Registi sull’orlo di una crisi di nervi
Ormai nel pieno della fase autoriflessiva, autobiografica, senile, contemplativa sul cinema e sulla vita, Pedro Almodovar è in concorso a Cannes 2026 con Amarga Navidad, dove prosegue, direttamente da La stanza accanto, il discorso sulla autofiction, dichiarando come il suo cinema sia frutto di un processo di rielaborazione di situazioni e personaggi della propria vita.
Questo ultimo film, nelle sale nostrane a partire dal 21 maggio 2026, si svolge su due linee temporali in parallelo, che continuiamo a mescolarsi: nel 2004 seguiamo la vita di Elsa, una regista di spot pubblicitari che ha ripiegato su quel settore dopo che i suoi film non hanno avuto successo; nel 2026 il protagonista è invece Raúl, un regista di una certa età, affermato con una importante carriera alle spalle. Viene subito dichiarato che la storia di Elsa è proprio scritta da Raúl ed è la visualizzazione della scrittura della sceneggiatura che sta scrivendo. Elsa spiega a un’infermiera del pronto soccorso, dove è ricoverata per le frequenti emicranie, di aver fatto in passato dei cult movie, ovvero film molto amati da un nucleo ristretto di fan, proprio come un culto o una setta, seguendo il gioco di parole dell’infermiera, ma che non hanno avuto successo al botteghino. Evidente un richiamo alla prima fare più pop del cinema di Almodovar, quella della movida madrilena, quando l’autore era in effetti conosciuto e amato da una cerchia ristretta di appassionati. Nel 2004, anno di una linea narrativa del film, il cineasta spagnolo si è ormai lasciato alle spalle quella fase pionieristica ed è ormai consacrato a livello internazionale con La mala educación. Lo stesso Raúl dice alla sua assistente/produttrice che il 2004 è stato per lui un anno di transizione e di crisi, e per quello decide di fare un film ambientato in quell’anno. Raúl, ovvero Almodovar stesso, crea il personaggio di Elsa, una donna, come un Raúl/Almodovar che non ce l’ha fatta, che non è riuscita a perseguire i propri sogni artistici e si è ripiegata negli spot. Ma potrebbe essere anche un’autocritica per Almodovar stesso nel considerare i suoi film della maturità come opere destinate a un pubblico più vasto, abbandonando l’irriverenza iniziale. Amarga Navidad è così costruito come un complesso gioco di scatole cinesi. Elsa è scritta da Raúl e, a sua volta, ha concepito e scritto personaggi. Accarezza infatti l’idea di fare un nuovo film ispirandosi anche lei alle persone della sua vita. Raúl è scritto da Almodovar la cui vita può essere a sua volta, governata dal destino, da un superiore ordine del mondo. In fondo il dispositivo di Almodovar deriva dal metateatro di Aristofane o Pirandello, anche se il processo è sempre a scalare: i personaggi non sono consapevoli della loro consistenza finzionale.
Sono numerosi gli elementi narrativi che Raúl riprende, e letteralmente ruba, dai suoi compagni di vita. La sua produttrice è profondamente amareggiata per ritrovare nello script parti della sua vita e di quella della sua compagna malata terminale. Al suo compagno Santi, si capisce più giovane e uomo una volta molto affascinante, dice di aver inizialmente modellato un personaggio su di lui, salvo poi allontanarsene nel corso della narrazione. Probabile che si riferisca al compagno toyboy di Elsa, Bonifacio, più giovane di lei e dal corpo scultoreo. Il giovane è un pompiere che nel tempo libero si esibisce nei locali di striptease. Assomma la bellezza alla nobiltà d’animo. Almodovar ce lo mostra in uno spogliarello, con la musica di I’ve Seen That Face Before che suona ancora come vintage anni Ottanta, richiamando anche la colonna sonora di Frantic, e che funziona come partitura musicale del film, insieme a La Llorona. Elsa conosce Bonifacio nel pubblico in quel locale di spogliarello e gli propone di realizzare uno spot di intimo maschile. Proprio sul set di quel commercial, la donna viene raggiunta dalla notizia della morte della madre. Il corpo perfetto di Bonifacio diventa così il paradigma di una gioventù perduta per raccontare, come spesso fa il regista mancego, il disfacimento del corpo, il deterioramento nella vecchiaia e nella malattia, la morte. L’oggetto del desiderio, l’ossessione scopofila diventano un soggetto di morte come nel film L’occhio che uccide (Peeping Tom) che Raúl va a vedere al cinema. La fotografia come sempre accesa per il regista, nel trionfo dei colori primari, si contamina. Emerge dal nero del deserto o della sabbia vulcanici di Lanzarote. Si degrada nelle visioni pixellate dal cellulare, che riprende una presunta relazione adultera del marito di un’amica di Elsa, o del dispositivo che riprende lo spot degli slip. Ma soprattutto il colore si annulla nel bianco dello schermo del laptop che si riempie della scrittura della storia. La bellezza rappresentata dai colori accesi è sempre a rischio di degrado come la vita.
Tra il film, e il film del film, si susseguono situazioni di malattia, terminale e no, comprendendo le stesse emicranie di Elsa, ma anche di sofferenza, delusioni amorose, tentativi di suicidio. Almodovar scandaglia il suo cinema e la sua vita, inserendo anche un cameo della sua attrice cult Rossy de Palma, per raccontare di una crisi artistica cui si può far fronte solo nella compulsione della scrittura, del concepire sempre nuove storie. Amarga Navidad è un film sicuramente imperfetto, ma è un film sull’imperfezione del cinema, e della vita.
Giampiero Raganelli









