Fish & Chips International Erotic Film Festival 2017: presentazione

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Ghiaccio bollente

Mai come in questo periodo, che vede l’Italia e non solo stretti in un’implacabile morsa di ghiaccio, il desiderio di trovare un confortevole e caldo “giaciglio” dove sbrinare è davvero forte. Se nei giorni tra il 19 e il 22 gennaio avete intenzione di fare tappa in quel di Torino, allora il Cinema Massimo e le sue sale fanno al caso vostro. Lì potrete trovare rifugio dal freddo polare che ha investito il Bel Paese e soprattutto tornare ad alimentare i bollenti spiriti. A scaldare la quattro giorni piemontese del pubblico locale e di quello fuori porta, infatti, ci pensa per il secondo anno consecutivo il Fish & Chips International Erotic Film Festival, che CineClandestino vi racconterà ancora una volta in presa diretta con recensioni e approfondimenti sul campo.
A inaugurare l’edizione 2017 della kermesse voluta da Chiara Pellegrini, incentrata sul cinema erotico e alle sue diverse sfaccettature, un’autentica perla ripescata dal passato,  ossia il cult anime psichedelico e underground Belladonna of Sadness di Eiichi Yamamoto del 1973, presentato in anteprima nazionale nella versione restaurata in 4k. Liberamente ispirata al saggio «Satanismo e stregoneria» di Jules Michelet, questa avventura grafica mette in scena un universo straniante, con protagonista una tragica eroina che si ribella ai soprusi, in una Francia medievale popolata da demoni e spiriti, incarnando la liberazione sessuale femminile. Quella dedicata alla pellicola del cineasta nipponico è, però, solo una delle proiezioni speciali a figurare nel fitto e ricco palinsesto della seconda edizione del Fish & Chips. Sempre dal passato, nell’ambito dell’omaggio a Marilyn Chambers, arrivano due autentici pezzi di novanta che rispondono ai titoli di Rabid – Sete di sangue e Behind the Green Door. Il primo, firmato dal grande David Cronenberg nel 1977, non ha bisogno certo di presentazioni, mentre il secondo, co-diretto nel 1972 dagli statunitensi Artie e Jim Mitchell, è, insieme a Gola profonda, il film che rivoluzionò il cinema porno. Imperdibile e da (ri)scoprire anche La cintura, un dramma psicologico e osé tratto da un testo teatrale di Alberto Moravia, realizzato nel 1989 da Giuliana Gamba, vera e propria figura anomala del cinema erotico made in Italy, nonché prima regista hardcore del nostro Paese (suo Pornovideo del 1981, del quale verrà riproposto il trailer).
Ma non c’è festival senza competizioni, premi e giurie. Al festival torinese ce ne sono due, dove se ne vedranno di sicuro delle belle. Nella prima edizione, ad aggiudicarsi il riconoscimento per il miglior film della sezione lungometraggi, fu il documentario spagnolo Yes, We Fuck, scritto e diretto da Raúl de la Morena  e Antonio Centeno. Sicuramente la cinematografia iberica non potrà bissare la vittoria ottenuta l’anno scorso, perché tra gli undici titoli in corsa non ce n’è nessuno battente bandiera a strisce giallorosse. Nemmeno quella nostrana potrà ambire a salire sul gradino più alto del podio, raccogliendo così il testimone da Eva Braun di Simone Scafidi. Possibilità concrete ce le ha invece Francia con un trio molto assortito, seguito a ruota dall’Australia con due. La cinematografia francese può contare tra le sue fila su una serie di pellicole che lasceranno sicuramente il segno nelle platee di turno, a cominciare da Pagan Variations di Aj Dirtystein, un voluttuoso percorso iniziatico che si snoda tra rituali misterici, scenari panici e visioni mistiche e blasfeme, in cui la spinta liberatrice e lasciva di Jack Smith ci avvolge e si lega alla body art ed al paganesimo lisergico di Kenneth Anger e Alejandro Jodorowsky. Ad alzare ulteriormente la temperatura sino all’ebollizione ci pensa poi Feed: The Last Supper, carnevale perverso fatto di rapporti saffici, sedute di bondage e BDSM di produzione transalpina, che vede dietro la macchina da presa la leggendaria regista lesbo venezuelana Maria Beatty. Folle e straripante, ma dal tono decisamente più divertente è, invece, À la recherche de l’ultra-sex di Nicolas Charlet e Bruno Lavaine, un esilarante collage di scene tratte da film hard d’annata in cui, in un futuro prossimo, una non meglio precisata epidemia ha reso gli abitanti della Terra eccitati fino alla follia.
Piaceri forti trasudano anche dalla doppietta made in Australia composta dal quarto capitolo on the road della pornosaga Momentum e da The Bedroom. In Momentum Vol. 4, la regista Michelle Flynn, enfant prodige dell’hardcore australiano, ci accompagna in un’avventura nel deserto, sensuale e sognante, nel quale si intrecciano i cammini di viaggiatori e autostoppiste alla ricerca di incontri inattesi, tra amplessi nella natura e paesaggi unici. Mentre con il secondo, firmato da Anna Brownfield, si assiste a curioso (e forse unico) esempio di video saggio a luci rosse, spudoratamente voyeuristico e dall’impianto visivo pop. Restando oltreoceano, Stati Uniti e Argentina rispondono all’appello con i rispettivi documentari League of Exotic Dancers e Audaz se eleva. Da una parte, la cineasta di origini indiane Rama Rau ci trascina nell’arte del burlesque, tra piume, paillettes, fantasie sexy e coreografie provocanti; mentre dall’altra, la coppia sudamericana formata da Mariano Torres e Lisandro Leiva mette in quadro una ricognizione nel mondo del porno argentino, in bilico tra indagine storica e antropologica e sguardo indiscreto e curioso, con interviste ad addetti ai lavori, appassionati ed esperti, tra tabù, miti e pregiudizi duri a morire.
E chiudiamo la carrellata sui lungometraggi in concorso rimbalzando nuovamente nel Vecchio Continente, così da scoprire quali sono gli ultimi quattro titoli in gara. Dal Regno Unito arriva Hide and Seek di Joanna Coates, che vede due giovani coppie rinchiudersi in un cottage sperduto nella campagna britannica più lussureggiante, con lo scopo di sfidare la morale comune attraverso una serie di scambi di partner. Ma, come in una versione ribaltata del Teorema pasoliniano, l’inserimento di un quinto elemento, che mal si adegua all’anticonformismo di questo Eden privato, metterà in crisi il loro esperimento. Giovani coppie di oggi sono le protagoniste anche di Europe, She Loves, un documentario lucido e poetico di produzione tedesca ma diretto dal talento emergente del cinema svizzero Jan Gassmann, nelle cui vicende si intrecciano passione, sesso, amore, droga, figli, futuro e problemi quotidiani. Dal Nord Europa, per la precisione da Paesi Bassi e Svezia, sbarcano in quel di Torino Churchroad e Kim. Si tratta di un documentario che ci porta alla scoperta del Club Church, uno dei locali gay più noti di Amsterdam, a cui il regista Robin Vogel è stato introdotto dall’ex fidanzato; e di una pellicola di fiction ambientata nel mondo del BDSM, che ha come protagonista giovane artista svedese alle prese con la scultura della sua vita, un mastodontico ed intricato reticolo di nastro adesivo lungo 3000 metri.
E non è da meno la selezione dei cortometraggi ammessi alla competizione dedicata alle produzioni breve, che in questa edizione avrà come protagonisti trentadue lavori provenienti dalle diverse latitudini. Vista l’abbondanza ci limiteremo solo a citarne qualcuno, a cominciare dal breve ma shoccante La colombiana, in cui il regista spagnolo Ibai Vigil-Escalera racconta la discesa agli inferi, reale e metaforica, di un ragazzo in drag che assiste a pratiche di sesso estremo in un sinistro dungeon per soli uomini, tra fruste, giacche di pelle, corpi nudi e tatuati, dove il sangue non rappresenta un limite. Meritevole di una segnalazione anche Memories of a Machine di Shailaja Padindala, che raccoglie le confessioni di una ragazza indiana in una camera da letto davanti ad una videocamera: la sua prima volta, il rapporto con il sesso e la femminilità in una società tradizionalista, descritti con disarmante e irresistibile schiettezza. Per chiudere in bellezza con Spunk, un videocollage sperimentale in cui il sesso si fonde con l’immagine digitale e il cruising online, diretto da Antonio Da Silva, giovane regista portoghese di stanza a Londra e che da anni scandaglia il rapporto tra mondo gay e contemporaneità.
Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti e nel vero senso della parola. E se le immagini non fossero sufficienti a saziare gli appetiti, per coloro che volessero approfondire la materia in programma ci sono tutta una serie di interessantissimi appuntamenti collaterali, con incontri, dibattitti e mostre. Non vi resta che affrontare il gelo delle giornate piemontesi e raggiungere il cinema Massimo, oppure seguire la quattro giorni del Fish & Chips 2017 sulle nostre pagine.

Francesco Del Grosso

Riepilogo recensioni per sezione del Fish & Chips International Erotic Film Festival 2017

Apertura

Belladonna of Sadness di Eiichi Yamamoto

Concorso Lungometraggi

Pagan Variations di A. J. Dirtystein

Hide and Seek di Joanna Coates

Churchroad di Robin Vogel

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