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Moonglow

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VOTO: 8

Nostalgia e rimpianti in un noir dalle atmosfere retrò

Presentato dalla stessa regista nel Filipino Day della 23esima edizione dell’Asian Film Festival, Moonglow di Isabel Sandoval è un noir elegante e raffinato, dalle atmosfere sognanti e nostalgiche e i rimi lenti, sinuosi, avvolgenti, che intreccia detection e sentimento.

La protagonista, Dahlia, interpretata dalla stessa regista, è una poliziotta stanca della corruzione, che si ribella diventando una sorta di Robin Hood in divisa, rubando una ingente somma di denaro per aiutare gli abitanti che hanno perso la casa in un incendio doloso; costretta ad indagare sul suo stesso crimine dal suo capo Bernal insieme al suo primo amore, Charlie (Arjo Atayde), nipote del capo ed ex collega, ora importante avvocato negli Stati Uniti, vede il passato tornare prepotentemente a galla, vivo e vivido come se il tempo non fosse mai passato.

Moonglow, scritto, diretto ed interpretato dalla Sandoval, è ambientato nella Manila del 1979, nel pieno della legge marziale e della dittatura di Ferdinand Marcos, che opera su tutti i livelli, dalla società al controllo dei media; la corruzione dilaga, anche tra le forze dell’ordine, che lavorano nell’ombra per favorire la visione economica capitalista di Marcos, distruggendo interi quartieri poveri per far spazio a moderni centri commerciali. Dahlia è parte di tutto questo, ma un giorno qualcosa dentro di lei cambia, spingendola a cercare di riparare al danno fatto; un colpo perfetto, pulito, per risarcire chi ha perso tutto, che inizia a presentare delle crepe quando il suo capo riporta nella sua vita l’uomo con cui, dieci anni prima, sognava un futuro diverso. I ricordi si fanno struggenti, le atmosfere rarefatte, i sentimenti palpabili; avvolti da una musica (di Keegan DeWitt) romantica e retrò, in armonia con la fotografia insinuante di Isaac Banks, Dahlia e Charlie rivivono ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere se le scelte fossero state diverse, in un intreccio di desiderio e senso di colpa.

Per il suo quarto film, la Sandoval ha scelto volutamente un film old fashioned, nello stile e nelle ambientazioni; Moonglow è una detection che sconfina nel melò, con le implicazioni politiche e sociali della dittatura di Marcos sullo sfondo ma che non vengono sottolineate, per lasciar spazio alle atmosfere perdute ed agli abissi dell’animo. I riferimenti cinematografici, così come le ispirazioni, si rifanno principalmente ai classici noir anni Quaranta e Cinquanta, Casablanca su tutti, ma anche In a lonely place; più simile fisicamente e per l’aria impertinente a Clark Gable, il Charlie di Atayde richiama l’intensità di Bogart, mentre la Sandoval ha la classe della Bergman e la sensualità della Swank in Black Dahlia (che è, non a caso, anche il nome della protagonista di Moonglow). Nello stile si nota anche l’impronta di Wong Kar-wai, dalla narrazione non lineare alle atmosfere sognanti, dall’uso del ralenti alla fotografia satura, dalla musica evocativa ai sentimenti inespressi, sino alla nostalgia e alla solitudine trasmesse dai personaggi, così come un richiamo al contemporaneo L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho.
Moonglow è il chiaro di luna che illumina il senso di colpa di Dhalia, la nostalgia di un amore perduto, i segreti nascosti alla luce del sole che emergono nell’ombra; un titolo che evoca le atmosfere sognanti che permeano tutta l’opera di Isabel Sandoval.

Michela Aloisi

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