parti ce ne sono davvero tanti. Basta vedere Fragment (Pa-pyeon), opera prima di Kim Sung-yoon, per rendersi conto quanto straordinaria sia la fucina sudcoreana. La pellicola in questione, presentata in anteprima italiana alla 23esima edizione del Florence Korea Film Fest dopo quella mondiale al Busan International Film Festival 2024, deve infatti moltissimo all’esordiente che l’ha realizzata e alle perfomance dei suoi piccoli interpreti. Sono loro infatti a rubare la scena in un film che ha proprio nel contributo dato dalla regia e dalla recitazione un valore aggiunto capace di aumentarne in maniera esponenziale il livello. Senza in effetti il risultato sarebbe stato un altro, con un sostanzioso ridimensionamento in termini di resa.
Kim Sung-yoon si è dimostrato bravissimo sia nello scegliere che nel dirigere i giovanissimi attori del cast, ai quali ha affidato i ruoli principali. La forza e l’intensità che hanno dato ai rispettivi personaggi, in particolare nelle scene emotivamente più complesse, alzano la temperatura e di conseguenza l’asticella del coinvolgimento. La mente in tal senso non può non tornare al cinema di Hirokazu Kore’eda e a quei suoi film come Nessuno lo sa, Little Sister o L’innocenza, in cui le performance dei bambini si trasformano in vere e proprie calamite e scariche eletttriche. A quel punto diventa difficilissimo per lo spettatore rimanere impassibili, indifferenti e non lasciarsi andare davanti ad animati confronti dialettici, scontri fisici, sguardi e silenzi in grado al contempo di scaldare e trafiggere il cuore. Da una parte c’è Moon Seong-hyun che indossa i panni di Gi-su, uno studente delle superiori che ha perso i genitori per mano di un rapinatore vive consumato nel suo dolore. Dall’altra ci sono Oh Ja-hun e Kim Kyu-na, che interpretano i fratelli Kim Jun-gang e Kim Jun-hui, i figli dell’assassino, un ragazzo delle medie e una bambina delle elementari che vivono nascondendo la loro identità. Quando si diffonde la voce che la famiglia del killer vive ancora nel quartiere, Gi-su scopre la loro presenza e rivela chi sono. Le vite dei ragazzi si intrecciano in un conflitto fatto di dolore, segreti e minacce.
Ne viene fuori un dramma che segue il percorso di due giovani le cui vite si intrecciano tragicamente a causa di un crimine sconvolgente. Attraverso una struttura narrativa frammentata e un’atmosfera sospesa tra noir e racconto di formazione, il film indaga le complesse dinamiche di responsabilità e redenzione. Apprezzabile la scelta di non mostrare mai i dettagli dell’omicidio con flashback ad hoc, lasciando che se ne percepisca sempre la presenza come una spada di Damocle che pende sulle teste dei protagonisti. Così la componente crime non prende il sopravvento, mantenendo la storia dei bambini coinvolti come fulcro della narrazione. La scrittura porta avanti parallelamente per poi intrecciare le due storie che equivalgono ad altrettanti modi opposti di affrontare un lutto importante. Si finisce con l’essere risucchiati emotivamente da un racconto che costringe lo spettatore a riconsiderare le categorie di vittima e colpevole. Il ché fa di Fragment un’opera che è prima di tutto un’occasione di riflessione su una tematica dal peso specifico rilevante, dalla quale l’autore riesce a trarre spunti di spessore e argomentazioni valide.

Francesco Del Grosso

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