Aquarius

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8.0 Awesome
  • voto 8

La regina del condominio fantasma

È un autentico e straordinario one woman show quello che Sonia Braga offre alle platee di turno con la sua performance davanti la macchina da presa in Aquarius, di quelli capaci di innalzare l’asticella qualitativa dell’intera opera e dei singoli elementi che la compongono. La sua intensa, potente e sofferta interpretazione nel secondo lungometraggio di Kleber Mendonça Filho, presentato in concorso alla 69esima edizione del Festival di Cannes e fresco vincitore dei premi per la migliore regia e la migliore attrice protagonista ai Fenix Awards (dedicati al cinema “iberoamericano”), è di quelle che ti fanno brillare gli occhi, rubando letteralmente la scena e calamitando su di sè tutte le attenzioni degli addetti ai lavori e non solo. Grazie a lei, il personaggio si carica di un valore ulteriore. Il fatto che non si sia portata a casa dalla kermesse francese un riconoscimento con una tale performance (per la cronaca assegnato alla bravissima collega filippina Jaclyn Jose per Ma’ Rosa di Brillante Mendoza) ci è dispiaciuto moltissimo, ma non è poi la fine del mondo, perché a conti fatti è ciò che ha lasciato nel cuore e nella mente dello spettatore la cosa più importante. E siamo sicuri che anche coloro che in Italia avranno modo di recuperarla grazie alla Teodora, che distribuirà la pellicola a partire dal 15 dicembre, concorderà con noi.
Uscito tra mille controversie in Brasile, diventando un vero e proprio manifesto di libertà e resistenza, Aquarius segna il ritorno sul grande schermo di una straordinaria Sonia Braga, indimenticabile protagonista di Donna Flor e i suoi due mariti e Il bacio della donna ragno. Qui veste i panni di Clara, un critico musicale in pensione che vive in un palazzo battezzato “Aquarius”, che si affaccia sullo splendido lungomare di Recife. Una compagnia immobiliare ha già acquistato tutti gli appartamenti dell’edificio per farne un condominio di lusso, ma Clara è decisa a non cedere il suo, a cui la legano molti ricordi familiari. Dopo i primi tentativi amichevoli, gli speculatori ingaggiano una vera e propria guerra fredda con la donna, in un crescendo di violenza psicologica: abituata a combattere da una vita, Clara non ha però intenzione di arrendersi, neanche davanti all’ultima, sconvolgente minaccia.  Quello che Kleber Mendonça Filho porta sullo schermo in un film che ha i colori della controcultura e dell’emancipazione femminile, grazie e attraverso la magnetica interpretazione della Braga, è il ritratto di una donna che rivendica la propria identità culturale, politica e sessuale, ma soprattutto il diritto di essere libera. Probabilmente, anzi sicuramente, è stato proprio questo ritratto così incisivo, diretto e non politicamente allineato, ad avere infastidito così tanto i detrattori di turno.
Il cineasta sudamericano utilizza il condominio che da il titolo al film come lo specchio della Società brasiliana odierna, le cui malsane dinamiche interne (la corruzione a tutti i livelli), i poteri forti e gli interessi economici (tra cui la speculazione edilizia) contro i quali la protagonista oppone resistenza e si misura sono tristemente noti, comuni e ben distribuiti anche alle altre latitudini. Questo fa di Aquarius un’opera che affronta senza peli sulla lingua tematiche universali e non solo il dramma di un singolo, perché Clara è una donna come tante che difende e si batte per ciò in cui crede e che nemmeno i soldi, le pressioni psicologiche e il gioco sporco, possono mettere in discussione. In tal senso, il titolo della pellicola, che come già detto è il nome del palazzo dove la donna vive ormai da sola, è una chiara metafora, che rimanda a una gigantesca vasca per i pesci, nella quale però a parte la protagonista si aggirano solamente squali, ossia i proprietari e gli intermediari della compagnia immobiliare.
Il tutto fa di Aquarius un film di grande impatto e forza, tanto nei contenuti quanto nelle emozioni che riesce a provocare nello spettatore, ma senza dovere mai passare per moralismi e sensazionalismi a buon mercato. Kleber Mendonça Filho sa quando affondare la lama e quando, invece, ritirarla per sfiorare le corde del cuore, passando attraverso momenti di intensità e di nostalgico romanticismo che riavvolgono le lancette dell’orologio (i flashback di Clara, che ci riportano alla sua giovinezza, ma soprattutto i tanti vinili da lei gelosamente custoditi nel soggiorno dell’appartamento). Sono questa alternanza di colori, toni, sfumature e pennellate, così efficacemente equilibrata nello script, insieme al lavoro di sciabola e di fioretto del regista carioca e della sua straordinaria interprete, i valori aggiunti di un’opera ingiustamente esclusa dal palmares di Cannes, che speriamo non venga messa da parte anche dal pubblico nostrano. È un augurio che ci facciamo, ma sappiamo benissimo che per Aquarius la strada sarà in salita, vista la scelta di metterla in programmazione nell’affollato cartellone pre-natalizio, pieno zeppo di CinePanettoni, mirabilie di animazione e blockbuster high tech. Incrociamo le dita.

Francesco Del Grosso

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