Il vento d’Oriente su Roma
Ancora nel cuore della Città Eterna, ospite del Cinema Farnese di Campo de’ Fiori, torna il festival dedicato al meglio del cinema asiatico contemporaneo; la 23esima edizione dell’Asian Film Festival si protrarrà dal 7 al 15 aprile 2026 con un programma fitto e variegato, comprendente 36 lungometraggi (18 in concorso, 9 newcomers, 9 fuori concorso) e 10 cortometraggi provenienti da Thailandia, Giappone, Corea del Sud, Indonesia, Filippine, Malesia, Cina, Vietnam, Singapore, Cambogia, Hong Kong e Taiwan.
Il festival si apre il 7 aprile con una proiezione pomeridiana della sezione Newcomers (Floating Clouds Obscure the Sun di Shen Tao) e l’inaugurazione serale con il film in concorso Girl, esordio alla regia della celebre Shu Qi. Il film offre un intenso e delicato ritratto femminile, segnando un debutto autoriale di forte sensibilità e inaugurando un’edizione del festival particolarmente attenta ai mutamenti e alle tensioni della società asiatica contemporanea. Nei giorni successivi, il programma prevede giornate dedicate alle cinematografie specifiche di alcuni Paesi: Giappone, Corea, Thailandia, Indonesia, Filippine, Malesia.
Giovedì 8 aprile è il Filipino Day, con la proiezione, dalle ore 15 in poi, di quattro lungometraggi: Republika NG Pipolipinas di Renei Dimla, un dramma di resistenza civile: per difendere la sua terra, la contadina Cora fonda una micronazione, sfidando corruzione e pregiudizi per svelare il vero coraggio di un popolo. A seguire, Raging di Ryan Machado: la ricerca di giustizia da parte di un giovane si intreccia con un misterioso incidente aereo. Più si avvicina alla verità, più affiora un segreto che la propria comunità non vuole affrontare. Quindi un altro film fuori concorso, Magellan di Lav Diaz, Spiga d’oro al Festival di Valladolid: un viaggio verso l’ignoto che consuma uomini e ideali, dove la propensione all’esplorazione si tramuta in ossessione di dominio. La serata si conclude con la proiezione di Moonglow di Isabel Sandoval, al contempo regista e protagonista del suo film, un intrigante noir ambientato nella Manila degli anni Settanta: nel pieno delle leggi marziali del presidente Marcos, una detective corrotta vede riemergere segreti e sensi di colpa quando è costretta a indagare insieme al suo ex amante sul colpo da lei stessa effettuato.
Venerdì 9 aprile è l’Indonesian Day, con la proiezione, sempre dalle ore 15, di quattro lungometraggi (tre in concorso) e tre cortometraggi: apre le danze il cortometraggio Mom and the umbrella di Simeng Tang, seguito dal film in concorso Midnight in Bali di Robby Ertanto: nelle notti al neon di Bali, l’incontro con una giovane cineasta spinge una performer trans ad affrontare un catartico viaggio emotivo tra amori fragili e ferite del passato. Quindi ancora un cortometraggio: Them di Ruo Jian che precede un altro film in concorso: Rangga & Cinta di Riri Riza: quando Cinta scopre il talento poetico del taciturno Rangga, tra i due nasce un legame inatteso. Ma amicizie tradite e segreti familiari mettono alla prova il loro primo, intenso amore. A seguire, il film fuori concorso Whisper in the Dabbas di Garin Nugroho: tra aule sorde e inganni di potere, la voce degli ultimi è un sussurro ribelle. Un viaggio viscerale nel quale Puspa difende i dimenticati mentre il suo corpo rigetta lo sporco del potere. Concludono la serata il cortometraggio Between Waves di Wantao Liu ed il film in concorso Siapa Dia: Garin Nugroho confeziona un musical vibrante che attraversa quattro ere della cultura indonesiana. Nicholas Saputra interpreta quattro ruoli in un tributo multidisciplinare tra passato e presente.
Sabato 10 aprile è il momento del Thailand Day, preceduto dal film cinese in concorso A Separation di Xin Mou: afflitto dal lutto paterno e dal divorzio, un uomo torna a casa in cerca delle sue radici, ma trova solo fragili legami e un’agognata solitudine che lo riporta al punto di partenza. La Thailandia prevede la proiezione di tre film, due in concorso ed uno fuori concorso. Inizia Flat Girls di Jirassaya Wongsutin, un emozionante racconto di formazione sul legame tra due figlie di poliziotti, la cui amicizia verrà messa alla prova dalle prime sfide dell’amore e della vita. Quindi, l’attesissimo fuori concorso Morte Cucina di uno dei più grandi registi thailandesi, Pen-ek Ratanaruang: una chef di talento con un passato tormentato ha l’occasione di vendicarsi dell’uomo che le ha fatto del male da adolescente, sfruttando le sue abilità culinarie per compiere finalmente la sua vendetta. Concludono la giornata il cortometraggio The Taste of Pork Belly di Sophie Shui ed il film in concorso Human Resource di Nawapol Thamrongrattanarit: Fren, mentre lavora come HR in una compagnia esigente, si ritrova ad affrontare segretamente una gravidanza e la decisione di far venire al mondo il figlio in circostanze particolari.
Il fine settimana è dedicato ad una full immersion in Corea del Sud e Giappone, con proiezioni dalle ore 14 e cinque lungometraggi per ciascun Paese. Sabato 11 aprile è il Korean Day, che inizia con il film fuori concorso By Another Name di Lee Jea-han: attraverso il progetto di un film incompiuto, il dolore di una vedova si trasforma in una ricerca ossessiva del passato, finché il presente non la costringe a scegliere sé stessa. Quindi, A Poet of the River di Jungkook Han: fuggita dalla Corea del Nord, la diciottenne Sun-hwa lotta per sopravvivere a Seoul, travolta dal dolore per la perdita della sua famiglia e il desiderio di un nuovo senso di appartenenza. A seguire, il film in concorso Two Voices into an Echo di Kim Kyung-rae: quando due individui sono interconnessi spiritualmente, il loro legame trascende anche le forme più tangibili della realtà. La lunga serata inizia poi alle 20 con un altro film in concorso, Beautiful Dreamer di Lee Kwang-kuk: un profondo viaggio tra le pieghe del lutto familiare, dove l’assenza diventa una presenza costante. Un racconto intimo che esplora con forza l’emotività di chi resta e cerca di ricominciare. Quindi il cortometraggio 4 Sundays in September di Mun Chee Yong precede il film fuori concorso The Old Woman with the Knife di Min Gyu-dong: una donna dal cuore freddo si sente utile solo se usa la crudeltà quotidianamente, ma questo equilibrio viene sconvolto dall’arrivo di un motivo per cui vale la pena sciogliersi.
Domenica 12 aprile è il Japan Day: si inizia alle 14 con il film in concorso Lost Land di Fujimoto Akio: in un mondo che li respinge, Somira e Shafi affrontano un viaggio pieno di insidie guidati da una speranza: ricongiungersi alla famiglia e trovare un luogo da chiamare finalmente casa. A seguire, il Newcomers, Baka’s Identity di Nagata Koto, un’emozionante e avvincente storia di amicizia e criminalità: Mamoru e Takuya sono due ragazzi ai margini della società, che il destino unisce sullo sfondo di una Tokyo violenta e glaciale. Quindi, fuori concorso, il nuovo film di Miike Takashi, Sham: è il racconto di una delle ingiustizie più inique subite da un docente giapponese nella storia moderna del paese: vittima di accuse che ridefiniranno il concetto stesso di verità. La serata inizia con il nuovo film, in concorso, di uno dei maestri del cinema giapponese, Fukada Kōji, Love on Trial: Mai, stella nascente del j-pop, dopo aver violato il proprio contratto si ritrova in tribunale. Il capo di accusa? Essersi innamorata. Conclude il Japan Day, Falling into Silence di Shimizu Yūto: dopo la morte della madre, la vita di Minoru è caduta a pezzi. L’arrivo in città di una ragazza e di un misterioso medium potrebbero (forse?) risollevare il giovane dal buio in cui si è inabissato.
Lunedi 13 aprile la programmazione si fa varia: si inizia alle 15 con il film in concorso The Ancestral Home di Huynh Lap: una content creator cerca like e contenuti nella vecchia casa di famiglia, ma troverà il fantasma del fratello deceduto e parenti pronti a tutto per l’eredità. A seguire, tre film della sezione Newcomers: Amoeba di Siyou Tan: in una Singapore che impone l’uniformità, quattro adolescenti rifiutano di farsi plasmare, sfidando l’oppressione di una scuola d’élite e scoprendo il potere dell’amicizia; The Observer’s Journal di Lim Ju-hwan: navigando tra fantasia e difficoltà, i protagonisti di questo film si muovono tra tre storie interconnesse alla ricerca della felicità e alla scoperta di verità inaspettate. Conclude la giornata Debone di Lee Dae-han: un crime thriller che segue la storia di Gyutark, appena uscito dal carcere per aver ucciso il padre quando era bambino.
Martedì 14 è il Malaysian Day, preceduto dal cortometraggio Slow Train Coming di Shuo Chen e dal film in concorso cinese Gods are Watching di Yesir: nella storica città di Quanzhou, dove fedi diverse convivono da secoli, una devota anziana vede vacillare per tre volte la sua fede negli dèi, finché lo scontro tra credenze prende forma in una drammatica rappresentazione teatrale. A seguire, i tre lungometraggi malesi in concorso: The Waves will carry us di Lau Ket Huat, un viaggio commovente tra le memorie di una famiglia alla ricerca della propria identità; Finding Ramlee di Megat Sharizal: in un omaggio viscerale all’età d’oro del cinema malese, il regista ci guida nel viaggio di Zakaria, un uomo costretto a interpretare il mito di Ramlee per pagare i propri debiti e salvare il futuro di sua sorella. Il film serale è Macai di Shanjey Kumar Perumal: un imprevisto trascina tre amici in un vortice di guai, tra umorismo nero e una realtà cruda: un debito da saldare diventa una discesa pericolosa nei bassifondi più remoti.
La giornata conclusiva del festival inizia con il cortometraggio Ayì di Jiayi Li ed il film della sezione Newcomers, Girlfriends di Tracy Choi: tra Macao, Taipei e Hong Kong, la regista Lok ripercorre relazioni passate e momenti significativi della sua carriera artistica in un viaggio profondamente intimo, che intreccia identità, amore e scelte professionali. Quindi il cortometraggio Onward di Sun Yuchen precede la proiezione del film in concorso Becoming Human di Polen Ly: l’anima buona di Thida, spirito guardiano, fa amicizia con un ragazzo umano, ma è ora per lei di rinascere, anche se non accetta questo suo destino.
L’Asian Film Festival si conclude quindi con la cerimonia di premiazione e la proiezione serale di The Ugly di Yeon Sang-ho, un noir psicologico tra i ricordi di un padre non vedente e un passato difficile da decifrare, e She Has No Name del maestro del cinema di Hong Kong, Peter Chan, che racconta l’occupazione giapponese di Shanghai degli anni ’40: Zhan-Zhou viene accusata dell’omicidio del marito e trascinata sotto i riflettori dell’opinione pubblica, verso un destino profondamente intrecciato con quello del suo paese travolto dalla storia.
Oltre al cinema ed ai numerosi ospiti, l’Asian Film Festival prevede anche momenti di approfondimento culturale realizzati in collaborazione con le rappresentanze diplomatiche di Filippine, Indonesia, Thailandia, Corea del Sud, Giappone e Malesia, pensati per valorizzare le specificità artistiche e i contesti culturali di ciascun Paese, ponendosi a tutti gli effetti come un ponte verso l’Estremo Oriente.
Michela Aloisi
Riepilogo recensioni per sezioni della 23esima edizione dell’Asian Film Festival
Concorso Lungometraggi
Becoming Human di Polen Ly
Rangga & Cinta di Riri Riza
Moonglow di Isabel Sandoval
Siapa Dia di Garin Nugroho
Lost Land di Fujimoto Akio
The Ancestral Home di Huynh Lap
Love on Trial di Koji Fukada
Macai di Shanjey Kumar Perumal
Concorso Cortometraggi
Slow Train Coming di Shuo Chen
Fuori Concorso
Republika NG Pipolipinas di Renei Dimla
Sham di Takashi Miike
Newcomers
A Poet of the River di Jungkook









