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Ain’t No Love In The Old Town

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VOTO: 10

Amore e danza di fine gusto retrò

In concorso nell’edizione 2026 dell’Hip Hop CineFest (e vincitore della sezione Experimental), siamo rimasti particolarmente colpiti dal raffinato ed originale cortometraggio di Alessio “Kgi” Giaccaglia, Ain’t No Love In The Old Town, che intreccia un elegante gusto retrò con la contemporaneità della breakdance. Il leitmotiv è tanto classico quanto bizzarro: com’è difficile trovare il vero amore nel centro storico di una piccola cittadina di mare (ndr, una inedita ed affascinante Ancona).

In una manciata di minuti, sullo schermo in bianco e nero si incontrano, si scontrano, si mancano per un soffio di vento, una serie di improbabili e meravigliosi personaggi, in una sorta di lungo piano sequenza silenzioso che si affida alla forza della slapstick comedy e della danza per dare corpo alla narrazione. Quando si parla di slapstick comedy, si pensa subito al grande Charlie Chaplin, che univa alla farsa una certa malinconia sociale; in Ain’t No Love In The Old Town la vena malinconica non manca, ma arriva dall’incapacità dei personaggi di incontrarsi e trovare il vero amore, tra appuntamenti al buio mancati ed incontri casuali sabotati dal destino, in un continuo rincorrersi senza mai trovarsi. Le coreografie precise e surreali rimandano invece ad un altro grande, Buster Keaton, in una sorta di intreccio comico leggero ed irresistibile. C’è da dire che, sebbene il genere sia poi esploso nel cinema muto, con Chaplin, Keaton e Lloyd al suo apice, le radici della “comica farsesca”, incentrata sulla comicità fisica, sull’esagerazione e sul movimento, sono proprio qui in Italia; affondano infatti nella tipica Commedia dell’Arte del XVI secolo, con il “batacchio” (in inglese, slapstick deriva proprio da slap, schiaffo, e stick, bastone), attrezzo di legno che produce un forte schianto quando colpisce un attore, che era l’accessorio preferito da Zanni e servi come Arlecchino, cui si univano ritmo frenetico e cadute rocambolesche a dare l’effetto comico voluto o improvvisato.

È quindi un “ritorno alle origini”, questo short movie da cinema muto che racchiude in sé storia e tradizione guardando con occhio ammiccante verso il futuro; in uno scenario seducente ed ammaliante quali i vicoli della città vecchia di Ancona, Alessio “Kgi” Giaccaglia costruisce una coreografia che unisce fisicità e ballo, hula hoop anni Cinquanta e moderna breakdance, in un turbinio di evoluzioni e fine umorismo che descrivono il vero amore come sfuggente ed irraggiungibile, in un gioco di rincorse dove nessuno trova mai colui o colei che brama. Una vena malinconica, ma irridente e leggera, grazie proprio al combinè di bianco e nero, cinema muto, slapstick comedy e tutte le sfumature della danza e del ballo che il giovane Giaccaglia mette in campo e padroneggia con maestria e fluidità. Ain’t No Love In The Old Town è un piccolo gioiellino assolutamente imperdibile, ed il regista da tenere sott’occhio per il suo talento e la fantasia; una ventata d’aria fresca in un cinema per altri versi logoro e stantio.

Michela Aloisi

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