Power to the Pipolipinas
Al secondo giorno di programmazione l’Asian Film Festival 2026 ha tirato fuori un “Filipino Day”, con tanto di rappresentanti dell’ambasciata presenti al cinema Farnese di Roma, assai vario nelle proposte, di un livello qualitativo anche piuttosto alto. Tra queste, neanche a dirlo, a spiccare è stato l’ultimo film di Lav Diaz, Magellan, nota di merito poi per l’elegante e malinconico noir scritto, diretto e interpretato da Isabel Sandoval, peraltro ospite apprezzatissima in sala, ovvero Moonglow.
Ma la sorpresa di giornata è stata per quanto ci riguarda Republika Ng Pipolipinas (2025) di Renei Dimla, film proiettato nel primo pomeriggio e accolto dal pubblico con una certa curiosità. Insolito il lungometraggio in questione lo è sotto svariati punti di vista. Innanzitutto per l’originalità, considerando il modo in cui vi si fondono situazioni farsesche da commedia rurale, derive “situazioniste” tipiche del mockumentary, elementi centratissimi di critica sociale.
Trattandosi in fin dei conti di un mockumentary, il gioco per lo spettatore diventa anche provare a stabilire cosa ci sia di reale e cosa venga fatto passare per tale, dietro una fittizia forma para-documentaria intessuta di interviste, grafici, testimonianze. Trovata assai felice è poi aver orchestrato un simile gioco intorno a un concetto, quello di “micronazione”, che per sua stessa natura pone in discussione ciò che porta a riconoscere uno Stato come tale. E chi vi scrive qualcosina di questa eccentrica materia ne sa, avendo ricevuto, pardon, acquistato, il titolo di Lord presso una delle micronazioni più famose a livello globale, quel Principato di Sealind istituito decenni fa da alcuni temerari su una piattaforma nel Mare del Nord…
Tanto per restare in tema, il pubblico di Netflix conoscerà senz’altro L’Incredibile storia dell’Isola delle Rose. Mentre una cartina mostrata durante Republika Ng Pipolipinas aiuta a localizzare, oltre al già menzionato Principato di Sealand, un altro pittoresco principato situato in Italia, per la precisione in Liguria: Seborga. Nel corso dell’effervescente lungometraggio visto all’Asian vengono citate diverse altre micronazioni localizzate proprio nelle Filippine, quasi fosse lì una prassi abbastanza comune, ma appurare ciò richiederebbe ricerche specifiche. Più interessante notare che nell’arguto film di Renei Dimla il nome scelto per lo stato immaginario di “Pipolipinas” allude a una crasi tra “People” e “Pilipinas”, nome con cui i filippini chiamano il proprio paese: e questo ci indica già, in un certo senso, la strada maestra dell’opera.
“Pipolipinas” è infatti la creazione originale di una cocciuta contadina, Cora Vitug (Geraldine Villamil), in lotta con il governo e con l’amministrazione locale per salvaguardare la propria casa, i propri terreni, le stesse sepolture dei propri cari, dalle speculazioni di una multinazionale in combutta col classico Sindaco arraffone. Cora all’inizio porterà testardamente avanti quell’idea di varare una “micronazione” e autoproclamarsene Presidente in completa solitudine. Ma attorno a lei è pronta a stringersi una piccola, pittoresca comunità…
Attraverso le surreali vicende del film è comunque una ficcante satira politica a prendere forma, rivolta verso la burocrazia, verso le informazioni distorte ad arte dai media, verso le pieghe più pericolose dei social, verso la corruzione stessa di un paese come le Filippine che solo attraverso la settima arte, alcune volte, ha saputo puntare i riflettori sui propri scheletri nell’armadio. In questo caso sono anche gli scompensi della globalizzazione a emergere prepotentemente. Con tanto di scherzosi riferimenti alla Corea e al K-Pop che, come altre divertentissime citazioni, sanno strappare un sorriso all’interno di un racconto cinematografico che oscilla di continuo tra il serio e il faceto.
Stefano Coccia









