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Devdas

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VOTO: 10

L’amore al tempo delle caste

Chiude la rassegna dedicata al regista Sanjay Leela Bhansali dall’Indian Film Festival 2026 la proiezione speciale del kolossal Devdas, presentato fuori concorso al 55° Festival di Cannes (2002). Tratto dal romanzo omonimo di Sarat Chandra Chattopadhyay del 1917, è ambientato nei primi del Novecento e narra una storia tanto tragica quanto romantica, quella del giovane Devdas, della sua amata Paro e della coraggiosa cortigiana Chandramukhi.

Devdas (interpretato magistralmente da Shah Rukh Khan), rampollo di una ricca famiglia, torna a casa dopo dieci anni trascorsi a studiare da avvocato a Londra, dove lo aspetta, fedele ed innamorata, l’amica d’infanzia Paro (la bella ed intensa Aishwarya Rai). Ma le condizioni della famiglia di lei, vicina di casa di quella di Devdas, non sono abbastanza per gli orgogliosi genitori del ragazzo: dapprima con l’inganno, arrivando ad umiliare la madre di Paro, Sumitra (Kirron Kher), quindi con un divieto netto, si oppongono a questo amore che era nel destino, causando così la rovina stessa di Devdas e della famiglia.

Sumitra, arrabbiata con la vecchia amica Kaushalya (Smita Jaykar), che, su istigazione della nuora Kumud, la fa danzare illudendola di poter poi parlare del matrimonio di Paro con suo figlio Devdas, denigrandola invece pubblicamente ricordandole le sue umili origini, giura che la sua Paro sposerà un uomo ancora più ricco di loro; combina quindi il matrimonio con un ricco vedovo, Bhuvan Chaudhry con già tre figli grandi. Intanto Devdas litiga aspramente con il padre e decide di andarsene di casa, senza però portar con sé l’amata Paro, cui, anzi, scrive una lettera d’addio dicendole che il loro non era vero amore. Raggiunto un bordello, conosce la cortigiana Chandramukhi (Madhuri Dixit), che si innamora di lui; grazie a lei, Devdas capisce il suo errore e torna da Paro, ma ormai è troppo tardi. Divisi irreparabilmente, Paro cerca di essere una buona moglie e madre/amica per i tre figliastri, mentre Devdas, nonostante le cure e l’amore di Chandramukhi, sprofonda sempre più nella disperazione e nell’alcol, portando infine alla rovina la famiglia natia e se stesso.

L’opera di Chattopadhyay, oltre a dipingere chiaramente la distinzione in caste che non permette l’amore tra i due protagonisti (sino a negar loro finanche un ultimo abbraccio in punto di morte), né tantomeno l’amicizia di Paro e Chandramukhi, è interessante perché mostra una solidarietà al femminile poco comune, quella appunto tra le due giovani innamorate, fatta di rispetto reciproco nonostante la prima sia ormai una ricca signora e la seconda una cortigiana; un rispetto che nasce dal comune sentimento sincero per Devdas ma anche dal cambiamento interiore di Chandramukhi, sublimato dall’amore inaspettato. Lo stile realistico dell’autore, la sua capacità di ritrarre la società indiana del suo tempo (Chattopadhyay, nato nel 1876 e morto nel 1938, visse a cavallo tra due secoli, tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento) con una sensibilità non comune, tanto quanto i temi affrontati, dalla condizione delle donne nella società indiana alle disparità di casta, mostrano verosimilmente i conflitti tra tradizione e modernità; la trasposizione cinematografica di Devdas ad opera di Sanjay Leela Bhansali accoglie in sé la profonda umanità ed empatia per i personaggi, oltreché la critica alle ingiustizie sociali, proprie dell’autore, eternizzandole sul grande schermo con una obiettività elegante e raffinata, facendone un dipinto multicolore incorniciato dalle coreografie e dalla musica di Bollywood e reso vivo e vibrante dall’interpretazione intensa e convincente di protagonisti e comprimari. Particolarmente degna di nota, la performance di Shah Rukh Khan, per efficacia interpretativa e capacità espressiva.

Quanto alla musica, in Devdas sono presenti nove canzoni, quasi tutte dall’elevato grado di romanticismo; i playback singer sono Shreya Ghoshal (Parvati), Kavita Krishnamurthy (Chandramukhi) e Udit Narayan (Devdas). Tra queste ricordiamo Silsila Ye Chaahat Ka, cantata da Paro prima dell’arrivo di Devdas, e racconta dell’amore rappresentato dal fuoco della candela che non si spegne mai; Bairi Piya, un duetto romantico di Devdas e Paro; Morey Piya, che si muove tra due scene diverse: da un lato, l’amore tra i due protagonisti, dall’altro la danza di Sumitra; Maar Dala vede invece protagonista Chandramukhi e la sua scommessa sull’arrivo di Devdas al bordello; in Dola Re Dola Paro e Chandramukhi trascinano in una coreografia corale un nutrito gruppo di giovani ragazze; infine, Chalak Chalak è una sorta di inno all’alcolismo cantato da un Devdas completamente ubriaco e dai suoi compagni di bevute.

Michela Aloisi

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